In Puglia riesplode la febbre di rock. I mitici Deep Purple – dopo il concerto di tre anni fa ad Andria – tornano ad esibirsi per «Estate ostunese», martedì 27 alle 21.30 al Foro Boario di Ostuni, concerto organizzato dal Comune in collaborazione con Delta Concerti.

Quarant’anni di carriera avendo all’attivo, tra le diverse formazioni, 84 album tra dischi registrati in studio, in concerto e raccolte, 18 video ufficiali e 14 singoli tutti piazzati ai vertici delle classifiche di tutto il mondo e, soprattutto, un sound unico e irripetibile fatto di riff icona del rock come quello di «Smoke on the water».

La mitica formazione inglese ha influenzato non solo il periodo florido della produzione rock degli Anni ‘70, ma anche buona parte dei decenni successivi.

A salire sul palco saranno tre storici componenti della formazione: Ian Gillan (voce), Ian Paice (batteria) e Roger Glover (basso). Completano la band due musicisti altrettanto noti: il chitarrista Steve Morse, che ha collaborato con alcuni dei più grandi musicisti al mondo (John McLaughlin, Eddie Van Halen, Jaco Pastorius, Steve Vai, Joe Satriani) e il tastierista Don Airey (Rainbow, Black Sabbath e Ozzy Osbourne).

«Il rock è sempre stato la mia vita – afferma con orgoglio Gillan – ho imparato a vivere con lui sin da piccolo e credo sia l’unica emozione che ho sempre con me. Oggi, invece, la musica è molto più legata all’economia rispetto ad allora, per questo la vedo lontana da me, anche se continuo a guardala con grande rispetto».

Eppure, in passato i Deep Purple sono stati considerati inferiori rispetto ad altri gruppi dello stesso genere, ma oggi critica e pubblico sono pressoché concordi nel rivalutare la loro significativa presenza nell’Olimpo del rock. Sono stati i primi a portare di fronte al pubblico di massa del rock un virtuosismo e una capacità di pulizia tecnica che a suo tempo hanno rappresentato una delle più importanti evoluzioni. Alla genialità e all’abilità tecnica dei musicisti si deve, infatti, l’unione di approccio e sonorità classiche al tempo e a ritmi tipici del blues e del rock and roll.

Nella loro interminabile carriera artistica, partendo dal rock, hanno attraversato tutte le evoluzioni di questo genere musicale: dal progressive, passando per il rock sinfonico alle indimenticabili soul-blues ballad, fino a gettare le basi al primordiale heavy metal.

«In quel periodo pensavamo alla nostra musica e alle possibili innovazioni – ricorda Gillan-, ma allo stesso tempo la guerra fredda che opponeva Russia e America ci metteva di fronte a un terribile pensiero: la distruzione. Comunque, la cultura di ogni tempo riflette ciò che accade intorno e in quegli anni è stato così anche per la musica».

Proseguendo l’elenco delle sperimentazioni della band, è difficile dimenticare gli inserimenti di elementi di musica classica e funk grazie al contributo del geniale J. Lord, il primo a collegare la sua tastiera Hammond a un amplificatore per chitarra come il Marshall. E poi, la potenza vocale di Gillan misurata in decibel durante i celebri acuti della canzone «Child in Time», con un testo schierato contro la guerra. Si racconta che, al momento dell’acuto più alto, i decibel che generò (insieme all’amplificazione) siano stati paragonati a quelli che avrebbe generato un aereo in partenza. «Ho iniziato a vent’anni – conclude Gillan- mi veniva quasi naturale andare così in alto con le note. Col tempo la voce è anche diventata più consistente».