Se io sono Clandestino…allora tutti siamo Clandestini“. Sono queste le parole dette in conclusione di dibattito, ieri sera, da un ragazzo di colore accorso per la chiusura dei lavori nell’auletta consiliare per portare la sua testimonianza di straniero in terra straniera. Un tema molto forte, quello affrontato dalla manifestazione Clandestino Day, svoltasi ieri a Cerignola, come in tutta Italia, e promossa dall’Associazione Carta, alla quale hanno aderito molte Associazioni Culturali della nostra città e anche il Pd (il quale era presente, inoltre, al rione Macello per un incontro con i cittadini. Un buon segno di ripresa dei rapporti la cittadinanza). L’intercultura, tema sempre scottante per i popoli occidentali, ieri è stata ridotta ai minimi termini dagli addetti ai lavori, per comprendere meglio il senso e l’importanza di tale accezione. Oggi se parli di repressione verso gli immigrati clandestini, nelle campagne elettorali dei nostri paesi, vinci le elezioni.

L’evento ha visto, in apertura alle ore 17.00 circa, nella villa comunale, un triangolare di calcetto nel quale si sono “scontrati” (sportivamente parlando) alcuni ragazzi delle Associazioni di Cerignola con i ragazzi della Cooperativa di Padre Arcangelo Maira. Intorno alle ore 20.00 ci si è spostati tutti nell’aula comunale per dare il via al dibattito. Moderatore della serata Stefano Campese de “il Quotidiano di Foggia”. Relatori Padre Arcangelo Maira, responsabile della “Fondazione Migrantes” di Manfredonia, Domenico Lamarca, presidente della “Cooperativa Arcobaleno” di Foggia e responsabile del centro “Interculturale Baobab e Albergo diffuso”, Vincenzo Colucci, operatore sociale della “Fabbrica di Nichi Cerignola”, e Pietro Fragasso rappresentante di “Libera-Cerignola”.

Molti sono stati gli spunti d’interesse collettivo e le affermazioni sulle quali riflettere. Proprio Padre Arcangelo, riportando la sua esperienza di vita, ha ricordato come sia importante, nel processo d’integrazione sociale, «formare un ambiente di condivisione della duplice cultura, di accoglienza e integrazione nel rispetto l’uno dell’altro. Solo allora vivremo serenamente in questo paese e, crescendo come adulti, potremmo anche avere una partecipazione politica». Il senso del Clandestino, riporta inevitabilmente alla questione dell’integrazione e al rispetto della cultura, qualsiasi essa sia. Domenico Lamarca nel suo intervento rimarca il problema del minore ricordando che «il minore straniero è ancor più che una finestra. A livello scolastico siamo ancora molto indietro, non comprendendo la capacità di essere un ponte, propria di queste persone». Il ponte in questione è quello che dovrebbe nascere tra le culture e che purtroppo oggi fatica enormemente a solidificarsi. Sembra quasi che il cemento di tale struttura sia sempre continuamente bagnato e non sia permesso allo stesso di indurirsi. Vincenzo Colucci, riprendendo il tema del minore, denuncia come le istituzioni non siano nemmeno a conoscenza della presenza di “stranieri” nelle scuole della Capitanata. Con riferimento a quanto già detto dagli altri, aggiunge che, nel processo di integrazione culturale, «l’idea è quella di sostituire alcuni termini come rom, clandestino, per evitare le etichette. Solo così riusciremo a comprendere l’importanza di queste persone per la nostra società». Inoltre, ricorda il messaggio del Governatore Vendola, impossibilitato a partecipare all’evento, il quale ha rimarcato il concetto che in Puglia «nessuno è clandestino». Termina Pietro Fragasso che, partendo da una sua personale esperienza del 1999, ricorda a tutti come «è cambiata l’accezione di clandestino nel tempo e purtroppo in peggio. Ho,col mio  esempio, dimostrato come esista il caporalato nel lavoro agricolo. Oggi non esistono più razze  ma persone con forti condivisioni».

In conclusione il moderatore ricorda l’importanza dell’integrazione culturale alla luce dei recenti fatti di cronaca e invita il ragazzo di colore a portare a tutti la sua esperienza, come sopra citato. Dopo i ringraziamenti di rito, si è passati alla proiezione del film-documentario “Il sangue verde” di A. Segre, il quale è riuscito a coniugare l’esperienza del passato con il triste attuale. Si tratta degli eventi, noti alle cronache, della cittadina di Rosarno e di come i media abbiano confuso e meticciato la notizia. Scene toccanti e testimonianze vive negli occhi di chi ha guardato in religioso silenzio l’intero film, con un applauso finale dal sapore amaro, forse perchè coscienti che molto ci sia ancora da fare. Infine, è bello porre l’accento sulla partecipazione cospicua di gente all’evento, e quasi tutti ragazzi sotto i trent’anni. Forse per la prima volta i giovani a Cerignola hanno dimostrato e insegnato ai più grandi il rispetto per la vita.

CONDIVIDI