Gli ingegneri Vito Mastroserio, Dir. Settore Urbanistica, e Custode Amato, Dir. Settore Edilizia Privata, rispondono al signor Antonio Novelli e all’ avv. Rosa Mennuni, che, nello scorso giugno, chiedevano agli uffici comunali spiegazioni circa la loro attività svolta in merito al suolo dell’ex Poligono di via Tiro a Segno; i due sostenevano la falsità del certificato stesso,  per la mancata indicazione dei vincoli di natura storica, artistica ed ambientale nel documento in questione. Mennuni e Novelli, altresì, affermavano che l’Attestato Num. 12390 del 23 aprile 2010, rilasciato dal Comune, proprio in quanto riportante l’indicazione dei vincoli assenti nel certificato del 2007, testimoniava l’irregolarità del certificato 159/2007.

Questa la risposta degli uffici: «Il certificato di destinazione urbanistica n.159 rilasciato il 21 febbraio 2007 dal Comune di Cerignola al Demanio militare, riguardante l’ex Poligono di via Tiro a Segno, non è falso, in quanto riporta pedissequamente le indicazioni del vigente Piano regolatore generale».

Anche il consigliere de “La Cicogna” Franco Metta ha recentemente depositato alla Procura della Repubblica di Foggia l’esposto di Mennuni e Novelli, parlando di «una storiaccia di certificati di destinazione urbanistica di discutibile autenticità». Giannatempo replica duramente a Metta: «Non solo il consigliere Metta è stato sbugiardato su Santa Barbara, c’è poi anche il documento di Mastroserio ed Amato a confermare la sua ignoranza amministrativa condita da malafede».

I Dirigenti Comunali fanno chiarezza in una nota inviata all’Amministrazione comunale, ai soggetti interessati, alla Procura della Repubblica ed alla Prefettura di Foggia: «Mentre l’attestato dell’aprile 2010 non può considerarsi un certificato di destinazione urbanistica, come invece sostenuto da Mennuni e Novelli, in quanto non rilasciato ai sensi dell’articolo 30 del Dpr 380/2001, di contro il certificato n.159 del 2007 è stato rilasciato sulla base della destinazione urbanistica degli immobili rinveniente dalle tavole di Prg, (zona agricola E e fascia di rispetto stradale con indicazione delle relative possibilità edificatorie) e “facendo salve le prescrizioni di cui ai Titoli IV e V”  derivanti proprio da eventuale presenza di vincoli. In definitiva, il certificato non può ritenersi falso perché rispetta la destinazione urbanistica indicata dal Piano regolatore vigente. Il certificato – poi – è stato redatto secondo un modello utilizzato da diversi anni, basandosi sul fatto che lo stesso deve contenere le prescrizioni urbanistiche riguardanti l’area interessata e, dunque, gli elementi essenziali utili alla qualificazione urbanistica del bene immobile e non anche prescrizioni di altra natura a cui lo stesso bene  può essere sottoposto. Con la delibera della Giunta comunale 62 del 19 febbraio 2009, infatti, viene disciplinata la fattispecie, essendo previsto il pagamento raddoppiato dei diritti di segreteria per il rilascio del certificato di destinazione urbanistica contenente, su richiesta dell’interessato, anche l’esplicitazione di eventuali vincoli». Poichè poi il Demanio militare optava per il coinvolgimento del Ministero per i Beni culturali, incaricato di valutare la sussistenza dell’interesse storico ed artistico dell’Ex Poligono. «Non poteva quindi – affermano i tecnici – un certificato di destinazione urbanistica rilasciato da questo Comune, avere valenza tale da determinare l’alienabilità o meno del bene immobile e quindi la legittimità dell’atto di alienazione.  Questa, infatti, dipende esclusivamente dal rispetto delle procedure di legge seguite dal Demanio Militare la cui  regolarità non compete verificare a questo Comune».

Non esiste in definitiva incongruenza tra il certificato n. 159 del 2007 e l’Attestato 12390 del 2010, in quanto il primo attiene alla destinazione urbanistica ex art.30 del Dpr 380/2001, il secondo riguarda i vincoli di altra natura a cui il bene stesso è sottoposto. Il seguito di tutto ciò dipende dal parere della Soprintendenza archeologica della Puglia.

E non manca la polemica.

Metta polemizza, anche pubblicamente in Consiglio Comunale, con gli uffici “del terzo piano”. Mastroserio e Amato si riservano di agire per vie legali nei confronti di coloro che hanno reso affermazioni diffamatorie ed insinuazioni. Decosmo: «La mia solidarietà ai dirigenti, ai funzionari e collaboratori dell’Ufficio Tecnico. Sono sicuro dell’operato cristallino, responsabile e professionale, di queste persone nella vicenda in questione, così come conosco bene il loro proverbiale senso del dovere, che nessuna bassa insinuazione o strumentalizzazione politica può minimamente intaccare. Troppo spesso e ingiustamente fatte oggetto di critiche e valutazioni errate da parte dell’opinione pubblica, anche questa volta dimostreranno la loro completa estraneità a qualsiasi attività illegale».

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