Il casco integrale sempre calato sul volto, anche quando scendeva dalla sua potente Suzuki. Un trucco studiato appositamente per non farsi riconoscere dai carabinieri che lo cercavano da un anno. Ma, ieri, a tradirlo, è stata la sua corporatura robusta: finisce in carcere Giuseppe Traversi 27enne latitante, catturato nelle vicinanze di un’autorimessa alla periferia di San Ferdinando di Puglia dopo un breve tentativo di fuga. L’uomo era riuscito a sfuggire alla maxi-retata del settembre 2009 denominata ‘Operazione Pavone’, condotta dal ROS di Milano, nella quale erano finite in manette 75 persone la maggior parte del capoluogo lombardo, affiliate alla criminalità organizzata cerignolana e ad un clan di Secondigliano. Traversi è destinatario anche di un’altra ordinanza di custodia cautelare firmata il 12 luglio scorso dal Gip di Foggia nell’ambito dell’operazione “Monte Bianco”, blitz che ha posto fine ad un’intensa attività di spaccio di cocaina tra Cerignola, San Ferdinando di Puglia e Margherita di Savoia. Nel primo caso, l’operazione “Pavone”, mise in evidenza, un traffico internazionale di droga gestito da Gerardo Gadaleta un cerignolano trapiantato a Milano: hashish che veniva importata dal Marocco; cocaina, invece, dalla Spagna. Droga che, una volta giunta in Italia, veniva poi spartita tra i vari clan malavitosi del capoluogo lombardo, del napoletano e del cerignolano. In questo si inseriva Giuseppe Traversi: era lui il corriere del gruppo ofantino, gruppo al cui vertice c’era il padre, Nicola Traversi, detto “Tarallo” ex latitante inserito nel clan “Piarulli-Ferraro” e condannato per mafia dalla Suprema Corte nel 2000, a 10 anni di reclusione. Dal ruolo di corriere a quello di pusher, invece, nell’operazione “Monte Bianco”. Nel corso delle indagini, durate circa un anno dal 2006 al 2007, gli inquirenti hanno contestato a Traversi 1400 episodi di spaccio. In un’unica giornata era riuscito a piazzare 20 dosi di cocaina a 20 diversi assuntori. (da teleradioerre)