Il palco durante il comizio finale
Il palco durante il comizio finale

Festa del Lavoro: si sfila come sempre. Anche se il governo è tecnico. E la cappa di “tecnicismo” potrebbe far demordere. Sia chiaro: nessuna folla oceanica, anzi… Poche decine di persone vanno ad ingrossare il corso di un fiume che, in passato, ha conosciuto ben altre portate e che oggi stenti anche a chiamarlo “fiume”. Diciamo la verità: verrebbe più facile “torrente”. Ma tant’è… di questo bisogna accontentarsi. O da questo bisogna ricominciare. Alle 9 l’assembramento (parolone…) in p.zza Duomo e alle 11.30 il comizio finale, in p.zza I maggio, del segretario confederale della Cisl Luigi Sbarra.

Lo striscione dei Giovani Democratici in piazza I maggio

L’antico comizio. Scelta infelice, quella i piazza I maggio. Il sole è alto e picchia forte. La gente è obbligata a cercare riparo all’ombra per seguire le parole dal palco. Imprecazioni e bottigliette d’acqua viaggiano veloci in mezzo ad un pubblico temerario. Sul palco c’è anche chi non ce la fa: perde i sensi un militante storico della Cgil, anche a causa di un gonfalone stoicamente tenuto dritto fino ad allora. Potrebbe essere la metafora di un sindacato e di una parte politica che tentano di tenere la barra dritta ma che, prima o poi, sono destinati a crollare. Va anche detto che il militante si riprende quasi subito. Anche questa, a suo modo, una metafora capace di ridare speranza. «Monti ci aveva promesso rigore, equità e crescita – attacca Sbarra dal palco – ma fino ad adesso abbiamo conosciuto solo il rigore. La verità è che ci hanno caricato come muli con le tasse, quest’idea di un uomo solo al comando abbiamo già sperimentato che non funziona». Giù applausi. Mario (stesso nome del premier) è appoggiato al muro, all’ombra, camicia blu con maniche rimboccate: «Ha sbagliato Napolitano a volerlo fare capo del governo» – è la sintetica e lucida analisi politica, proferita mentre si ascigua un rivolo di sudore.  L’aria è immobile, ma qualche bandiera ha ancora la forza di sventolare. Tante quelle verdi della Cisl che oggi giocava in casa. Tra le rosse della Cgil spunta anche qualcuna di Rifondazione Comunista. I giovani del Partito Democratico, almeno loro, hanno boicottato la prima sortita al mare preferendo la piazza: a loro modo stoici. Ci spiegano di aver deciso, nelle parole e negli striscioni, di privilegiare il tema della legalità rispetto a quello del murale Di Vittorio, dopo il vile attentato subito da un maresciallo dei Carabinieri nella notte tra venerdì e sabato.

Il murale Di Vittorio. E’ il grande tema degli ultimi giorni a Cerignola. E non poteva non essere presente anche oggi, in un Primo Maggio che può ritrovare in questa battaglia un antico significato. La discesa in capo del Presidente della Regione Nichi Vendola assieme a quella di Elena Gentile sembra poter dare quella copertura e quella sponda politica che, fino ad adesso, era mancata al generoso e imperterrito “Comitato Salviamo il murale Di Vittorio”. In serata anche la Cicogna scende in campo con una raccolta fondi per il murale, dopo aver già depositato una mozione in tal senso. Quel “bene comune”, spontaneamente e quasi ingenuamente resuscitato nella giornata dello scorso 21 aprile, sta davvero lasciando il segno. In città ed oltre i confini di questa, come dimostra l’interessamento di Vendola. A lui, a Peppino, ancora una volta va riconosciuta la capacità di trasformare una periferia, la nostra Cerignola, in un centro: di lotta, di passioni, di politica.

 Stefano Campese

3 COMMENTI

  1. Non può esservi primo maggio se i lavoratori sono divisi ancora per colori politici, tutti paghiamo le tasse e tutti abbiamo gli stessi diritti doveri

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