“Sull’inceneritore, andiamo fino in fondo, dopo 10 anni di chiacchiere e false prese di posizione”. L’assessore all’Ambiente del Comune di Cerignola, Stefano Palladino, annuncia fiducioso il ricorso presentato lo scorso 11 febbraio al Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, attraverso la consulenza dell’avvocato Tommaso Esposito. Due i punti cruciali della richiesta di sospensiva dei lavori: il territorio non è stato coinvolto, e le autorizzazioni risultano carenti e poco rispettose delle normative.

Con un giorno di anticipo sulla scadenza, Cerignola si rivolge dunque al Presidente della Repubblica, per fermare la costruzione della struttura da parte della Eta Spa del Gruppo Marcegaglia, in territorio di Manfredonia, ma a immediato ridosso di Borgo Tressanti.

“Il comune di Cerignola – spiega l’assessore all’Ambiente – ha sempre ed in ogni sede espresso il proprio parere negativo alla realizzazione dell’impianto di produzione di energia elettrica da cdr (combustibile derivato da rifiuti), vigilando che fossero rispettate tutte le normative nazionali ed europee. Per tanti anni però il problema è stato solo sfiorato, mentre ora, con questo ricorso, dalle parole siamo realmente passati ai fatti. E non ci fermeremo: intendiamo far piena luce su tutti i rischi per il comprensorio, legati alla costruzione di un inceneritore progettato oltre 10 anni fa”.

La valutazione sui pericoli, stando al ricorso di Esposito, non sarebbe stata formulata adeguatamente dall’Eta, così, le successive autorizzazioni violerebbero il principio del “giusto procedimento”.

Quando nella primavera 2007 il Gruppo Marcegaglia ha depositato un primo Studio di Impatto Ambientale, si è riservata numerose ulteriori integrazioni, prima di incassare a maggioranza l’Autorizzazione Integrata Ambientale, dalla Conferenza dei Servizi del 15 aprile 2010.

In quella circostanza, l’Eta si impegnò alla trasmissione del Piano di Monitoraggio e Controllo adeguato a tutte le prescrizioni richiamate, della planimetria con i punti di emissione, della tabella aggiornata recante lo stato di adeguamento alle bat entro 7 giorni. L’Arpa, poi, nei successivi 5 giorni, avrebbe dovuto esprimere parere favorevole. “Il via libera venne rilasciato senza un Piano di Monitoraggio e Controllo idoneo”, tuona il consigliere comunale più attivo nella vicenda, Savino Laguardia. L’istruttoria, infatti, ha seguito una strada difforme dalle prescrizioni: “La società proponente – aggiunge Laguardia – ha presentato il nuovo Piano di Monitoraggio e Controllo solo il 25 giugno, cioè ad oltre 2 mesi dal 15 aprile, quindi ben oltre il decorso di 5 giorni previsto dalla Conferenza dei Servizi. Il parere Arpa Puglia, poi, non è giunto nei giorni successivi, ma il 13 luglio. Su cosa è basato, allora, il parere favorevole dell’Arpa alla Conferenza dei Servizi del 15 aprile, 3 mesi prima dei documenti?”.

Il Comune di Cerignola, peraltro, ha ricevuto i documenti a giochi fatti, soltanto il 14 settembre 2010, senza poter più presentare le proprie eventuali osservazioni.

Ed è proprio sul ruolo del tavolo tecnico che l’assessore Palladino focalizza l’attenzione: una direttiva europea, la 855/337/Cee, include nel “pubblico interesse” gli enti che subiscono o possono subire gli effetti di procedure decisionali in materia ambientale. “Il concetto di interesse del territorio – osserva Palladino – va al di là della competenza giuridica sul territorio stesso, se ad essere inficiato è il bene dell’ambiente circostante. Per queste ragioni è stata opportuna e tempestiva la richiesta dell’Unione dei Reali Siti, che lo scorso 3 febbraio ha chiesto ufficialmente la riapertura della Conferenza dei Servizi, rivendicando l’oggettivo interesse da parte di Orta Nova, Carapelle, Ordona, Stornara e Stornarella, così come di Cerignola”.

  • Giupy

    Mancato coinvolgimento del territorio e autorizzazioni carenti e poco rispettose delle normative?
    Scusate, ma ci voleva tanto?
    Si doveva arrivare all’ultimo momento utile per presentare ricorso?
    Se ci andiamo a riascoltare gli interventi alla radio, ai comizi e sui giornali l’avv. Metta e Antonio Lionetti non parlavano proprio di queste motivazioni che potevano essere portate a sostegno del ricorso per provare a bloccare la realizzazione dell’ecomostro?
    La storia è sempre la stessa.
    Si blatera di opposizione costruttiva, ma quando le proposte arrivano da La Cicogna gli amministratori della città fanno finta di non sentirle o trovano il modo per contestarle.
    Chissà perchè sono restii ad ammettere che da La Cicogna è arrivata un utile e costruttiva proposta.
    Poi, dopo un pò di tempo, in alcuni casi, fanno ciò che gli era stato proposto, stando bene attenti a farla passare per una loro iniziativa.
    Questo dell’inceneritore è un esempio.
    Rammento all’assessore Palladino che a Luglio aveva affermato che c’erano tutte le autorizzazioni per la costruzione dell’inceneritore e che non si poteva fare più nulla, contrariamente a quanto i Mettiani sostenevano.
    Oggi l’assessore è fiducioso nell’esito del ricorso.
    Roba da matti!!!!!!

  • patrizio maggio

    ma il ricorso non e’ a Napolitano……spiegateglielo.