Brutti tempi per il concorso letterario intitolato a Pinuccio Tatarella, giunto nel 2010 alla sua XII edizione. Che per adesso rimane anche l’ultima. Eh si, perché il sindaco di Bari, Michele Emiliano (Pd) si è accorto che in tempi di crisi, se proprio bisogna tagliare,forse è consigliabile farlo partendo dal “capitolo morto” della cultura. Ecco, dunque, perché l’edizione 2011, ad oggi, resta ormai una chimera. A confermarlo, nei giorni scorsi, anche Paola Bibbò, storica collaboratrice di Tatarella e da sempre organizzatrice dell’appuntamento. Tutto è perso dunque per la kermesse letteraria ideata e partorita dalla fervida mente di quello che fu il vicepresidente del Consiglio del primo governo Berlusconi ? Il sindaco Emiliano, in realtà, dopo la prima sparata, ha cercato di tamponare.

“Il premio Tatarella – ha dichiarato l’ex magistrato – è l’ultimo dei problemi, nel senso che costa relativamente poco, solo 150mila euro, rispetto ad altre voci. Quindi potrebbe perfino salvarsi. Siamo in attesa della conversione in manovra per poter fare una variazione di bilancio ma se il decreto non viene cambiato, saremo costretti a chiudere l’attività di promozione culturale”. Intanto, nell’attesa che si dipani la matassa, arriva da Cerignola, la proposta di “riportare a casa Pinuccio”. Se ne fa portavoce Giovanni Montingelli, rappresentante locale del movimento “Io amo l’Italia”, già autore di una pubblicazione monografica sullo storico leader dell’ Msi (nonché autore della finora inedita foto a lato) che, proprio nella mattinata di oggi, ha protocollato una lettera indirizzata ad Antonio Giannatempo, affacciando l’idea di ospitare la kermesse nella nostra città.  Una manifestazione che, ricordiamo, nel tempo aveva raggiunto un livello qualitativo di primo rango, premiando scrittori come Sepulveda, Grossman e Larsson e finendo nel vortice delle polemiche anche per alcuni clamorosi rifiuti, come quelli di Maggiani e Busi (“Non ho intenzione di partecipare ad alcun premio letterario di merda, tantomeno ad uno intitolato a Pinuccio Tatarella, un fascista almirantiano”). Ed a proposito di polemiche, non sono mancate neanche quelle tra Emiliano ed Angiola Filipponio, vedova di Pinuccio. Il primo aveva attaccato sostenendo che “il Premio Tatarella fa fatica a sopravvivere  sia perché molti scrittori non si vogliono vedere etichettati sia perchè i privati, anche orientati verso il centrodestra, scappano per la stessa ragione”. Al vetriolo la risposta della Filipponio: “”E’ da tempo che ho pregato l’amministrazione di togliere il nome di mio marito dal Premio ma per motivi diversi dai loro, diciamo paralleli. Se a questa amministrazione imbarazza il nome Tatarella, a me imbarazza che siano loro a gestirlo”. Il clima, dunque, è di quelli incandescenti. Nulla impedisce, però, che la proposta di Montingelli possa essere valutata seriamente. Tatarella è un figlio illuminato di questa terra, il Premio gode ormai di una sua credibilità internazionale come dimostrano gli autori premiati negli anni passati ed inserirsi nello “stallo barese” potrebbe tornare utile. Certo servono progettualità, competenze e apporto dei privati. Certo servirebbe anche un assessorato alla cultura… Ma questa è un’altra storia…

 

Stefano Campese

1 COMMENTO

  1. Carissimo Michele,
    oltre alle cariche istituzionali che vanno dal consigliere comunale al vicepresidente del Consiglio dei Ministri e Ministro delle poste e telecomunicazioni ricordo che:
    Gionalista, Scrittore, Editore, promotore della cultura mediterranea, politico, etc. etc.
    Alla fine dico è cerignolano e ben vengano le iniziative di carattere culturale a più ampio respiro!

    cordialmente saluto ringraziando dell’ospitalità

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