Quello che vedrete…

Cowboys & Aliens  Regia di Jon Favreau. Attori: Daniel Craig, Harrison Ford, Olivia Wilde, Sam Rockwell. Genere: Azione/Fantasy. Durata 118 min (USA 2011).

La trama in due parole: New Mexico, cittadina di Absolution, anno 1875. Uno straniero senza memoria, ferito, con al polso uno strano bracciale metallico e alieni rapitori al lazo di esseri umani sconvolgono la vita tranquilla (ma non troppo) della comunità…

La critica in tre parole: Blockbuster fracassone e piuttosto sconclusionato dove l’ex 007 Daniel Craig, e il mitico  Harrison “Indiana” Ford ingaggiano un’epica, quanto surreale, battaglia contro i cuginetti di Alien. Non so cosa abbiano fumato gli sceneggiatori per scrivere un film del genere, ma a un certo punto deve aver fatto effetto, perché gli indiani si alleano con i cowboys (ma vi rendete conto?) e inizia una guerra dove la super tecnologia aliena, si scontra con archi, frecce, cavalli e qualche pistola Colt 45. Secondo voi chi avrà la meglio? Non vi voglio rovinare le sorprese della trama (!?), ma se avrete proprio tutta sta voglia di vedere il film, e lo farete in condizioni di lucidità mentale, vi renderete conto che a un certo punto troverete dei buchi nella storia e nella sceneggiatura grandi (almeno) come i canyon attraversati a cavallo dai protagonisti; gioco della settimana: vi “sfido” a trovarli. Mettere insieme John Ford (che si sarà rivoltato nella tomba) e George Lucas (che dopo questo film pare abbia preso a bere) può essere una trovata interessante, ma in questo caso il risultato è solo offensivo…

VOTO: 2 su 5

Quello che non vedrete…

Tomboy Regia di: Céline Sciamma. Attori: Zoé Héran, Malonn Lévana, Jeanne Disson, Sophie Cattani. Genere: Drammatico. Durata 84 min (Francia 2011)  

La trama in due parole: La scoperta della propria identità sessuale da parte di Laure ragazzina di 10 anni, che si finge maschio (Michael), forse perché in fondo lo è davvero…

La critica in tre parole: Un film delicato come la carezza di un padre alla propria figlia/o. Sensibile e innocente come raramente il cinema ha saputo essere in questi anni. In una città come la nostra, omofobica, machista, sessista e dove di omosessualità non è dato parlare, questo film è una goccia di luce che può illuminare e far riflettere sul tema dell’identità sessuale con sconcertante semplicità e lucidità (anche attraverso l’uso di qualche luogo comune). La grazia del film sta proprio nel raccontare non attraverso le parole, ma attraverso l’esposizione del corpo, dei suoi mutamenti, delle sue forme ciò che siamo (da sempre) in fondo alla nostra anima. Non c’è punizione al travestimento di Laure in Michael che possa tenere a bada l’irrequietudine della corporeità della ragazza/o, perché Laure non si traveste da Michael è Michael. Come dice Manuel Billi, le scuse/non scuse che la madre le impone di fare ai compagni e alla ragazzina che ha preso ingenuamente in giro facendola innamorare (e ricambiando questo amore), suonano innaturali  “perché prodotti di una cultura che si crede natura, di un sesso biologico (maschio, femmina) che si crede (e ci fa credere) di essere genere (uomo, donna)” (www.spietati.it). Nessuna scusa può coprire ciò che siamo veramente e perché, poi, ci si dovrebbe scusare? Di cosa? Tomboy è un film che andrebbe proiettato nelle scuole, per cominciare a parlare una buona volta in questa città ferma agli anni ’50, con la dovuta e necessaria attenzione, di certi temi che restano tabù o spesso (peggio) motivo di discriminazione e insulto…

VOTO: 4 su 5