Una interrogazione consiliare agli assessori ad Ambiente e Attività Produttive, per conoscere i tempi per la pulizia della Zona Industriale e soprattutto per la riassegnazione dei lotti inutilizzati dai privati. Il Consigliere comunale del Popolo della Libertà, Gianvito Casarella, torna ora, dai banchi della maggioranza, a continuare un discorso già intrapreso nel quinquennio precedente, quando sedeva all’opposizione.“La Zona industriale è una risorsa inestimabile per lo sviluppo di Cerignola – esordisce Casarella – .  Convinti che sia un patrimonio, occorre tutelarla a dovere”. La questione sollevata dal 32enne consigliere di destra riguarda “alcune aree degradate, abbandonate”. La situazione peggiore resta “da mesi – osserva Casarella – quella dell’ultima rotatoria in direzione Manfredonia. Che poi è quella più vicina all’Interporto ed è la prima che incontrano gli avventori provenienti dalla via del mare”.In quell’area, la strada è letteralmente interrotta da un cumulo di immondizia di svariata origine, con topi e animali che si assiepano nei pressi. “Tanto più grave appare il quadro – avverte il consigliere Pdl – , pensando che a pochi metri sussistono insediamenti produttivi che si occupano di trasformazione di prodotti agricoli. Quindi, si tratta di ambienti che dovrebbero poter assicurare massima pulizia e igiene, trattando alimenti”. E invece lì corrono anche grossi roditori. L’interrogazione protocollata lo scorso 5 novembre sarà discussa domani nel corso del Consiglio comunale, e mira a far chiarezza su “quale intervento urgente abbia in animo l’amministrazione per sanare una situazione simile”. A tal proposito si chiede, nello stesso atto consiliare, “se esiste una mappatura delle concessioni rilasciate negli anni per gli insediamenti produttivi, così da cogliere il dato di ciò che poi è effettivamente accaduto, per gli insediamenti”. Semplicemente girando le vie della Zona industriale, prima ancora che consultando gli atti a riguardo, “si rileva – fa presente Casarella – che esistano diverse aree non utilizzate, sebbene concesse nelle varie fasi”. Le normative a riguardo stabiliscono la possibilità di ritirare ai concessionari l’autorizzazione. “In situazioni di inutilizzo – conclude Casarella – il fine dell’amministrazione deve essere  quello di riassegnare i suoli a nuovi richiedenti, realmente intenzionati a sviluppare attività che creino sviluppo”.