PALERMO, 19 LUG, ore 17.16 – Un attentato dinamitardo è stato compiuto a Palermo in via Autonomia Siciliana nei pressi della Fiera del Mediterraneo. Vi sono coinvolte numerose automobili e sono molti i feriti. Sul luogo dell’esplosione che è stata avvertita ad alcuni chilometri di distanza, sono confluite tutte le pattuglie volanti della polizia e dei carabinieri. Sono state richieste autoambulanze da tutti gli ospedali. Secondo le prime indicazioni della polizia, un magistrato sarebbe rimasto coinvolto nell’attentato (ANSA).

E’ stato questo il primo lancio d’agenzia del 19 Luglio 1992. E così inizia l’omaggio che lanotiziaweb vuole fare a una persona, un uomo, che ha speso la propria vita per salvare il futuro di tanti italiani. Parole generiche, apparentemente, ma che lasciano già immaginare ai più attenti di cosa si sia trattato. La ricostruzione di quella giornata è stata ben raccontata da Enrico Deaglio, nel libro “il vile agguato”.

Paolo Borsellino è nella villa al mare di Villagrazia di Carini. Si sveglia alle cinque, quando riceve una telefonata dalla figlia Fiammetta in vacanza a Bali, Indonesia. Risponde dettagliatamente a una professoressa di Padova che gli chiede: perché è diventano un giudice? Che cos’è la Dia? Che cos’è la superprocura? Esce in mare e si fa un bagno. Va a pranzo dal suo vecchio amico Peppe Tricoli, consigliere comunale dell’Msi. Fa un sonnellino, ma in realtà non dorme, fuma. Guarda in tv la tappa del Tour de France, perché è un appassionato di ciclismo. Alle 16.40 comunica a tutti che va a prendere la madre in via D’Amelio, il convoglio parte da Villagrazia e arriverà a destinazione circa venti minuti dopo.

Vincenzo Scarantino si mette la tunica della confraternita religiosa della Guadagna e bussa a quattrini nel suo quartiere. I fratelli Graziano, costruttori edili, vanno a controllare il loro palazzo in costruzione in via D’Amelio. Raffaele Ganci, il capomafia della Noce, informa Salvatore Cancemi che Borsellino sarà ucciso prima che venga sera. Il numero tre del Sisde Bruno Contrada, che ha scelto di passare le ferie a Palermo, passa la giornata con il suo vice Narracci sulla barca di un confidente. Salvatore Vitale, l’inquilino del pianterreno, presenzia al posteggio della Fiat 126, manda via i bambini che giocano in strada e se ne parte con la famiglia per Castelbuono. Salvatore Biondino dice a Giovanni Brusca che non è a disposizione perché “sotto lavoro”. Giuseppe Graviano, preceduto da una decina di uomini che gli fanno da staffette, si sistema nel giardino che chiude via D’Amelio con un telecomando. Emanuela Loi, la ragazza poliziotto, prima donna in una scorta, era in malattia a casa dei genitori in Sardegna con una febbre da cavallo, ma è tornata al lavoro per senso di responsabilità. La bomba esplode alle 16.58.

PALERMO, 19 LUG, ore 17.47– L’attentato al giudice Paolo Borsellino e alla sua scorta (vedi Ansa 099/0A e seg) è avvenuto in via Mariano D’ Amelio, dove abitano la madre e la sorella del magistrato. L’esplosione è stata violenta e oltre all’auto del giudice Borsellino, sono rimaste coinvolte le due auto della scorta e un’altra decina di autovetture che erano posteggiate lungo la strada. Il manto stradale è stato sconvolto per una lunghezza di duecento metri. L’edificio vicino al quale è avvenuta la deflagrazione dell’autobomba è rimasto danneggiato: muri lesionati, alcune parti crollate, infissi di balconi e finestre divelti fino al quinto piano (ANSA).

E il dramma si fa sempre più vivo, con lanci d’agenzia più dettagliati:

PALERMO, 19 LUG, ore 17.58 – L’autobomba, una Fiat 600 imbottita presumibilmente di tritolo, era stata parcheggiata davanti al numero 21 di via D’Amelio, dove abitano la madre e la sorella del giudice Borsellino. Nella deflagrazione l’autobomba si è disintegrata e alcuni rottami, dopo un volo di oltre cinquanta metri, sono andati a finire in un giardino dietro un muretto (ANSA).

PALERMO, 19 LUG, ore 18.18 – Il giudice Paolo Borsellino è rimasto ucciso nell’attentato. Il suo corpo, completamente carbonizzato, con il braccio destro troncato di netto, è nel cortile del palazzo dove abitano la madre e la sorella. Non è stato ancora riconosciuto ufficialmente, ma alcuni suoi colleghi, fra i primi ad accorrere sul luogo dell’attentato, asseriscono che è “certamente” lui (ANSA).

Vent’anni fa, 57 giorni dopo l’uccisione di Giovanni Falcone, saltavano in aria il giudice Paolo Borsellino e la scorta, quattro uomini e una donna. Sbriciolati dal tritolo mafioso. E, forse, purtroppo, non solo mafioso. Da quattro anni la procura di Palermo indaga sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia per un patto che, in cambio della cessazione della strategia stragista, attenuasse le misure di rigore nei confronti dei boss. Martelli, Ferraro e Violante ricorderanno solo 17 anni dopo, quando aveva parlato il pentito Gaspare Spatuzza che si autoaccusò della strage Borsellino, e non solo. Borsellino sapeva della trattativa e la strage di via D’Amelio fu per impedire che la rivelasse. Ma anche – dopo Lima e Falcone – un altro tassello della strategia dei corleonesi per premere sullo Stato.  Poi verranno gli attacchi a Firenze (Georgofili, maggio 1993, 5 morti e 48 feriti); Roma (luglio ’93) e Milano (luglio ’93, 5 morti) dopo che Provenzano aveva di fatto consegnato Riina ai carabinieri. Poi le minacce di far saltare la Torre di Pisa e avvelenare le spiagge romagnole, fino al mancato attentato allo stadio Olimpico (gennaio 1994), che segnò la conclusione della strategia stragista.

Borsellino ci piace ricordarlo così, con la sua convinzione di morire per sconfiggere la mafia. Sì, perché se si muore per mano della malavita organizzata, perché si sono scoperti tutti i dettagli che permettono a questi individui di proseguire nel loro progetto mafioso, non si muore invano. Il giudice Paolo Borsellino, così come già successo per Giovanni Falcone, ne sono la dimostrazione tangibile. Ricordare quei momenti serve da insegnamento affinché ciò non accada più. E l’agenda, quella maledetta agenda rossa che tanto poteva e può esser utile, mai più ritrovata. Ieri mattina è tornato a parlare della strage di Via d’Amelio, e in particolare della famosa “agenda rossa” di Borsellino, che conteneva gli appunti del procuratore aggiunto di Palermo, scomparsa subito dopo l’uccisione, anche il figlio Manfredi, che ha dichiarato: «L’agenda è nella disponibilità di qualcuno che può anche solo averne intuito il contenuto esplosivo. Distrutta o ancora intatta? Non lo so. Nel secondo caso certamente è una formidabile arma di ricatto per chi la possiede».

3 COMMENTI

  1. SIA BORSELLINO CHE FALCONE , IO NON LI CONSIDERO EROI MA LI PARAGONO A VERI FIGLI DI DIO MANDATI SULLA TERRA.
    PURTROPPO I BASTARDI DEI POLITICI LI HANNO FATTI AMMAZZARE.
    SI LA POLITICA, IN QUANTO E’ IL VERO CANCRO DELLA NOSTRA SOCIETA’.
    CHE IL SIGNORE LI BENEDICA PER SEMPRE A LORO E A TUTTI QUELLI CHE HANNO PERSO LA VITA PER LA STESSA RAGIONE.
    NOI PER COME CI COMPORTIAMO AVVOLTE NON SIAMO DEGNI DI NOMINARLI.

  2. quanti “bravi” a parole… quante strumentlalizzazioni..SENZA..FARE… !!
    abbiamo PRESENTE il procuratore SCARPINATO..? = QUELLI come LUI e LORO ..= FANNO. !!!
    QUANDO anche NOI..concrtetamente..difenderemo I NOSTRI figli dalla SPARIAZIONE della SALUTE-LAVORO-GIUSTIZIA-FIDUCIA nelle Istituzioni- SPERANZE ..?..
    SVEGLIA,…PERCHE’ E’ TARDI.

  3. Questa mattina in auto ascoltavo Radio Parlamento. Avevo capito che si stava commemorando Paolo Borsellino (e chi stava con lui il giorno della tragica strage) … Pensavo dapprima che stesse parlando Salvatore Borsellino… ( la voce con l’accento siciliano mi aveva ingannato) , la partecipazione emotiva, era quella che poteva avere di un fratello, una persona che amava Borsellino da molto vicino. In Parlamento stavano facendo celebrazioni in onore del Giudice Paolo Borsellino, altrochè celebrazione, il cancro nasce proprio da e tra quei banchi. Il nostro è un paese in cancrena. Incredibilmente corrotto sino al midollo. Se poi la metastasi ha intaccato alcune parti (Midollo), ciò non ci sanerà. Io penso che solo L’ IDV o il M5S siano concretamente indirizzati a combattere scelte errate e/o corrotte dai tanti politici passati e presenti, non ultimo il caso dell’inchiesta STATO-MAFIA della Procura di Palermo, dove ad essere intercettato l’ex Ministro degli Interni Nicola Mancino parlava con il Presidente della Repubblica Napolitano, e dove credo, il succo della telefonata, era forse la richiesta di un accomodamento, se non addirittura di chiusura dell’inchiesta da parte dei Giudici della Procura, affinchè l’ex ministro non avesse avuto problemi di nessuna natura sopratutto quella giudiziaria. In ultimo, spero che la gente non si metta ancora a votare PDL, PD o UDC, altrimenti… vuol dire che questa nazione tanto cara nel mondo intero vada in malora del tutto.Meditate Gente, Meditate!!!

Comments are closed.