Circa 600 metri di cavi Telecom, per un peso complessivo di 5 quintali ed un valore commerciale di 6.000 euro, sono stati recuperati dai carabineri della stazione di Ascoli Satriano che, la scorsa notte, hanno arrestato 5 cittadini neocomunitari con l’accusa per concorso in ricettazione e possesso ingiustificato di chiavi, grimaldelli e strumenti atti allo scasso. Lo scorso 22 marzo, in tarda serata, una pattuglia dei carabinieri aveva notato, nelle vicinanze di un podere abbandonato conosciuto come “Masseria Il Pidocchio”, in agro di Ascoli Satriano, una vettura sospetta – una vecchia Ford Fiesta rossa, con targa ucraina – con a bordo 5 uomini. Alla vista dei militari, l’auto ha tentato la fuga, dileguandosi tra i campi, ma è stata fermata 500 metri dopo, in prossimità della strada provinciale Candela – Cerignola. Identificati i 5 uomini – di età compresa tra i 31 ed i 21 anni, alcuni dei quali già con precedenti a proprio carico – i militari hanno perquisito l’auto, trovando all’interno bagagliaio guanti in gomma tecnica isolante, tenaglie, cesoie, forbici, coltelli di varie dimensioni e diversi altri attrezzi idonei a recidere gomma e metallo. Raggiunti da un’altra pattuglia, i militari hanno proseguito l’attività perlustrando la zona circostante. Proprio all’interno della masseria “Il Pidocchio” (un vecchio rudere in pietra abbandonato e pericolante), i carabinieri hanno trovato 600 metri di cavo telefonico in rame, di due dimensioni diverse, già arrotolato e accatastato. All’interno del locale, adibito ad “altoforno artigianale”, vi erano sparsi ovunque tracce di gomma bruciata, guaina e metallo, residui di precedenti bruciature di rame. I cavi così recuperati sono stati restituiti ai responsabili della Telecom, che li hanno riconosciuti come i cavi asportati di recente dalla linea telefonica della vicina località “Monte del Fico”. L’attività dei carabinieri di Ascoli Satriano rientra nell’ambito dei servizi mirati al controllo del territorio predisposti dalla compagnia di Cerignola, le cui campagne sono da tempo prese di mira da bande malavitose, spesso composte da cittadini neocomunitari, il cui unico scopo è quello di asportare i cavi dalle palificazioni delle linee di telecomunicazioni o delle reti elettriche per ricavarne l’anima in rame, “l’oro rosso”. Il fenomeno è particolarmente grave ed insidioso se si tiene conto del fatto che l’asportazione di tali cavi, oltre a gravose perdite per le società che gestiscono le reti, comporta l’isolamento di intere frazioni o l’isolamento telefonico ed elettrico di estese aree urbane con comprensibili disagi e disservizi per la popolazione. Nell’ultimo anno nella sola provincia di Foggia sono stati denunciati 349 furti di rame. Complessivamente, i carabinieri del Comando Provinciale di Foggia hanno arrestato 30 persone, mentre 4 sono state denunciate a piede libero; le matasse di rame  recuperate hanno un peso complessivo di 1.700 Kg. Con questi dati, la provincia di Foggia si attesta al primo posto nella disonorevole classifica dei furti di rame effettuati nel Sud Italia che, nello stesso periodo di riferimento, conta 819 furti di cavi in rame: in termini di lunghezza, una tratta di di 720 km.