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La morte dell’uomo trovato senza vita ieri nel fiume Ofanto è avvolta nel mistero. L’avanzato stato di decomposizione non ha permesso ancora l’identificazione dello stesso, se non rispetto all’età (35-40 anni circa). Il corpo è stato notato galleggiare sul lato cerignolano del fiume tra un canneto. Dato l’allarme sono interventi sul posto i Carabinieri della Compagnia di Cerignola. L’indagine, coordinata dal PM Antonio Laronga, pare attualmente procedere nella direzione del suicidio, più che dell’omicidio, a causa del masso legato all’addome dell’uomo. Tuttavia non si esclude nessuna pista.

Prime indicazioni. Sul posto sono dovuti intervenire i sommozzatori dei Vigili del Fuoco di Bari per recuperare il corpo. Dopo i rilievi della Scientifica dell’Arma, è stata la volta del medico legale dottoressa Perilli, dell’Istituto di Medicina legale di Foggia. Dopo una prima ricognizione cadaverica sul posto la dottoressa ha proseguito il suo lavoro presso l’obitorio dell’ospedale “Tatarella” di Cerignola. Dalle prime indicazioni, sembrerebbero non esserci segni di violenza o di armi. Tuttavia sarà necessario approfondire la natura delle echimosi sul corpo, poichè pare che lo stesso sia rimasto in acqua un paio di settimane.

La vittima. Statura medio alta, corporatura robusta e capelli rossicci; pantaloni, maglietta e scarpe scure. Questo si sa sull’uomo trovato ieri pomeriggio. Potrebbe trattarsi di uno straniero, magari suicida o forse ucciso. Sarà però l’autopsia a far chiarezza. Unico segno di riconoscimento, unico elemento utile alla sua identificazione è un ideogramma cinese tatuato sotto la gola. Ulteriore elemento riguarda le denunce di scomparsa. Nessuna da Cerignola, un paio da Andria e Palazzo San Gervasio.