Si profila il rischio dell’interruzione di pubblico servizio per il Centro di Salute Mentale di Cerignola. A denunciarlo è l’assessore alla Sanità, Michele Romano, che sottolinea i gravi disagi attualmente patiti dai pazienti della struttura di via Ortale San Domenico. Alla cronica insufficienza dell’organico – una psichiatra, una psicologa, una assistente sociale e tre infermieri – si aggiunge il fatto che la psichiatra, la dottoressa Antonella Sgobio, è in allattamento, per cui per un certo tempo può garantire la sua presenza per sole quattro ore e mezza al giorno. Un fatto normale, se non fosse appunto che la dottoressa è l’unica psichiatra e che il bacino di utenza comprende, oltre a Cerignola, anche Orta Nova, Stornara. Stornarella, Ordona e Carapelle.

“La dottoressa Sgobio, in realtà, sta lavorando ben oltre le 4 ore e 20 previste dalla normativa sull’allattamento – afferma Romano – ma nonostante i suoi sforzi, si rischia di non garantire i Lea, i livelli essenziali di assistenza. Se da una parte il numero degli utenti è davvero elevato, dall’altra si corre il pericolo di non poter più assicurare un adeguato servizio ad una fascia di pazienti indifesi e a famiglie per le quali l’aiuto del Centro di salute mentale è vitale”. Romano si rivolge dunque alla Regione Puglia, chiedendo di muoversi per scongiurare questo rischio e anzi potenziare sia il Centro di Salute Mentale di Cerignola mettendo a disposizione della struttura un altro psichiatra, sia l’ambulatorio di Orta Nova, privo di psichiatra. Cerignola e Orta Nova, lo ricordiamo, fanno capo al Dipartimento di Salute Mentale dell’Asl Foggia.

“Perché il servizio di Psichiatria è stato sempre trattato da Cenerentola della sanità locale? – è la domanda dell’assessore -. Ciò è avvenuto per semplice indifferenza da parte di istituzioni come la Regione o per aiutare le strutture private ad allargare il proprio bacino di utenza?”.

Nei giorni scorsi la stessa Sgobio ha inviato una lettera ai sindaci dei comuni interessati e ai vertici della stessa Asl, nella quale ricorda che “il carico lavorativo comporta, oltre agli appuntamenti e alle terapie giornaliere prestabiliti, anche urgenze per ricoveri volontari o in regime di Tso, consulenze presso l’ospedale Tatarella, visite domiciliari, certificazioni. Una mole di lavoro tale da non poter essere gestita da una sola unità operativa e da uno striminzito organico di psicologi, infermieri, assistenti sociali. Non si può garantire un’adeguata presa in carico dei molteplici pazienti psichiatrici che necessitano di interventi plurimi a livello biologico, ovvero farmacologico, psicologico, familiare e socio-relazionale, indispensabili per evitare la cronicizzazione della malattia mentale”. Addirittura peggiore, se possibile, è la situazione dell’ambulatorio di Orta Nova, privo di psichiatra: sono attualmente in servizio un solo infermiere, una assistente sociale part-time, e manca completamente la figura dello psicologo.

La carenza di personale determina la violazione di una serie di diritti: “quello alla maternità dell’unico psichiatra in servizio; quello dei pazienti ad una adeguata assistenza medica socio-sanitaria e ad un intervento anche psicoterapeutico che tenga conto della persona; il diritto delle famiglie ad essere sostenute ed aiutate nella comprensione e gestione della patologia psichiatrica del familiare; il diritto degli operatori a lavorare in condizioni tali da evitare il burn-out”. La dottoressa Sgobio e gli operatori del Centro di Cerignola hanno subito nei giorni scorsi manifestazioni di forte aggressività da parte di alcuni pazienti, le cui visite sono state più volte rimandate per dare priorità alle urgenze.

3 COMMENTI

  1. Encomiabile il lavoro svolto dai professionisti ed operatori, sebbene non sia informato più di tanto… Mi auguro davvero che possano ricevere il sostegno adeguato e che gli ultimi non vengano abbandonati a se stessi!

  2. Una citazione sulla carta del pesce andrebbe fatta anche per gli amministratori del settore Sanitario, che ci rappresentano, nostro malgrado, a Bari, Foggia, Cerignola, non trascurando coloro che sono preposti per esercitare un controllo più profondo. Questo disagio non nasce dall’oggi al domani, dopo i tanti danni provocati agli utenti dalla allegra e personale gestione della Sanità Regionale, che ci vede, sempre nostro malgrado, ultimi in Italia e forse anche in Europa. Andiamo sempre mendicando aiuti, ma non sappiamo tenere le cerniere ………………alzate, l’ombra del malaffare impera ed insegna. Le strutture sanitarie,vanno gestite con coscienziosa determinazione e competenza da parte degli Amministratori, è chiaro che gli operatori e professionisti sono l’unica base credibile, mentre è da condannare il government………………….

  3. Una considerazione solo generale per carità, non riferita al Centro salute mentale, che non conosco….insomma, vorrei dire, conoscendo da utente e ribadisco UTENTE, l’Ospedale, gli uffici amministrativi ecc. di Cerignola, ma conoscendo e avendo conosciuto altri ospedali, altri uffici amministrativi, di altre zone più a nord di noi, molto più a nord, ecco vorrei dire che la differenza in termini di qualità di servizi, efficienza, attaccamento al lavoro, senso di responsabilità è abissale. Sarei contento se i dirigenti ospedalieri, il personale ausiliario, i medici fossero pagati in base ad un sacrosanto principio di efficienza. In tal caso l’attuale dirigenza ospedaliera di molti ospedali del sud, medica e amministrativa, ed il personale ausiliario e tecnico, spesso, non dico nella loro totalità, vedrebbero i loro stipendi crollare miseramente.
    Ahimè, in Italia il principio di efficienza conta solo nel settore privato, mentre nel pubblico contano solo le protezioni politiche….. Conforntando il livello di qualità dei servizi della nostra sanità pubblica rispetto alle realtà del nord Italia e del nordo Europa, risultiamo miseramente sconfitti e trincerati nella nostra presunzione.

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