Il Sindaco Giannatempo: “Cerchiamo un interlocutore disposto ad ascoltare le nostre richieste. Non si può svilire così le prerogative di un territorio importante come il nostro.

A Bari dovrebbero cominciare a capirlo”. Secondo l’assessore Romano “una oculata razionalizzazione dei servizi può consentire una riduzione della spesa sanitaria che non sia punitiva nei confronti di un’intera popolazione”

“Chiediamo alla Regione Puglia non soltanto che non vengano tagliati posti letto al nostro nosocomio, ma anche che a Cerignola venga finalmente riconosciuto il ruolo di eccellenza che le spetta per la sua storia sanitaria, il bacino d’utenza e la strategica posizione geografica”. Il Sindaco, Antonio Giannatempo, difende così le prerogative dell’ ospedale “Giuseppe Tatarella”, tra i più colpiti dalla scure del piano di riordino ospedaliero della Regione Puglia, uno dei perni dell’operazione di rientro dal mastodontico debito sanitario accumulato negli anni da Bari. L’ impressione, purtroppo suffragata dai fatti, è che per diversi motivi, ancora una volta, le scelte decisionali prese ai piani alti di via Capruzzi penalizzino la Capitanata ed in particolare Cerignola, a cui si chiede da tempo ogni tipo di sacrifici, sotto forma per esempio di solidarietà istituzionale a molti comuni sul fronte della raccolta dei rifiuti, senza che vi sia mai una compensazione per questo bistrattato territorio.Ci siamo stancati di fare la parte dei parenti poveri – afferma l’assessore alla Sanità Michele Romano – è giusto tagliare i posti letto se questi sono stati creati solo per soddisfare clientele politiche. Se invece si procede a tagli lineari che non tengono in alcuna considerazione la reale produttività dei reparti, c’è da rimanere sbalorditi. A questo punto ci dicano subito quando chiuderanno completamente l’ospedale….è certo che questo si sta trasformando lentamente in un grande poliambulatorio, e il rischio è che poi da poliambulatorio si trasformi in una sorta di centro di smistamento dei pazienti”.

L’Amministrazione Comunale chiede la convocazione urgente di un tavolo tecnico-politico che analizzi concretamente le criticità della struttura sanitaria e operi per evitare di depotenziare un imprescindibile punto di riferimento per un territorio vastissimo come il nostro.

“Cerchiamo un referente con il quale interloquire – aggiunge Giannatempo – le responsabilità della situazione venutasi a creare non sono soltanto dei politici locali ma anche degli addetti ai lavori, e mi riferisco a dirigenti e medici che non hanno saputo o voluto far funzionare al meglio alcuni reparti dell’ospedale. Alcuni funzionano bene, altri certamente no. E in molti casi non si è fatto nulla per evitare fenomeni come la mobilità passiva. Quindi, a nostro avviso, non andrebbero chiusi i reparti, ma sostituiti alcuni dirigenti”.

Romano è convinto che si possa ancora intervenire per favorire una riduzione delle spese di gestione della sanità locale che non sia punitiva nei confronti di un’intera popolazione: “Si potrebbe ottenere un risparmio in termini di costi e liberare nel contempo delle risorse, per esempio, trasferendo il personale dei poliambulatori all’interno dell’ospedale Tatarella.

Una razionalizzazione dei servizi mirata consentirebbe di reperire risorse utili a migliorare il livello qualitativo delle prestazioni offerte, potenziando l’organico dei medici e degli infermieri. Troppe volte questi sono costretti ad operare in condizioni di emergenza, perché devono fare il lavoro di più persone. Tutto ciò va a discapito della qualità. Bisogna investire sul personale medico e paramedico, per esempio, chiedendo a gran voce il ritorno a Cerignola di una scuola per infermieri o almeno di una sezione distaccata della stessa”.

Uno dei problemi principali della sanità locale rimane quello delle lunghissime liste di attesa: “Ma se si tagliano i posti letto e non si procede a nuove assunzioni, queste si dilateranno ulteriormente Si possono e devono migliorare alcuni servizi, come analisi, esami strumentali, Tac ed esami radiologici, o come il servizio ambulatoriale di Odontoiatria”. Romano considera poi un altro esempio di miopia politico-sanitaria il depotenziamento del reparto di Ortopedia all’interno dell’ospedale di una città la cui risorsa economica principale rimane l’agricoltura e dove, dunque, sono molto diffuse traumatologie dovute al lavoro manuale. “Un grido d’allarme – chiosa l’assessore – mai raccolto dai dirigenti sanitari. Da loro ci aspettavamo di più, così come pensavamo di ricevere maggiori benefici dalla presenza nella giunta Vendola di una nostre concittadina, peraltro l’unica rappresentante della provincia di Foggia nell’esecutivo regionale. Ma così non è stato”. Antonio Giannatempo si augura, in ogni caso, che da parte della Regione non vi sia la volontà di opporre un muro alle legittime richieste di Cerignola: “Questa è una città con una storia ed un futuro importanti, e dovrebbero finalmente cominciare a capirlo”.