Siamo alle porte del 15 ottobre. Domani milioni di persone attraverseranno le piazze e le strade di tutta Europa nella giornata intitolata “Unite for Global Change”. Una mobilitazione che porta con sé quel vento di cambiamento che ha spirato nell’ultimo anno in tante parti del mondo, ma che allo stesso tempo segna un solco importante con il passato. Innanzitutto per il suo carattere trans-nazionale, dentro il quale si coglie la necessità di rovesciare la crisi sistemica attraverso un attacco alla governance globale neo-liberista. Un attacco che rompa quel meccanismo attraverso cui crisi e rendita si alimentano reciprocamente, nel quadro della dittatura finanziaria e della speculazione sul debito privato e pubblico.

In secondo luogo “Unite for global change” contiene una pluralità di sollecitazioni che ci danno la possibilità di interagire con un corpo sociale attivo, moltitudinario e maggioritario. La portata storica di questa mobilitazione rappresenta un’occasione unica per ragionare oltre la teologia dell’evento ed oltre la stessa indignazione pandemica che ne è alla base. Il 15 ottobre può essere non tanto l’apice quanto l’inizio di una grande stagione in cui rabbia ed eccedenza sociale si intrecciano con il desiderio di costruire una vera alternativa di società.

Un desiderio che si sta plasmando grazie alla capacità che hanno avuto i movimenti di creare uno spazio politico, ampio ed unitario, in grado di generare tumulto e ricomposizione, nuove istanze di democrazia e riscatto sociale. Studenti, precari, operai, disoccupati hanno intrecciato i propri percorsi di lotta per sovvertire il dato comune della precarietà e del ricatto. Il percorso cominciato lo scorso autunno richiede in questa fase un salto di qualità, in cui il quadro politico della ricomposizione deve trasformarsi in potere costituente. Beni comuni, democrazia, diritti, reddito, nuovo Welfare rappresentano l’alternativa concreta ad austerity, tagli, indebitamento, speculazione, devastazioni ambientali. Rappresentano l’unica possibilità di rovesciare la crisi riappropriandoci della ricchezza e della libertà di scegliere forme e istituti nuovi di decisione e partecipazione.

E’ questo il paradigma di un nuovo modello sociale, economico, politico e ambientale che vogliamo costruire partendo dalle nostre vite e dal nostro territorio. Anche Cerignola porterà la sua indignazione a Roma con la partecipazione di un gruppo nutrito di giovani alla grande manifestazione del 15. Lo farà con la consapevolezza che questo è il punto di partenza di un nuovo cammino. Tornati dalla manifestazione sarà importante incontrarsi e coinvolgere più cittadini possibili: studenti, lavoratori, precari, disoccupati, immigrati…Uniti per l’alternativa.

Comunicato stampa Laboratorio sociale ResUrb

10 COMMENTI

  1. Ma sto Resurb è un partito politici? È una cooperativa sociale? E un luogo per suonare? Che cavolo è? Tanto ce li ritroveremo in qualche lista alle prossime elezioni!!!

    • vuoi sapere che cavole è il Resurb( Laboratorio sociale di resistenza urbana)? eccoti servito: è un luogo in cui poter sperimentare forme nuove di socialità, di solidarietà, di impegno sociale, di formazione critica, di valorizzazione delle espressioni artistico-creative e di sostegno a forme di protagonismo e autorganizzazione giovanile.
      Laboratorio perché vogliamo sperimentarci in forme sempre nuove e diversificate di socialità, di incontro, di confronto
      Sociale perché è un’esperienza che si colloca sulla strada, all’incrocio delle vite di ognuno.
      Resistenza Urbana perché non volgiamo assecondare le logiche della massa, resistiamo alle lusinghe del consumismo, dell’utilitarismo, del “fanno tutti così”, dell’emarginazione sociale. Saremo l’incrocio tra il “centro” e la “periferia” culturale della città….perchè altrimenti si muore. ed è morti che ci vogliono.
      è collocato all’interno di uno spazio dove lavora anche una cooperativa sociale, abbiamo una sala musica dove facciamo laboratori di chitarra, batteria, basso gratis e siamo completamente autonomi non riceviamo contributi da nessuno. Per il resto stai tranquillo e non fare queste analisi che non servono proprio a niente.
      adesso ti è chiaro chi siamo?

  2. Ma di quale alternativa si parla? Quella che con una colorazione politica ormai da un rosso, si è passati ad un rosso bianco, ad un rosa pallido o ad un viola arancio. L’alternativa a questi colori che sono un’ assembramento di idee datate, dove lo Stato deve darti tutto a fronte di un fronte di giovani e meno giovani con idee anarchiche? I tempi del pane e lavoro sono finiti? Oggi c’è una popolazione che vive nel lusso e che difficilmente rinuncia a nulla! I padri di quel movimento che si chiamano progressisti hanno voluto l’Europa Unita (UE), poi hanno voluto la moneta unica (EURO), la libera circolazione delle persone e delle merci (Trattato di Schenghen). Una economia globalizzata, dove i padri dell’Europa non si sono dati delle regole federaliste. Non quelle proposte da Bossi, neanche quel porpouri proponatoci da Prodi, ma qualcosa che dovema modulare le scelte industriali, agro-alimentari, commerciali, tra tutti i paesi che oggi fanno parte dell’unione. Certamente le aperture ed i corridoi sarabbero più controllati, non ci sarebbe stata l’invasione dei prodotti cino-nippo-indio-asiatici che ci avrebbero messo in ginocchio. Pertanto l’alternativa è un Comitato Centrale alla Cinese, tra elementi del coro non accordati. Cinque anni (forse) di altro Purgatorio o Inferno. Meno Escort ma più Burocrati (con escort al seguito).
    Buon Viaggio con l’Agenzia Sposta-Menti.

  3. Ma che alternativa……..!io da ignorante che sono dopo tutte queste belle parole di cambiare cosa……? So soltando quello che e’ successo a Roma e mi sono indignata fortemente. Sotto questa farsa di idealismo c’e sempre la violenza preparata a tavolino e perché no anche politica. Ripeto sono ignorante in materia, apolitica ma sono stanca di sentire e vedere tanta violenza sopratutto verbale tra i diversi partiti che si offendono e si rinfacciano il menefreghismo che tutti noi conosciamo,invece di pensare INSIEME al bene comune del nostro paese. Dovrebbero loro dare esempio di unita’ e lealtà invece di scannarsi per le poltrone. Questo secondo me e’ il risultato . Violenza

    • ho partecipato anch’io alla manifestazione con altri compagni di cerignola, del sud, del centro e del nord italia. Non ci hanno dato la possibilità di manifestare, mentre la polizia caricava noi eravamo li, c’erano famiglie con bambini piccoli, anziani, disabili costretti a scappare per sfuggire ai lacrimogeni, agli idranti.
      oggi come dice Mario si parla solo di macchine bruciate e di vetrine rotte, nessuno parla dei precari, dei disoccupati, degli studenti….gente scesa in piazza per manifestare il disagio che vive ogni giorno.
      Non dire bisognava manganellare pesantemente…tu non eri li con noi.

  4. ieri ho partecipato alla manifestazione di roma, ho visto di persona tutti gli scontri e i danni… Ho potuto notare da un lato trecento mila persone circa che civilmente e, a mio parere, giustamente manifestavano la loro indignazione, ma dall’altro lato un gruppo di criminali a cui poco interessavano le ragioni della protesta e che erano intenzionati solo ed esclusivamente a sfruttare la folla per compiere devastazioni.
    Sono orgoglioso di tutte le persone che, anche a rischio della propria incolumità, tentavano di bloccare o comunque contestavano i “black block”, sono schifato, invece, dell’atteggiamento delle forze dell’ordine che avrebbero potuto bloccarli e arrestarli con estrema semplicità.
    Questi gruppi infatti erano perfettamente riconoscibili e agivano avanti alla polizia, come se sapessero che le loro gesta sarebbero rimaste impunite.
    Da tutto ciò mi è sorto il dubbio che ci fosse una precisa intenzione di contenere i danni ed eventuali feriti, senza però impedire le devastazioni.
    Quest’ultime in realtà a volte fanno comodo, affinchè l’attenzione dei media si concentri, come sta accadendo, sulle macchine bruciate e non sul disagio della ns generazione. In questo modo infatti la gente che a differenza mia non era in piazza potrebbe solo vedere negativamente la mobilitazione e non, come dovrebbe essere, positivamente.
    Mi chiedo, dunque, le forze dell’ordine cosa facevano? Si è voluto attuare l’ennesma volta il cd. “metodo Cossiga”?
    Chi commenta senza conoscere dovrebbe prima soffermarsi a riflettere.

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