Anche quest’anno Cerignola ospiterà “E!State Liberi”, il campo di lavoro volontario su beni confiscati alla mafia, organizzato da “Libera – Associazioni, nomi e numeri contro le mafie”, in collaborazione con il locale Presidio cittadino. Il campo si svolgerà dall’11 al 22 luglio e vedrà undici giovani volontari (età media 20 anni), provenienti da ogni parte d’Italia, impegnati nel lavoro agricolo su due beni confiscati: quello situato in Contrada Toro, assegnato alla Cooperativa Sociale “Pietra di Scarto” e dedicato alla memoria di Francesco Marcone, direttore dell’Ufficio del Registro ucciso dalla mafia foggiana nel 1995, e quello situato in Contrada Scarafone, assegnato alla Cooperativa Sociale “Altereco”. Come lo scorso anno i volontari svolgeranno lavoro agricolo e di ripristino dei terreni, mettendo gratuitamente a disposizione il loro entusiasmo,il loro tempo per un progetto sociale che li vedrà protagonisti. L’iniziativa prevede, inoltre, momenti di formazione e sensibilizzazione dei cittadini incentrati sui temi della legalità e dello sviluppo sostenibile. Fra i momenti più significativi della formazione pomeridiana, si segnala l’incontro di mercoledì 13 luglio, presso la Parrocchia di San Domenico, sulla situazione della criminalità organizzata a Cerignola, a cura di Sabino Digregorio e Don Pasquale Cotugno, con la presenza del capitano dei Carabinieri Salvatore Del Campo. I volontari, inoltre, avranno la possibilità di conoscere il nostro territorio e le nostre realtà sociali con una visita guidata della città, del Centro di Connettività sociale gestito dall’associazione Superamento handicap di Simone Marinelli e  del Centro Sociale “Mons. Palladino”.  La formazione si arricchirà il 18 luglio, presso ExOpera, dell’icontro con lo storico Giovanni Rinaldi sulla figura del nostro conterraneo Giuseppe Divittorio, e della presentazione del libro “Petali di vita: Don Peppe Diana, un cammino per la giustizia”, di Leandro Limoccia e Marisa Diana, prevista per il 20 luglio in Villa Comunale.

“E!state liberi” è un modo di esercitare “sul campo” la cittadinanza attiva e di restituire dignità alle tante realtà umiliate dallo sfruttamento mafioso. Un momento di arricchimento per i giovani volontari e per l’intera comunità, a cui tutte le attività di formazione sono aperte, per ritrovare insieme un’identità collettiva libera.