La crisi delle borse “sballa” anche i costi del mais e di diversi cereali. Le quotazioni sono raddoppiate raggiungendo valori record, così come l’oro ed altri beni. Tutto ciò emerge da una analisi della Coldiretti sulle indicazioni del Chicago Board of Trade, la borsa merci più importante del mondo dove vengono trattate le materie prime agricole, dal mais al grano fino alla soia e all’orzo (repubblica.it).

Tra le cause, la riduzione delle superfici coltivabili e la possibilità di trasformazione, sopratutto del mais, in carburante e/o combustibile. Già nel 2007 Fidel Castro, in una intervista, auspicò una crescita esponenziale dei prezzi dei beni primari, ponendo proprio l’esempio del mais. «La tragedia […] – secondo il Lìder màximo – consiste [..] nell’ idea di trasformare gli alimenti in combustibile. […] Quante persone non consumeranno più mais tra le masse affamate del nostro pianeta». Fortunatamente per il grano duro pugliese non si corre tale rischio, ma un impegno sul fronte prezzi è doveroso, vista la riduzione delle quantità di prodotto.

Nell’agro di Cerignola e sull’intero territorio del Tavoliere sono diversi i cereali coltivati. Chiedersi se ciò non potrà essere risorsa per l’economia agricola dei nostri agricoltori è legittimo. Per il grano duro, infatti, secondo la Coldiretti, la produzione 2011 dovrebbe attestarsi sui 3,6 milioni di tonnellate, il 6% in meno circa rispetto allo scorso anno. Il prezzo pagato agli agricoltori allora crescerà o sarà sempre lo stesso?

1 COMMENTO

  1. Una analisi del mercato si può iniziare partendo dalla situazione internazionale, in quanto alcuni segnali positivi giungono da diversi settori.
    Il fattore più importante è la crescita della popolazione mondiale, che ogni anno conta 80 milioni in più di “bocche da sfamare”. A ciò si aggiunge innegabilmente l’enorme sviluppo del benessere in molti Paesi emergenti che ha portato a un arricchimento della dieta rispetto a 10 anni fa. Infine, dagli anni ’70 non si è verificata alcuna espansione degna di nota delle superfici destinate all’agricoltura: al contrario, la progressiva urbanizzazione e l’inaridimento dei territori, in molti Paesi, hanno fagocitato ogni anno milioni di ettari di terreno coltivabile. Non ultima, la crescente instabilità climatica sta assumendo un ruolo sempre più determinante, dando luogo a periodi di siccità seguiti da alluvioni che distruggono i raccolti in molte zone del pianeta.
    In che modo un investitore può trarre profitto da questi sviluppi?
    Quello agrario è un mercato molto complesso e volatile. Puntare su singole categorie di prodotto può essere controproducente: più sensato sembra, invece, scegliere fondi o certificati agrari così come potrebbero rivelarsi interessanti fondi d’investimento su prodotti agricoli gestiti in modo attivo. A inizio luglio è stato autorizzato in Italia un fondo di questo tipo, il Parvest Agriculture Fond. Possono essere interessanti anche le aziende indirettamente coinvolte nel boom agrario, come i produttori di macchinari, fertilizzanti, fitofarmaci e sementi, sviluppatesi molto bene sul mercato negli ultimi 12 mesi. Completano il pacchetto i mercati azionari e obbligazionari di nazioni con una forte componente agricola come il Brasile, l’Ucraina e l’Argentina, le cui prospettive sono molto promettenti.
    La situazione del nostro territorio presenta ancora lati oscuri che sono determinati dai passaggi che il prodotto compie prima di arrivare a destinazione. Questa “catena” filiera, come per altri prodotti, deve accorciarsi così da non strozzare il produttore (l’anello più debole).

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