Comodamente seduti per ore e ore, con la radio accesa, magari intenti a “trasportare” placidi anziani, pensionati e famiglie in cerca di relax. Se vi siete fatti questa idea degli autisti delle Ferrovie del Gargano che, quotidianamente, compiono la tratta Cerignola – Margherita di Savoia o Margherita di Savoia – Cerignola, resettate tutto. Vi siete sbagliati. In trincea, come loro, nessuno mai. Ogni santo giorno. Ogni giorno un autista si sveglia e sa che dovrà correre più del branco. La citazione Gatorade è di quart’ordine, ma da il senso di quello che accade sulla tratta che collega il centro ofantino alla città del sale. L’autista spesso è solo, al volante, intento a districarsi in quella giungla che è il traffico di strada; il branco sono i teppisti che affollano quella tratta. Sam Peckinpah li avrebbe immediatamente scritturati per il suo “Mucchio selvaggio”. Non se la passano meglio nemmeno i colleghi in camicia blu, i tanto vituperati “controllori” che ogni volta che fanno il loro ingresso in campo vengono accolti più o meno come un arbitro sotto la curva degli ultras. Uno di loro, lo scorso 5 luglio, è stato aggredito a San Ferdinando con calci e pugni e derubato dei propri effetti personali. Autori del linciaggio sembrerebbero essere stati due ragazzi che la domenica precedente avevano avuto un diverbio con lo stesso controllore che li aveva beccati senza biglietto. E che la tratta di cui sopra possa essere ribattezzata come la “tratta della paura” lo confermano anche le parole di  Antonio Vivolo, segretario provinciale della Faisa-Cisal: “Vi  assicuro che veder volare, da un mezzo in corsa una botola in ferro dal peso di 10/15 Kg. piuttosto che intere poltrone, anch’esse notevolmente pesanti, è da brivido ed è un vero miracolo se ad oggi non si è verificato qualcosa d’irreparabile”. Il sindacato denuncia e scrive al prefetto. Denuncia e scrive. Da un po’. Anche il Comune di Cerignola sembra essersi accorto dell’emergenza, il sindaco Giannatempo ha assicurato piena collaborazione all’azienda di trasporti, adottando “tutti i provvedimenti che riterremo più opportuni per favorire il ritorno ad una situazione di normalità sugli autobus”. Intanto una voce da dentro ha scelto di levarsi. Forte e chiara. Non tanto per denunciare, quello lo fa già il sindacato e nelle sedi opportune. Magari, però, leggere  il racconto “de vivo” di quello che succede in quella tratta, capire pensieri e sensazioni di uomini che fronteggiano situazioni che nulla hanno a che fare con le proprie mansioni, può risultare utile. Antonio è un nome di fantasia. Lo usiamo per indicare un giovane autista che, lo scorso 29 luglio, ha raccontato così la sua esperienza: “Ogni giorno ne vediamo una nuova. L’episodio della botola volata, ad esempio, è capitato ad un mio collega che è partito poco prima di me. Siamo sotto schiaffo, questa è la verità. Ingiurie, insulti ed atti vandalici. Facciamo quel che si può, ma spesso devi pure abbassare la testa per non far degenerare la situazione. La verità è che non siamo tutelati. Sono ragazzini, ma anche ragazzine, tra i 15 ed i 18 anni. Fanno gruppo, vengono da Cerignola, San Ferdinando e Trinitapoli. Fanno chiasso, insultano, fumano, tentano di aprire la porta mentre stiamo in viaggio. Due settimane fa, invece, siamo stati assaliti dall’esterno: hanno preso a sassate il pullman, spaccando il parabrezza. Poi, la settimana scorsa, con l’episodio della botola, che tra l’altro ha sfiorato una macchina che era in transito a Trinitapoli, si è davvero raggiunto il culmine. Io dico sempre che non sono “turni balneari” ma “missioni balneari”. La tratta peggiore è quella tra le 17 e le 18, il rientro dal mare insomma. Quando mi tocca questo turno, salgo sul pullman, mi metto al volante e mi faccio il segno della croce. Io a guidare ed il branco dietro di me”.

                                                                                                                                   

2 COMMENTI

  1. Piena solidarietà agli autisti in trincea, ma la vostra postazione è dotata di un telefono GPS in grado di contattare, senza avviso per nessuno le forze dell’ordine, le quali se intervengono hanno il dovere di denunciare (querela)tutti gli occupanti del pulman, per danneggiamento, bloccare il mezzo alla prima area di sosta, provvedere al riconoscimento di tutti gli occupanti, notificare loro una pena pecuniaria. Per coloro che daranno false generalità c’è la denuncia penale e l’accompagnamento coatto presso il Comando di Polizia o Stazione dei Carabinieri più vicina. Dopo il disbrigo delle formalità ed avere provveduto all’oblazione, i minorenni saranno rinviati a casa per mezzo di adulti del nucleo familiare. Due o tre interventi di questo tipo e questa cagnara finirà. Provare per credere.

  2. Buongiorno, concordo con preambolo ma mi chiedo:

    – funziona a tutti gli effetti il telefono GPS ? O è rotto, o manca la scheda…
    – una volta chiamati, arriveranno veramente le forze dell’ordine ?
    – una volta arrivati, i ” bravi ragazzi ” diventano pecore e andranno via…
    – in tal caso dovrebbe essere il povero autista a denunciare il fatto….
    – e poi ?!? cosa succede ?!?
    – perchè il singolo cittadino deve svolgere le funzioni di vigilanza, controllo, denuncia e rappreseglia ?!? Proprio la paura di eventuali ” sfregi ” fà si che nessuno si oppone più di tanto. Nel ” bravo ragazzo ” echeggia non la paura di essere pizzicato ma solo quella di farla pagare al malcapitato di turno che ha denunciato l’evento.

    Mi ripeto ma non essendoci nessuna certezza della pena, in particolare di immediata attuazione ( anche una bella pena pecuniaria o confisca dei beni alle famiglie dei ” bravi ragazzi ” ) sarebbe cosa gradita, vi saranno sempre tali eccessi.
    La civiltà si misura dal rispetto delle regole: se esse vengono infrante vi dovrebbe essere la paura sempre e comunque di essere puniti…ma questo è un’altro mondo…

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