Pressanti e quanto mai giuste le richieste degli agricoltori produttori di olive che ieri, nella riunione indetta presso Palazzo di Città, per risolvere la crisi del settore, hanno fatto sentire tutto il loro disappunto e la loro rabbia per una situazione ingestibile, con i prezzi delle olive attestati intorno ai 30 euro, con picchi al ribasso anche di 28 euro. E’ quello che traspare dalle parole dei molti braccianti presenti che chiedono alla politica una manovra forte, d’impatto, che possa ristabilire il prezzo almeno alla media dello scorso anno (57 euro per quintale). Presenti, in rappresentanza dell’amministrazione comunale, Salvatore Morano, presidente consulta per l’Agricoltura e Pasquale Barrasso, mentre Damiano Paparella per CopAgri. Il consigliere Pdl, ha dichiarato che il problema è esclusivamente di carattere europeo “non esiste un vero controllo all’importazione dall’estero; quindi manca la tutela per i produttori locali”; la conferma arriva proprio in diretta da Paparella il quale dichiara che ha visto egli stesso prodotto di scarsa qualità arrivare al porto di Bari ed essere immesso nel mercato senza alcuna forma di tutela e controllo. Una denuncia forte che apre scenari ben più gravi, di macro-gestioni del settore. E a farne le spese sono sempre i piccoli produttori, l’ultimo anello di una catena che prima o poi sarà destinata alla rottura. Gli agricoltori chiedono a gran voce una seduta straordinaria, un tavolo di concertazione, per porre rimedio al problema. Dal pubblico piovono frasi di dissenso all’indirizzo del Sindaco e dell’attuale giunta, rea di considerare chi lavora i campi solo persone utili in campagna elettorale… voti e non persone. E’ innegabile quanto affermano alcuni braccianti presenti, i quali parlano di un sistema mafioso dietro la compravendita delle olive e la produzione dell’olio extravergine d’oliva. Un po’ come accade per i carburanti, qui i grandi indotti, frantoi e non, fanno cartello nel tentativo di mantenere una certa stabilità al ribasso del prezzo delle olive. Così come accade per l’uva, con la lobby delle cantine, lo stesso sta avvenendo con i compratori delle olive. E chi paga il prezzo più alto, questo sì, è il piccolo produttore, che si vede remunerare un prodotto di indubbia genuinità, allo stesso prezzo del prodotto importato e di dubbia salubrità. Il problema europeo, sollevato dai rappresentanti della maggioranza, è solo uno dei tasselli da sistemare, poiché è conseguenza e non causa di un sistema disorganizzato, di istituzioni che da troppi anni latitano e che non sono state pronte alla liberalizzazione del mercato. Fino a quando non si cambierà modo di pensare e di agire, trovando realmente una soluzione valida per l’intero comparto agricolo locale (magari, come primo passo, istituire un Assessorato all’Agricoltura che possa curare direttamente questi problemi), per la produzione della nostra terra, ci ritroveremo ogni anno a parlare sempre dello stesso problema, a raccontare con sommo dispiacere la morte di un settore che fino a qualche anno fa, e dalla nascita della nostra città, è sempre stato il fiore all’occhiello e il primo motore della economia cittadina.

10 COMMENTI

  1. avete fatto male il copia incolla. non ci sono picchi al ribasso di 28 euro è un invenzione vostra

    • Premesso che non abbiamo fatto copia incolla da nessuna parte, ma abbiamo presenziato e ascoltato i relatori della riunione, ti garantiamo che dalla viva voce di due produttori differenti, abbiamo appreso questa triste realtà: 28euro al quintale per alcuni frantoi. E’ una triste realtà ma è così.
      Grazie per il tuo intervento… Staff!!!

  2. L’AGRICOLTURA: Un settore affidato agli “amici” senza costrutto.
    In un territorio dove si rende necessaria una presenza maggiore di esperti in agricoltura, capaci di fornire indicazioni sulle strategie produttive, sulle logiche di finanziamenti a sostegno del comparto, che siano locali, regionali e comunitarie, non esiste la benché minima organizzazione o iniziativa indirizzata in tal senso. Non sono al corrente che esista un organismo di zona o di sezione (come per la Coldiretti ad esempio)da cui poi escono i nomi delle persone da proporre alle amministrazioni comunali. Il nostro Sindaco ha affidato la Consulta della Agricoltura al signor Barrasso “un amico”chiedo se è mai possibile che l’Associazione di Categoria dei Commercianti ha previsto uno Sportello di Informazioni a carattere generale nei locali del Comune, mentre il “garante” delle associazioni agricole non “esiste” sul territorio….Ecco come nasce per questo settore il bisogno di creare …… UN CONSORZIO
    I produttori di formaggio, salumi, vino, carni, frutta ecc…………… in altre realtà più strutturate, hanno deciso di togliere le troppe “mani” parassite che come “vampiri” dissanguano gli operatori del settore.
    Gli “usurai autoctoni”, che con prestiti ed anticipi in denaro, schiavizzano i piccoli produttori…..
    Un Assessore al Settore con qualità e capacità, di concerto con il corrispondente Provinciale e Regionale, dovrebbe far sedere intorno ad un tavolo, i rappresentanti “utili” di categoria e gli Istituti Finanziari competenti.
    Purtroppo, gli aderenti ed iscritti alle tante Associazione di riferimento non hanno la stessa organizzazione dei Commercianti, ma mi duole sottolineare che il P.I.L. Cittadino è composto da gran parte delle attività legate al comparto agricolo.
    Lo spirito libero ha impedito di creare problemi nella misura in cui il gruppo di agricoltori che opera sul territorio decide di gestire i rapporti con gli enti locali, che molto spesso sono contraddittori. Comunque in base alla zona dove ritengo debba essere più forte e sentita la difficoltà, ci si trova la poca “ competenza “dell’incaricato del sindaco, creando così un vuoto politico. Il compito principale del delegato al comparto poteva essere colmato con la presenza di un operatore “tecnico selezionato”, naturalmente preso dal settore agricolo, per fornire informazioni agricole a tutti coloro che le richiedevano ed in grado anche di consigliare.
    Qui purtroppo per la nostra agricoltura è una lotta giornaliera dalla quale non si sa come si ad uscire. Secondo le informazioni che giungono dal Comparto agricolo, il settore sta vivendo un periodo di crisi, dovuta alla poca organizzazione e la mancata applicazione di una politica agricola, che doveva selezionare e mappare tutte le campagne italiane, così da consentire una pianificazione più omogenea e fatta di pochi sprechi.
    Il motivo di questa esigenza è principalmente quello di evitare “colture selvagge”fuori programma. Il Consorzio è un piccolo passo in avanti!
    Grazie per l’attenzione.

  3. finchè a cerignola non si faranno cooperative serie si per l uva che per le olive ci saranno sempre questi problemi ma ci vogliono persone serie e con le palle che non devono avere paura delle minacce dei propietari di cantine e frantoi che lavorono per2 mesi e vivono per 3 anni e chi ci rimette e sempre il povero agricoltore

    • Non siamo soliti fare polemiche con gli addetti ai lavori. Abbiamo numerosi collaboratori, non so se li conosci tutti!
      Grazie per il tuo contributo… Staff!!!

  4. Chi durante la campagna elettorale si è fatto fotografare con gli agricoltori perchè doveva essere al loro fianco. Ora le cose non vanno bene e la colpa come al solito e sempre degli altri. Questa volta il problema è EUROPEO.
    L’unica soluzioneper risolvere questo problema è fare gruppo, Cosa difficile dalle nostre parti.

  5. Il problema non è solo Europeo o Internazionale, la questione si deve risolvere a livello Nazionale. Quelle sanguisughe di : mediatori, affaristi, grossisti, proprietari di cantine vinicole ed olearie, fornitori dei concimi e trattamenti dei fitofarmaci, usurai…… tutti questi parassiti devono essere eliminati. Il “cartello o consorzio” dei produttori si deve costituire, questa è l’unica salvaguardia economica per tutti i prodotti che dà questa Nostra Terra.
    Non servono geni o fotogenici, qui servono decisioni e volontà di “associarsi”.
    Alcune Associazioni di Categoria importanti hanno iniziato “in piccolo” a vendere il prodotto direttamente in Mercati Rionali e/o Comunali, offrendo ai cittadini tutti la possibilità di acquistare il prodotto senza troppi “passamano”.
    L’Assessore Mercatale potrebbe dare un segno tangibile della sua presenza, di concerto con gli altri “coinvolti”.
    Il progresso passa anche da quì!

  6. Sino a quando non si diffonderà una coscienza cooperativistica, resteremo sempre schiavi della speculazione dei prepotenti di turno che si arricchiscono alle spalle degli indifesi coltivatori diretti. Una cooperativa a ciclo completo che produce olio e vino sarebbe nelle condizioni di moltiplicare gli utili almeno del 150% se procedesse a confezionare ed etichettare il prodotto , diffondendolo direttamente. Purtroppo esiste ancora molta diffidenza, per cui ci si accontenta dell’uovo subito, che della gallina domani.

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