Un incontro tra istituzioni locali ed agricoltori, da questi fortemente richiesto e organizzato nel giro di poche ore, per discutere delle sempre più allarmanti prospettive per il settore vitivinicolo nel nostro territorio. Si terrà martedì 2 agosto, alle 18.30, nella Sala Consiliare del Palazzo di Città. Ci saranno il Sindaco, Antonio Giannatempo; il consigliere Pdl Salvatore Morano, presidente della Consulta comunale per lo Sviluppo; Pasquale Barrasso, direttore dell’Agenzia per l’Agricoltura, e i rappresentanti locali delle associazioni di categoria. Una riunione pubblica alla quale sono stati invitati esponenti di tutte le forze politiche, non solo quelli presenti in Consiglio Comunale, ma anche coloro che rappresentano gli interessi di Cerignola in Provincia e in Regione. Perché il tema interessa davvero tutti.

Si tratta del prezzo di vendita dell’uva, che, all’inizio della stagione della vendemmia, si preannuncia bassissimo, denunciano gli operatori del settore, tanto da non garantire, in numerosi casi, la sopravvivenza della coltura nei prossimi anni. Il grido d’allarme arriva in un momento già drammatico per il settore che rappresenta il fulcro dell’economia cerignolana: quest’anno le condizioni meteorologiche sono state particolarmente inclementi, per cui la produzione potrebbe essere bassa, la quantità d’uva inferiore rispetto agli ultimi anni, il raccolto sotto le aspettative. Se a ciò si aggiunge l’estirpazione di una notevole quantità di vigneti da parte degli agricoltori, peraltro foraggiata finanziariamente dall’Unione Europea con incentivi ad hoc, si comprende come la quantità del prodotto che si ricaverà dalle nostre campagne potrebbe non rimpinguare i modesti redditi della stragrande maggioranza dei coltivatori cerignolani. Il tutto avviene, paradossalmente, in un anno in cui la richiesta internazionale di vino italiano aumenta a livelli esponenziali, portando il nostro Paese a distanziare in misura sempre più marcatala Francianella classifica dei principali produttori. Una situazione che non porta alcun vantaggio ai nostri viticoltori, che continuano ad occupare un ruolo estremamente marginale nella filiera agricola. Gli agricoltori chiedono all’Amministrazione Comunale e ai rappresentanti di Cerignola nelle altre istituzioni locali di spalleggiarli nella loro battaglia per chiedere un prezzo di vendita dell’uva adeguato ai costi e ai sacrifici sostenuti nel loro lavoro quotidiano.

10 COMMENTI

  1. Mi scuso per la lunga esposizione, ma facendo un po’ di ricerca, viene spontaneo doversi calare nel fatto in sè, ma proverò comunque a fornire un modesto contributo d’idee, anche per coloro che pretendono di sedersi intorno ad un tavolo e parlare di aria fritta!
    La prima cosa da pensare:
    Con il consorzio si proverà a valorizzare tutto ciò. Purtroppo dovrà interagire con le istituzioni e – credetemi – troverà una palude: per far partire qualsiasi iniziativa si dovranno creare tanti tavoli di discussione, tanti convegni che andranno a coinvolgere un mare di persone che vivono di questo, come ad esempio il Ministero agricoltura (non si chiama più così, un referendum lo aveva abrogato, non il nome, l’istituzione!) la Regione, la Provincia, i Comuni, la Coldiretti, la Confagricoltura, l’Associazione produttori, la Confindustria, la Camera del Commercio, l’Università, il Presidente strada del vino della riva destra del fiume, e Presidente della riva sinistra del fiume, ispettorato agrario, aggiungiamoci qualche sindacato confederale, qualche comitato di salvaguardia, e non vogliamo certo farci mancare qualche ente terzo o quarto che non si sa come (o forse lo sappiamo) riesce ad assicurarsi competenze che esistono già nelle varie amministrazioni pubbliche. Non è retorica la mia né qualunquismo, e se lo pensate NON mi interessa.
    Il consiglio che mi sento di dare è di fottersene delle istituzioni locali e di puntare direttamente alla Regione, al Ministero, i Fondi Strutturali per sostenere il comparto vitivinicolo ci sono.
    Il Gruppo Responsabile del Consorzio dovrà mettersi in cabina di regia e far diventare forte il settore, con la adesione totale dei produttori, in modo da avere il controllo totale dell’offerta del vino sul mercato. Se il consorzio coopta tutti dovrà porsi un obiettivo primario: assicurare una giusta remunerazione all’uva prodotta.
    Infatti, oggi l’anello debole è il produttore di uva che non vinifica: spesso gli viene riconosciuto un prezzo che non copre nemmeno le spese e che lui deve necessariamente accettare, mentre i mediatori e gli imbottigliatori fanno affari; dobbiamo pretendere da loro un prodotto di qualità a cui dobbiamo corrispondere il giusto.
    Facendo blocco comune nel consorzio, si creerà una sorta di cartello
    (in positivo) che stabilirà un prezzo minimo di vendità al di sotto del quale non si potrà scendere a fronte di una maggiore qualità (grado zuccherino, stato sanitario delle uve) grazie all’aiuto del consorzio che dovrà limitare quello che già succede in alcune, se non in tutte, zone del nord a vocazione viticola e cioè fornire anche consulenza tecnica-produttiva in tutte le fasi del processo che porta al vino. Passaggio fondamentale è che il produttore di uva sia collocato al centro del progetto. Un secondo passaggio riguarda il territorio-paesaggio. Vino e territorio è un binomio imprescindibile, basta vedere quello che succede in Francia, in Germania, o nelle langhe piemontesi o nella zona del chianti. Il paesaggio è un volano per l’affermazione del prodotto vino, senza pensare a grandi progetti, ai grandi investimenti, basterebbe già invitare, meglio obbligare i soci del consorzio ha tenere in ordine non solo il vigneto ma anche il resto della proprietà agricola.
    Il consorzio dovrebbe impegnarsi anche a fornire assistenza e consulenza a quei soci che volessero dotarsi di strutture recettive, promuovere, senza aspettare le istituzioni, corsi di formazione per abilitare i soci all’accoglienza e alla conoscenza tecnica-divulgativa dei vini.
    In estrema sintesi il Consorzio deve sostituirsi alle istituzioni locali in tutte le attività che incidono sullo sviluppo del comparto vitivinicolo, solo così si potranno conseguire risultati concreti e di grandi dimensioni, viceversa – a fronte di tanto parlare in convegni, tavoli allargati e tavoli ristretti – si partorirà il classico topolino che andrà sempre nella direzione dell’imprenditore più ammanigliato o di colui che si affida al consulente-professionista più scafato. Non la facciamo diventare l’ennesima occasione mancata.

  2. forse su cityville o meglio farmville, sarebbe realizzabile tutto cio’.
    magari. purtroppo i principali attori, gli agricoltori, mai si fiderebbero di dipendere da una cabina di regia o altro. ricordiamoci che fine hanno fatto le ns cantine sociali! probabilmente a più stretto giro ritornare sulle c. sociali sarebbe la strada percorribile sul breve termine, provando a valorizzare in termini di prezzo cio’ che abbiamo già adesso. ovviamente in modo più che limpido, trasparente. Cmq, il consiglio da prendere sul serio nell’immediato, è di non vendere subito: tutte le cantine pugliesi ed in gran parte d’italia, sono sprovviste di giacenza 2010. praticamente sono vuote, e se devono tener fede ai contratti acquisiti, prima o poi si metteranno in concorrenza, facendo lievitare i prezzi. bisogna rompere questo scellerato cartello fra cantinieri senza scrupoli e mediatori parassiti. ragazzi, fate girare questo msg, perchè è così, lavoro nel settore, e gli ultimi vini venduti, sono stati pagati a peso d’oro, perchè non si trovava niente.

  3. Purtroppo il prezzo dell’uva non lo fa n’è il sindaco e tantomeno il politico, ma solo la domanda/offerta. La cosa che mi chiedo e’ la seguente:
    Ma perché il discorso uva si pone sempre alla vigilia della vendemmia???????? Quest’anno siamo fortunati che la maturazione porta un ritardo di 10gg circa, altrimenti per le tante chiacchere, i produttori rischiano che con le pioggia e la maturazione l’uva si rovina e come al solito chi ci rimette e’ sempre la stessa categoria. A tutti i politici che vogliono aiutare il popolo : vi ricordate il Ministro Alemanno?…… La promessa di un Euro e 50 centesimi? Che avete fatto dopo che vi siete resi conto che ci hanno preso per i fondelli??.? CAPRONI Non siete certo voi che dovete salvaguardare il popolo dei produttori. I maggiori colpevoli sono le varie associazioni che se ne fregano altamente, non sono aggiornati. voi state a parlare ma lo sapete che stanno comprando a blocco a € 10,00 i mediatori???.? Alt, devono finire i lavori e poi tagliare a spese loro. Per quanto riguarda le cantine: io sto nel settore, e quest’anno stiamo cercando il Moscato a prezzi di oltre 60 € al q.le, altro che trenta euro…….. E non lo troviamo. Bisogna differenziare le produzioni, cercando di fare prodotti di nicchia. Non e’ la cantina che fa il cartello, anche perche’ loro investono i loro capitali, a volte rischiandoli. Sono i politici e le associazioni che devono snellire il produttore di tutti i pagamenti che ha da fare. Multe, verbali, poi la nuova tassa sanitaria, poi la nuova licenza sanitaria, pardon DIA. Che nemmeno loro sanno che cosa e’. Questa gente ha bisogno di sgravi, il produttore e’ sempre il piu’ tartassato. Per non parlare della gente che investe in questo lavoro solo 0,50 € ossia il taccuino su cui segnare la persone elce partite di uva da vendere alle cantine. Sono pochi e sono ricchi, ricchissimi, tutto esentasse, tutto pulito, poi si beccano la disoccupazione, poi hanno il prestito agrario, per le loro misere, piccole aziende….. Quello e’ il vero cancro del settore che va curato. Etc etc etc, mi sono stancato

  4. Mi ritrovo a dover intervenire sull’argomento innanzitutto per complimentarmi sui commenti qualificati che mi hanno preceduto, credo che solo così si può crescere come comunità, ma terrei in particolare ad evidenziare che oltre agli elementi sopra citati aggiungerei ancora una volta l’importanza del ruolo culturale della questione, perchè come tutti ben sanno in altre parti riescono a coniugare le tipicità del territorio con le produzioni tipiche che danno valore aggiunto ai relativi prodotti agricoli, evidenziando per l’occasione l’importanza del ruolo dell’Autority alimentare che doveva avere la sua sede a Foggia, ove tra i suoi ruoli istituzionali vi è quello della certificazione sulla provenienza e tracciabilità del prodotto.Quindi in conclusione tutto il comparto agricolo è obbligato, se vuole avere un futuro dignitoso anche sotto l’aspetto economico, ad organizzarsi nelle forme e nei modi che così in maniera appropiata hanno sopra descritto. Di cuore spero che ciò finalmente avvenga, perchè come ho già detto in un precedente intervento, bisogna fare il possibile per sancire una sorta di giustizia sociale oltre che economica che la ricchezza prodotta venga possibilmente più indirizzata verso colori i quali contribuiscono fattivamente e con il proprio lavoro alla produzione dei beni interessati.

  5. ma quale tracciabilità…..a Cerignola la più antica attività economica è la SOFISTICAZIONE!! Cerchiamo di essere realisti e non raccontiamoci favole: il cerignolano medio è un sofisticatore nato; qui si altera tutto ciò che si può, olio, vino, prodotti dell’industria conserviera….si bara sul peso dei prodotti nella vendita al dettaglio!! Dico forse cose nuove?!?!?? E svegliamoci!

    • Pet, è grazie a gente come te che questo paese non crescerà mai……come al solito nei commenti sei sempre denigratoria nei confronto di Cerignola. Comunque sappi che nel settore vinicolo, il buon 70 % del prodotto è tutto tracciato, con organi di controllo, o certificatori che fanno visite in aziende senza dare preavviso. Anche nel nostro paese e dintorni c’è gente che lavora bene. E finiamola una volta per tutte di denigrare tutto. Terra bruciata = terra sterile

  6. pet, ti sbagli almeno per il vino, ti riferisci ad un luogo comune del passato, dove ahimè si creava vino dall’acqua, tipo Gesù! ormai il vino non conviene più sofisticarlo. le forme di frode sono più che altro fiscali e normative: fiscali per truffare l’iva, e normative per vinificare uva da tavola o vigneti abusivi. il problema sta nello sbocco del prodotto locale: di tutte le cantine presenti sul territorio, sono poche quelle che vendono direttamente il prodotto sui mercati nordici o esteri. tre o quattro al massimo sono collegate con il grande giro, il resto affluiscono sulle grandi “cantine collettore” tipo Lavacca. e sono queste grandi, indirettamente a fare il prezzo. le cantine meglio organizzate, pur potendo offrire qualcosina di più,si attengono al prezzo delle altre per pagare di meno ed evitando di farsi concorrenza.

    • cmq, concordo con te circa la capacità di approfittare di tutte le pieghe che le normative farragginose offrono ai delinquenti.

  7. ma aprite gli occhi!! Rifiutare la realtà è molto peggio…se si conoscono ed accettano i problemi, allora si può progredire. Altrimenti, con i paraocchi, si resta sempre allo stesso posto, come nel gioco dell’oca.

  8. Ho saputo che ignoti hanno già abbattuto 10 ettari di vigneto. E lo stato cosa fa????? Attenzione per me questa e’ mafia. Possibile che un produttore non e’ libero di vendemmiare la propria uva????? Datevi una mossa e fate partire indagini.

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