Da sinistra a destra: Natalia Gurgone, Ettopre De Conciliis, Giovanni Rinaldi e Franco Conte
Da sinistra a destra: Natalia Gurgone, Ettore De Conciliis, Michele Fumagallo, Giovanni Rinaldi e Franco Conte

Ancora Di Vittorio. Finalmente il murale. Chiusa, o meglio superata, la fase virtuale (quella del gruppo face book creato da Andrea Ladogana), comincia quella all’insegna della concretezza e della progettualità. Facce, mani ed idee che finalmente, nella giornata di ieri, all’interno della sala Nucci Ladogana di ExOpera, si sono potuti incontrare in quello che, più che un convegno, si può definire tavolo di lavoro. Padrone di casa Gianni Rinaldi, studioso di culture  e tradizioni locali, promotore, da ormai tre anni, della battaglia per il recupero dell’opera di Ettore De Conciliis. Evento impreziosito anche dalla presenza di quest’ultimo, mentre l’altro autore, Rocco Falciano, che pur doveva essere presente all’iniziativa, è venuto a mancare proprio tre giorni fa.

Da Avellino una lezione per Cerignola. E’ stato il circolo de “Il Manifesto” di Avellino (Michele Fumagallo, moderatore della giornata, è giornalista del quotidiano comunista) assieme all’archivio storico della Camera del Lavoro del capoluogo irpino, a volere con forza e determinazione  l’appuntamento di ieri. Sono arrivati in pullman, una presenza folta, vivace e  propositiva. Una boccata d’aria anche per gli animi cerignolani, magari un po’ fiaccati da risposte che tardavano ad arrivare e dal territorio e dalle istituzioni. «Il legame con l’autore (De Concillis nasce ad Avellino nel 1941, ndr) e la voglia di riscoprire una memoria utile al presente: questo ci ha spinto a venire da Avellino a Cerignola» – spiega Gianni Marino dell’archivio storico della Cgil. Una Camera del Lavoro presente (finalmente) anche nella sua versione locale, con il segretario cittadino, Luigi Vinciguerra, che ha preso un generico impegno verso un’ opera che anche a sinistra, non è mai del tutto piaciuta. Forse perché mai del tutto capita.

L’impegno dell’ amministrazione. E’ sicuramente una novità la cui consistenza andrà vagliata nel tempo. Ma la presenza e gli impegni presi dall’amministrazione comunale nella mattinata di ieri segnano un punto importante nel pallottoliere della speranza che misura l’andamento di un’impresa come quella del recupero del murale. Franco Conte, Presidente della Consulta per la Cultura, si dice «pronto a costituire nel più breve tempo possibile un gruppo ristretto di lavoro che, oltre a provvedere alla messa in sicurezza dell’opera, si faccia carico anche di organizzare una raccolta fondi tra privati e si preoccupi della ricerca di finanziamenti, magari anche istituzionali». Anche il sindaco Giannatempo preme per una «immediata costituzione di questo nucleo di lavoro», prima di lasciarsi andare ad un amarcord che, a Cerignola, mischiava sacro e profano: «Ricordo ancora che il mio prete, convinto anti – comunista, dopo aver benedetto con l’acqua santa il quadro della Madonna di Ripalta, faceva lo stesso con quello di Di Vittorio. Lui è stato e resta un figlio di questa terra, il recupero di quel murale rappresenta un atto dovuto per questa comunità».

Rinaldi ed una battaglia che si rischia di poter vincere. «Non siamo qui per recuperare in toto i luoghi e i simboli legati a Di Vittorio, da Palazzo Carmelo alla Masseria Durante. Siamo qui solo e soltanto per il murale e su quello ci dobbiamo concentrare». E’un Rinaldi pragmatico, come nel suo più autentico stile, quello che preme per l’istituzione di un tavolo perenne che ogni 30 giorni faccia il punto della situazione. «Ognuno metta a disposizione quello che può – continua Rinaldi – come ha fatto oggi l’azienda di Adventa di Mimmo Tomacelli che ha stampato dei pannelli fotografici, che magari potrebbero tornare utili come complemento dell’esposizione delle parti recuperate. Io dico che gli sponsor ci sono. Qualcuno già si è fatto avanti. Adesso ci vuole chi si proponga come il capofila di questo movimento. Il Comune di Cerignola sicuramente può farlo». Comune capofila e formalizzazione immediata del Comitato, passi ineludibili per la raccolta fondi. C’è un vuoto da riempire, quel buco d’aria per il parcheggio sotterraneo di Piazza della Repubblica che ha preso il posto del murale disinstallato negli anni ‘80. Bisogna far presto, prima che quel buco si trasformi in baratro. Un baratro in cui precipiti la memoria di un’intera comunità.

E da domani ? Salvaguardia, messa in sicurezza e catalogazione. Nell’ ordine sono questi gli step da affrontare nel più breve tempo possibile. Natalia Gurgone, la restauratrice romana che già nel marzo 2009 visitava l’illustre malato, anche questa mattina ha fatto visita al deposito ex Asia dove sono accantonati i pezzi del murale: «Una prima stima è stata fatta – dichiara a Lanotiziaweb -. Approssimativamente per la salvaguardia, la messa in sicurezza e la catalogazione dovrebbero bastare circa 10 mila euro, con l’impegno di almeno 5 – 6 operai. La bonifica può essere fatta anche in loco, cioè direttamente nel deposito. Dopo, i pezzi del murale vanno sicuramente spostati, quel luogo semplicemente non è sicuro. A febbraio, comunque, partiranno le prime analisi per accertarci, in via definitiva, della presenza e della relativa consistenza di fibre d’amianto». E a proposito delle forze economiche e dinamiche della città, nella mattinata si è presentato anche Donato Calice che, assieme a Franco Conte, ha avuto modo d’interloquire con la stessa restauratrice. «E’ stata una semplice manifestazione d’interesse – rivela la Gurgone  – , ci siamo scambiati i contatti per poi risentirci con più calma e con le idee più chiare sul da farsi». Il murale, intanto, anche ieri, ha fatto parlare. Di sé, attorno a sé, facendo incontrare soggetti che, magari, nella loro vita, mai si sarebbero sognati anche soltanto d’incrociarsi. E’ un’opera viva, oggi più che mai. Che interroga, con assidua impertinenza e a distanza di decenni, una città che, di tornare a sentirsi viva, ha davvero bisogno.

Stefano Campese