BARI – Si è inaugurato ieri sera il primo albergo 5 stelle di Bari. Si tratta dell’ex Albergo delle Nazioni che torna  a risplendere come Boscolo Bari gestito dal Gruppo Boscolo, proprietario della catena alberghiera internazionale BH4 e BH5.

L’albergo ospita – nella ‘Sala delle Nazioni’ – la mostra ‘1921-1945 Venti di Moderno’ ideata da Ettore Mocchetti e prodotta da AD Architectural Digest. L’esposizione è stata estrapolata dalla mostra multimediale ‘La casa degli Italiani. 1861-2011’, un capitolo de ‘La casa degli Italiani. 1861-2011’ allestita  con successo di pubblico e di critica a FieraMilanoCity durante il recente Salone Internazionale del Mobile. È visitabile fino al 30 settembre dalle 10 alle 20.

‘Venti di Moderno’  racconta come gli italiani abitavano durante il periodo del fascismo: in quali case, circondati da quali mobili, insieme a quali oggetti, secondo quali comportamenti e abitudini. Il periodo rappresentato è quello di Giuseppe Terragni, Giò Ponti, Franco Albini e Guglielmo Ulrich, del Razionalismo e dello stile ‘900, della sperimentazione dei giovani del Gruppo dei Sette e della neo-tradizione incarnata da Marcello Piacentini. Sono gli anni in cui debuttò la radio e si affermò l’elettrodomestico, ma anche quello delle utopie funzionali parzialmente destinate a tradursi in fatti con il boom  economico degli anni ’60, della cucina economica, della casa elettrica, della bella architettura.

Sogni e realtà di una società con lo sfondo di uno Stato pervasivo e autoritario se non proprio totalitario, contraddittorio nella sua ansia di modernizzare e insieme di conservare, di essere nuovo, ma sulle spalle di una idolatrata romanità.

La scelta di rimettere in mostra il capitolo ‘1921-1945 Venti di Moderno’ non è casuale perchè in quegli anni il volto di molte città italiane si trasformò, esattamente come il modo di abitare degli italiani attratti, per ragioni economiche e di lavoro, dai grandi poli urbani industriali e burocratici a dispetto delle politiche rurali di Mussolini.

Al pari di Milano, Torino, Roma e Napoli, anche Bari si affacciò alla modernità urbanistico-architettonica. Lo fece con il ‘lungomare’, un asse urbano di quindici chilometri a collegamento della nascente Fiera del Levante con il porto, voluto da Araldo di Crollalanza, sansepolcrista, podestà di Bari dal 1926 al 1928 e poi ministro dei Lavori Pubblici (1930/35). A studiarne il piano urbanistico venne chiamato l’architetto Concezio Petrucci, autore di un capolavoro pre-postmoderno che è la Chiesa dell’Immacolata di Fatima a Borgo Segezia in provincia di Foggia.

Petrucci e i committenti pubblici e privati incaricarono alcuni professionisti di progettarne le architetture che rispecchiassero le correnti stilistiche italiane dell’epoca. Come scrive la studiosa Elisa Massano, ‘lo stile architettonico (degli) edifici costruiti sul fronte mare coniuga semplicità e compostezza delle forme del mondo classico con la severità e l’imponenza degli stilemi del Regime con una caratterizzazione data sia dalla cultura magno-greca che dagli stilemi federiciani’. Tra le opere realizzate a partire dal 1926 si segnalano per qualità il Palazzo della Provincia su progetto di Luigi Baffa, il Palazzo per uffici del Ministero dei Lavori Pubblici dell’architetto romano Carlo Vannoni che mixa stilemi razionalisti ed elementi classici; il Circolo Canottieri Barion dell’architetto Saverio Dioguardi che richiama la forma di una nave;  il Palazzo degli uffici del Ministero delle Finanze, la Casa del Mutilato, l’Istituto Superiore di Scienze Economiche e Commerciali, il Liceo Ginnasio Quinto Orazio Flacco (di Petrucci), e la Caserma della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale di Dioguardi.

Un compatto, ma variegato insieme di architetture che creano una cortina degna di altri lungomare o lungofiume celebri, da quello dell’Avana a quello di Shanghai. E che ha – ecco il collegamento con la mostra di AD – la sua pièce de résistance nell’espressivo semicilindro d’angolo del ‘Grande Albergo delle Nazioni’ realizzato dal fondatore dell’Istituto nazionale di urbanistica (INU) e segretario del Sindacato nazionale fascista degli Architetti, Alberto Calza Bini, nel 1935, in occasione della settima edizione della Fiera del Levante.

Il ‘Grande Albergo delle Nazioni’, ristrutturato da Italo Rota, è oggi il Boscolo Bari: un ponte straordinario tra l’abitare (in viaggio) di ieri e di oggi.