Quanto successo durante il consiglio comunale è il risultato della “POLITICA DEL CONTENTINO” messa in piedi da Giannatempo, che oggi può solo prendere atto di non avere più la maggioranza in consiglio comunale,  trarre le dovute conclusioni  e dare le DIMISSIONI (cosa che lui stesso ha dichiarato ad alcuni organi di stampa in settimana, avrebbe fatto se non si fossero presentati i consiglieri dissidenti del centrodestra). In neanche un anno di governo, il sindaco ha impiegato tre mesi per fare la giunta, cinque per perdere un assessore e nove per perdere cinque pezzi in consiglio comunale; l’unico dato: l’assoluto vuoto amministrativo, caratterizzato dalla corsa affaristica di qualcuno che ha scambiato il comune per il Monopoly. Si è oggi consumata, nell’aula consiliare, una pagina mesta per la politica cerignolana; con il centrodestra in minoranza e non in grado di assumersi la responsabilità politica per approvare i punti all’ordine del giorno, con il sindaco lontano dall’aula consiliare, sostituito dal vice sindaco Ruocco che  ha avuto il coraggio di invitare a un atteggiamento responsabile il PD, sicuramente incolpevole dell’assenza dei consiglieri dissidenti, ribattezzati dall’assessore Pece i “Fantastici 4”. Del resto, invece di  tardivi richiami al senso di responsabilità, il sindaco  avrebbe dovuto chiedere tempestivamente il supporto  delle opposizioni, invece di tentare  l’ impossibile. Il partito democratico  non poteva che tenere l’unica  condotta  idonea: allontanarsi dall’aula, evidenziando l’ennesimo fallimento politico del giannatempismo. Chi, a questo punto, si deve assumere le proprie responsabilità è solo lei Sindaco, vittima della sua stessa politica, fatta  di lotte  intestine, lontane  dal perseguimento del bene per e della collettività. Questa volta, però, per il bene di Cerignola, non faccia il tira e molla che ha segnato la sua prima, deprimente, esperienza amministrativa, non faccia perdere altro tempo a questa città; se non è in grado di portare avanti questa amministrazione, riconosca il suo fallimento: avrà, così, il sostegno morale e umano del Partito Democratico ma non quello politico, perché la nostra responsabilità politica, non è quella di gettare un salvagente a chi ha fatto affondare la nave, bensì proprio evitare che si perduri nell’ incapacità e nel perseguimento di meri interessi personali.