Maggio è tempo di riproduzione per la Cicogna in versione volatile e così, anche La Cicogna in versione politica, decide che è ora di darsi ad una ‘nuova vita’.  L’occasione è la presentazione del ‘Progetto concreto per Cerignola’ di Michele Monterisi che, accompagnato da Franco Metta ed Antonietta Scardigno, lo scorso 2 maggio, ha illustrato una serie di iniziative per risollevare l’occupazione e gli investimenti nel ‘depresso’ centro ofantino. Un manuale per ‘procacciatori di finanziamenti’, insomma, snocciolato mentre Enzo Pece continuava a dire: “Avete avuto l’intuizione giusta, ma in realtà avete scoperto l’acqua calda. Queste cose le facevamo già con l’Ufficio Europa all’epoca di Tatarella”. E così, mentre Ratclif, bonariamente, rispondeva all’assessore futurista  che “il nostro eurodeputato, Salvatore, dovrebbe cominciare a dare segnali di vita”, il leader dell’ ‘ei fu’ movimento oggi partito, Franco Metta, comincia a tratteggiare il profilo di una Cicogna che cambia pelle, ma, a detta dei sostenitori, sicuramente non anima. Catalizzatori della protesta e della denuncia, difensori civici, vendicatori del mal torto subito dal cittadino comune, megafono dei senza – voce: questo e molto altro ha rappresentato La Cicogna nell’immaginario collettivo, durante questo suo anno (e più) di vita. Figli dell’anti – politica secondo qualcuno, ‘grillini’ per vocazione, lettori del ‘Fatto Quotidiano’, si è soliti immaginarli organizzati in ‘torcida’ quando Marco Travaglio, ogni giovedì ad Anno Zero, propina il suo sermone contro il malcostume e gli sprechi della politica, anzi, perché no… contro la corruzione della politica. Stiamo semplificando, ovviamente, come ogni analisi (pseudo)giornalistica fa. Eppure se ci si sofferma a parlare ed a scrivere di un movimento politico così giovane e, peraltro, di estrazione ‘civica’ è perché questo movimento ha rappresentato per Cerignola un ‘fenomeno’. Da studiare e da capire per chi la ‘Politica’ la vive, la racconta o anche semplicemente la subisce.  Ha fatto come Grillo e il ‘popolo viola’ Metta (su questo non c’è dubbio) dal punto di vista della comunicazione. Il ragionamento è semplice: siamo controcorrente, diciamo cose (giuste o sbagliate) comunque scomode, chissà quanti media ci darebbero spazio… pochi… Ed allora… “become your  media”, “diventa tu il media” era lo slogan di Indymedia, la tv dal basso dei movimenti sociali che ha fatto scuola e che ha trasformato le persone comuni da consumatori passivi di notizie ad editori. Qualcun altro lo chiamerebbe ‘citizen journalism’, ma siamo li, la sostanza non cambia, anche il blog di Grillo nasce con questa logica. Che poi è la stessa del giornalino autoprodotto da La Cicogna, della web tv, del sito web, della diretta streaming dei Consigli Comunali e così via… Il proliferare dei comunicati stampa, fenomeno oggi ormai giunto ad un livello patologico, nasce con la scorsa campagna elettorale, con l’irruzione nell’agone politico de La Cicogna. Un protagonismo vivo, un senso di appartenenza totale, ai limiti del ‘settarismo’ secondo i detrattori, che rende gli ‘adepti mettiani’, sempre pronti e lesti a sbirciare siti e lasciare commenti. Su tutti e tutto. Con un registro verbale esuberante, a tratti violento, comunque anticonformista.  “Hai trasformato il Consiglio Comunale in un aula di Tribunale” – contestano a Metta i suoi detrattori, stanchi di una ‘deriva legalitaria’ per cui nelle Procure di casa nostra il simbolo de La Cicogna sembra stia diventando, ormai, il timbro ufficiale dei vari uffici.  Una consapevolezza della ‘rottura’ col passato che pervade anche lo stesso Metta: “Ce ne dovrete dare atto, ma movimenti giovanili come La Fabbrica di Nichi o Generazione Futuro, forse senza di noi non sarebbero mai nati” – dichiara l’avvocato durante la conferenza del 2 maggio. E mentre il movimento si assesta grazie a questa vocazione ‘denunciataria’, Metta pensa, progetta e comincia ad attuare la sua ‘fase 4’, quella che dovrebbe portare alla maturità completa della sua creatura. Il gruppo dirigente ormai è pronto, si è formato, conta persino dell’ inusitato (a Cerignola come in Italia) apporto femminile (dal consigliere Lepore alla Lenoci, passando dalla Scardigno): il serrate le righe è già realtà, il partito è pronto ad accreditarsi come forza di governo. Qualche intreccio da ‘scacchiere della politica’ comincia già ad intravedersi: consigli convocati assieme al Pd, un proficuo scambio epistolare con la ‘lider maxima’ Elena Gentile e, dulcis in fundo, un 25 aprile da organizzare assieme al Pd. L’avvocato post – missino, e quindi post – fascista, a braccetto con i post – comunisti. I muri sono caduti, le ideologie pure. Benvenuti nella post – politica.

Stefano Campese                                                                                                                                       

 

1 COMMENTO

  1. …mi fa paura la post-politica, perché fino ad ora tutto ciò che é stato post- è stato peggio del pre-, dal post-moderno ai post-comunisti e i post-fascisti e così via…

Comments are closed.