QUELLO CHE VEDRETE…

Le avventure di Tintin – Il segreto dell’Unicorno Regia di Steven Spielberg. Attori Jamie Bell, Andy Serkis, Daniel Craig, Simon Pegg, Nick Frost. Genere, Animazione. durata 107 min (USA, Nuova Zelanda, Belgio 2011).

La trama in due parole: Le avventure di Tintin giovane e avventuroso reporter e del suo fedele cane Milou, alla ricerca dell’”Unicorno d’oro” insieme allo sgangherato (e ubriacone) Capitan Haddock…

Il film in tre parole: Steven Spielberg gira il suo primo film in perfomance capture prendendo spunto dal fumetto belga Le avventure di Tintin di Hergé. L’eterno bambino del cinema USA si dimostra sempre a suo agio con le storie d’avventura piene di ritmo e azione. Il bel 3D di questo film e la nuova tecnica digitale del performance capture, oltre ad un montaggio pieno di trovante ben dosate all’interno della storia e che ben si accorda con immagini in tre dimensioni, sono una gioia per gli occhi e, nonostante qualche pausa a metà film e qualche piccola incongruenza narrativa (che speriamo possa essere colmata nei prossimi film visto che questo è il primo di tre) rendono il lavoro più che godibile e adatto a tutte le età. Bisogna essere onesti, Spielberg è uno che con il cinema (inteso come fabbrica di sogni) ci sa fare e questo film, che è una piccola summa di tutta la produzione del regista trasportata in digitale, ne è una prova. Chi ha amato Indiana Jones amerà molto questo film ma chi non ha gli occhi di un bimbo ma il ghigno di un adulto che ha perso la capacità d’immaginare, non riuscirà ad apprezzarlo fin infondo. Colori e azioni si mescolano in un prodotto che è simile ad un fuoco pirotecnico, che conferma quello che personalmente sostenevo ormai da un po’ di tempo: il vero eroe non è Tin Tin ma il piccolo Milou…

Voto: 3 su 5

I soliti idioti Regia di Enrico Lando. Attori: Fabrizio Biggio, Francesco Mandelli, Madalina Ghenea, Gianmarco Tognazzi, Valeria Bilello. Genere: Commedia. Durata 98 min  (Italia 2011).

La trama in due parole: Ruggero, padre autoritario e volgare, trascina il figlio Gianluca in situazioni grottesche alla ricerca di una modella…

Il film in tre parole: Come ha detto Concita De Gregorio in un bell’articolo comparso su Repubblica di Giovedì 3 Novembre: questo è il film dell’Italia del «boh?». Oltre i cinepanettoni, oltre ogni humor nonsense, questo film rappresenta in pieno l’Italia contemporanea alla fine di un lungo viaggio su Costa Crociere durato vent’anni: quando le luci della sala si riaccendono non resta niente! Alla fine non si capisce neanche perché e dove si dovrebbe ridere. E non parlo così solo perché da sempre considero  Francesco Mandelli un incredibile fortunato (o raccomandato?), non parlo così perché lo conosco da quando, una decina di anni fa, era il “nongiovane” in un programma di MTV e già mi chiedevo il senso della sua presenza sullo schermo, non parlo così perché credo che rappresenti in pieno il trionfo italiano dell’uomo senza qualità; parlo così perché in questo film riesco a ridere meno che nei film di Boldi e De Sica, e vi posso assicurare non è facile! Parlo così perché non posso credere che questo fenomeno televisivo trasportato sul grande schermo possa essere lo specchio dell’Italia di oggi (anche se temo di si) e del livello di intellettualità dei ragazzi di oggi che ne hanno televisivamente decretato il successo.  Su quest’ultima considerazione però mi fermo un po’ a riflettere, perché i cosiddetti “ragazzi di oggi” (ogni epoca ha i suoi “ragazzi di oggi”, almeno da Luis Miguel in poi…) so che non sono solo quelli della generazione e dell’Italia del«boh?», perché di ragazzi che si informano, si impegnano e si rimboccano le maniche in un paese che sta andando a fondo, che non ridono per la prima cazzata che appare sullo schermo, io ne conosco parecchi. Come ho già detto qui siamo ben lontani dal nonsense delle canzoni di “Elio e le storie tese” (geniali) e delle gag di Leslie Nilsen (quanto ci manchi!), ma siamo andati oltre anche la sempliciotta volgarità dei “film natalizi”. Siamo arrivati qui ad una volgarità originaria, (se possibile ancor più) gratuita, annichilente. Sia ben chiara una cosa: il presupposto della mia critica non parte dal semplicistico discorso «non ci sono più valori» (personalmente i valori mi fanno paura!) quanto dal fatto che ce ne sono altri e che quelli che ci sono (questo film li rappresenta in pieno) non lasciano sperare in niente di buono per il futuro. In questo film il (presunto) comico è il mero (e involontario) segno della radice putrida degli anni che ci aspettano e di quelli che già ci sono stati…

VOTO: 1 su 5

  • Don alfie amarantus milito

    sicuramente un bel film. ottima recensione ragazzi