ExOpera si è aperta. Facendo quello che in molti, in parte gratuitamente, la accusavano di non avere ancora fatto. ‘ExOpera incontra la città’ è stato il nome dato all’iniziativa che domenica sera, proprio presso i locali di quella che fu l’ Opera Pia di Monte Fornari, ha visto protagonisti alcuni dei responsabili dell’ avventura targata ‘Bollenti Spiriti’ e supportata in parte anche dal Comune. Rosario Didonna, Alberto Camporeale ed Antonio Pedone hanno, infatti, nella sala dedicata a Nucci Ladogana, guardato in faccia, forse per la prima volta, il mondo dell’associazionismo cerignolano. Un ‘piccolo mondo’, verrebbe da dire, alla luce dell’esigua presenza delle realtà territoriali. Il tutto a dispetto di albi comunali che dipingono Cerignola come oasi del terziario, della cooperazione e dell’associazionismo. Ma tant’è… a parte ‘La meglio gioventù’, ‘Oltre Babele’ e qualche storico operatore culturale il ‘richiamo della foresta’ per l’associazionismo cerignolano è stato raccolto dai pochi superstiti presenti in sala. Obbiettivo della chiacchierata è stato quello di chiarire le possibilità di usufruire di ExOpera, i criteri di accesso alla stessa e in ultima analisi la necessità di stilare una programmazione degli eventi. «Tanta confusione è stata fatta sui criteri e sulle modalità d’accesso alla nostra struttura – ha esordito Pedone, responsabile comunicazione del consorzio di associazioni -. Sarebbe il caso, una volta per tutte, di chiarire come chi gestisce ExOpera sarebbe ben lieto di assicurare spazi gratuiti a tutte le iniziative che vengono proposte. Nei limiti del possibile questo sarà fatto. L’importante sarà valutare iniziativa per iniziativa, rispettando la discrezionalità dei sottoscritti nel selezionare le iniziative più meritevoli e ricordando però che noi per sopravvivere abbiamo bisogno anche di fare introiti». Introiti che da statuto dovrebbero essere assicurati da quel caffè letterario ad oggi ancora chiuso ma in prossimità di riaprire i battenti una volta superato l’ostacolo ‘agibilità’ e quello ‘prezziario’ che comunque, dopo mille polemiche, oggi fa bella mostra di se all’ingresso del locale stesso. «L’ obbiettivo è far continuare a vivere ExOpera – osserva Didonna – senza trovarsi tra due, tre anni a dover chiudere per impossibilità a sostenere i costi come purtroppo è avvenuto in altri posti come questo». Commistione tra pubblico e privato: è tutta qui la sfida di ExOpera, che deve riuscire a restare in equilibrio tra le esigenze di mercato e quella vocazione alla fruizione pubblica e gratuita della cultura che la distingue da un normale locale che fa intrattenimento. ‘Luogo dato al pubblico’, appunto, con la possibilità per le associazioni di collaborare fattivamente con la struttura, proporre progetti ed aspettare (nei limiti del possibile) la valutazione degli stessi da parte della direzione artistica. Un punto su cui Antonio Pedone è molto chiaro: «Non possiamo buttare dentro al calderone tutti e tutto – osserva -. Perderebbe di valore l’intero spazio ed anche le iniziative dei proponenti che si vedrebbero le loro proposte tutte giudicate in egual misura. Purtroppo, o per fortuna, un’attività di screaming da parte nostra si rende necessaria». Screaming che invece non sarà necessario nel caso di 15 iniziative (ad oggi ne sono rimaste 12) che il Comune di Cerignola ha la possibilità di dirottare proprio nei locali di ExOpera e che esulano dalla attività valutativa dei gestori dell’ ex convento. L’esempio più recente di iniziativa approvata dal Comune ma svoltasi ad ExOpera è stato il convegno sulle foibe organizzato dal movimento ‘Giovane Italia’. In tutta questa calendarizzazione, in cui la priorità sarà data nei limiti del possibile agli spazi gratuiti e quindi alla creazione di vere e proprie partnership tra la singola associazione proponente ed ExOpera, sarà comunque possibile organizzare incontri od eventi pagando in sostanza l’affitto di una stanza ed il servizio necessario per allestirla. Tu chiamala se vuoi ‘commistione tra pubblico e privato’…

Stefano Campese (Quotidiano di Foggia 15.03.2011)

1 COMMENTO

  1. Complimenti per il neologismo 😉 Screaming ci sta tutto per definire la modalità in cui la maggior parte di noi vive la realtà italiana.

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