Era il 23 luglio 2010 e per Giannatempo & Co. quella sera finì male: si tornò a casa scortati, appena terminato il funerale della democrazia. A poche ore di distanza, ancora un consiglio caldo, in cui Metta chiede la sospensione della seduta per accertare la avvenute notifiche ai consiglieri assenti. Il cicognino chiede di non votare, di non approvare l’ennesimo S. Samuele, l’ennesimo Torricelli o Fornaci. Alla fine si approva S. Barbara. La Cicogna vota no. Pd e MpT si astengono.

Tutto comincia qui. Era ancora luglio del 2010 quando il consigliere de La Cicogna, Franco Metta, continuava a perorare la causa della sostanziale nullità dell’assise cittadina. L’avvocato annunciava un ricorso al Tar poiché le procedure di notifica ai consiglieri, a suo dire, non erano state rispettate, contestando la “presunta” irreperibilità di alcuni di essi. A fine agosto viene inoltrato il ricorso al Tar da Michele Specchio e comincia l’iter. Il Tar respinge il ricorso. Il giorno 1 settembre 2011 Metta ricorre al Consiglio di Stato. Dopo poco più di un anno La Cicogna ha la meglio: annullato il deliberato del Consiglio Comunale del luglio 2010!

Con questa sentenza si apre un nuovo capitolo. Si pone la seguente questione: riproporre il progetto su Santa Barbara in consiglio? E se si, identico? O procedendo a modificare alcune criticità già evidenziate nel corso di questi due anni? Oltre il commento politico, queste sono domande alle quali Antonio Giannatempo non ha fornito risposta. I cittadini di Santa Barbara quando e come avranno la loro chiesa? Nel grande progetto politico “lottizzation”, il fulcro del fare di questa amministrazione si stava già orientando verso nuove zone ‘vergini’. Adesso però si impone come urgenza Santa Barbara, quindi un (eventuale) consiglio comunale in cui parlarne e confrontarsi, in cui evitare di far nuovamente ‘accender l’aria’. Riusciranno i cittadini a restar pazienti?