Il consigliere comunale Franco Conte, presidente della Consulta per la Cultura, torna sulla denuncia di alcuni giorni fa di Franco Metta, il quale si mostrava preoccupato per le sorti di alcune opere culturali abbandonate o disperse. Conte analizza questi beni avanzando alcune proposte per il loro recupero e  per il ritorno alla fruizione da parte dei cittadini. Di seguito la nota giunta in redazione.

La scorsa settimana, La Gazzetta del Mezzogiorno, ha divulgato la notizia della scomparsa di una lapide collocata sulla facciata dell’opera Monte Fornari, recentemente restaurata e del dipinto, epoca ‘700, raffigurante Pasquale Fornari. E’ stato il “Comitato per la salvaguardia del Piano delle Fosse” a dare recentemente l’allarme, ma in effetti, come alcuni componenti del Comitato ben sanno, la scomparsa risale ad alcuni anni or sono. La lapide si staccò dalla parete e cadde a pezzi, il quadro era custodito nei piani superiori dell’ex monastero. Aggiungo che, sempre alcuni anni fa, l’Associazione Daunia Sud donò tutti i manufatti del Museo della civiltà contadina, allora ospitato nei seminterrati del Palazzo Pavoncelli, all’amministrazione comunale, senza redigere né un inventario e né sottoscrivere un atto di donazione. Il sottoscritto, non appena insediata la nuova amministrazione, insieme al sindaco e ai dirigenti ha effettuato un sopralluogo,  constatando la presenza dei tanti reperti agricoli ammassati, disordinatamente, in appositi espositori che serviranno per l’allestimento del museo. Nessuno si è mai preoccupato di custodirli, chiudendo a chiave le stanze e sigillando gli espositori. Ma bando alle polemiche. Non appena sarà possibile, avvieremo l’inventario e la sistemazione dei manufatti, e speriamo che dall’ammasso venga fuori il quadro e possibilmente qualche pezzo della lapide. In caso negativo, procederemo a sporgere denunzia ai Carabinieri del Nucleo Patrimonio Artistico. Di conseguenza non ci resta che commissionare un’altra lapide e un altro dipinto che comunque non avranno lo stesso valore storico ma serviranno a testimoniare la storia locale. Per quanto riguarda gli altri beni elencati nell’articolo, sin dai primi anni Novanta, più volte è stato evidenziato l’obbligo morale e storico per l’Amministrazione Comunale, di qualsiasi colore politico, di ripristinare l’Arco della Rimembranza, che la mano dell’uomo ha distrutto e i responsabili, sappiamo chi sono e a quale partito politico appartengono, dovrebbero essere loro stessi, a risarcire di tanto danno la popolazione di Cerignola, visto che uno dei principali fautori, può permetterselo economicamente, lo stesso dicasi del murale di Giuseppe Di Vittorio. Della ricollocazione dell’arco della rimembranza, il Sindaco Antonio Giannatempo, nella sua prima legislatura, se ne era occupato, facendo redigere un progetto all’Istituto d’Arte che non fu concretizzato per mancanza di fondi. Il sottoscritto si è fatto promotore di chiedere una eventuale sponsorizzazione ad un istituto bancario, speriamo in bene. Per il murale di Di Vittorio faccio presente che questa amministrazione comunale è pienamente concorde al suo ripristino. Ma si prevedono costi elevati; vedi bonifica dei pannelli dalle fibre di amianto e restauro, senza considerare che manca qualche tassello e soprattutto la struttura in acciaio che reggeva il murale, totalmente scomparsa. In un colloquio avuto con Gianni Rinaldi, quest’ultimo proponeva la posa in opera dei restanti pannelli bonificati e restaurati, su pareti all’interno di edifici, come avviene per i resti di affreschi che vengono restaurati così come vengono ritrovati. Ma viste le ristrettezze economiche del Comune, è necessario che ci sia la partecipazione del privato e di semplici cittadini, come si sta facendo per l’erezione del monumento a Giovanni Paolo II. E’ necessario promuovere un incontro con le Associazioni, Casa Di Vittorio, Fabbrica di Nichi per conoscere le loro proposte concrete per realizzare il progetto. Concludo, invitando tutti i cittadini che hanno eventualmente notizie di reperti scomparsi, vedi i fregi, le aquile reali, i cancelli dell’arco della rimembranza ed altro, di comunicarlo, anche in forma anonima, alle autorità preposte. Sono d’accordo con quanto proposto dal Movimento politico La Cicogna di incaricare qualche associazione che volontariamente e senza soldi, come dice il consigliere comunale Metta, proceda all’inventario dei beni storici e archeologici della civica amministrazione, visto che di quelli ecclesiastici, la Curia ha già provveduto al totale inventario e al loro restauro, a cui hanno contribuito molto le Confraternite della Diocesi, che tengono tantissimo alla conservazione e tutela del patrimonio artistico religioso, vedi i piccoli musei allestiti nelle sedi Confraternitali.

1 COMMENTO

  1. Perché qualche associazione dovrebbe farlo volontariamente e senza soldi? Perché dobbiamo essere sempre il paese di Pulcinella. L’inventariazione e la catalogazione di un fondo è un lavoro oneroso e che richiede delle specifiche professionalità. Il comune faccia un bando al quale possano partecipare seri professionisti. Se veramente questa amministrazione tiene alla cultura lo dimostri con i fatti.

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