COPERT_MARINAnche per le festività natalizie, lanotiziaweb.it vi propone un racconto, di Nunzio Di Giulio, tratto da una storia realmente accaduta. Si tratta di un testo breve, si legge in pochi minuti, e lascia grandi spunti di riflessione.

Mio nome Marinela

Prefazione

Non è mai facile raccontare una storia suscitando nei lettori i sentimenti che la stessa provoca in noi. E’ ancor meno semplice, racchiudere in poche righe una storia che narra di un sogno finito in tragedia. La speranza, la voglia e il diritto a una giusta dignità, propria dell’essere umano, s’infrangono contro la brutalità, l’efferatezza, l’ignavia di chi propriamente essere umano è difficile definirlo.

“Mio nome Marinela”, ultima fatica dell’autore Nunzio Di Giulio, illustra in modo assai chiaro quanto la realtà possa affossare ogni ragionevole aspirazione. E’ la storia di una ragazza come tante, che fugge insieme alla propria famiglia da una realtà che non le appartiene, e cerca un futuro migliore per sé e per i suoi cari. Una valigia piena di pochi averi, ma di tanti sogni e speranze che un giorno, purtroppo, si scontreranno con la cruda realtà del mondo in cui viviamo.

“Mio nome Marinela”, frutto della fantasia dello scrittore, è ispirato a una storia realmente accaduta e che, ovviamente, Di Giulio non vuole svelare. Il racconto è breve, si legge con una certa rapidità, ma lascia nella mente del lettore un segno indelebile, lo proietta sulle scene che si susseguono con una lucidità incredibile. La realtà, tanto significativa e a tratti brutale di questa storia, che evidentemente Nunzio Di Giulio deve aver provato, traspare in maniera completa e totale, trasmigra sul lettore che resta affascinato e al tempo stesso privo di parole.

Il rispetto per l’essere umano e il diritto a una giusta vita, sono alcuni degli ingredienti del racconto. Il diritto a una dignità umana, singola e imprescindibile, le basi sulle quali si fonda il pensiero, molto profondo, sotteso alla storia narrata dall’autore.

La metafora della natura che muta il suo comportamento al cambiare degli avvenimenti umani, apre uno scenario di profonda riflessione epistemologica sul significato della vita e sul rispetto di ogni singola dignità.

Vito Balzano

Mio-nome-Marinela

Marinela personaggio frutto della fantasia dell’autore Nunzio Di Giulio

prende spunto da una storia realmente accaduta

Mio nome Marinela

L’ultima volta che la vidi fu la mattina antecedente al suo appuntamento con la morte, nei pressi di un viadotto sterrato di campagna, variopinto di fiori, dell’ex S.S. 98, poco lontano dall’antica e nota Masseria “Le Torri”.

Marinela, questo il suo nome, era giunta in Italia dalla Romania, unitamente ai suoi genitori, inseguendo un sogno: una vita migliore. E il sogno rimarrà tale poiché qui vi troverà una fine orrenda: la morte.

Marinela era una delle tante ragazze che si trasferivano in Italia per ‘cercare fortuna’. Ragazze in fuga dalla povertà e dalle umiliazioni, alla ricerca di diritti e dignità. La maggior parte di loro trova lavoro come badanti o come domestiche. Molte, purtroppo, diventano prostitute. Tutte sognano un riscatto sociale; poche, in verità, riescono a ottenerlo.

Marinela riuscì a trovare una modesta abitazione in un piccolo borgo della Daunia, dove si trasferì con i suoi genitori.

Si mise subito in cerca di lavoro, uno qualsiasi, pur di poter vivere con dignità in Italia.

Cercò lavoro ovunque, presso famiglie, aziende agricole e commerciali ma niente da fare, i giorni passavano e i pochi soldi portati dal suo paese finirono. La famiglia si trovò subito ad affrontare molte difficoltà, prima su tutte il pericolo dello sfratto dalla piccola casa in cui vivevano, non potendo pagare il canone mensile di fitto.

Era disperata Marinela; l’Italia le piaceva molto, voleva restarci a tutti i costi, sicuramente in compagnia della propria famiglia.

Aveva 22 anni, bellissima, vivace, esuberante, occhi lucenti penetranti, capelli neri ondulati e folti: per strada non passava inosservata.

Un mattino, durante il suo girovagare in cerca di lavoro, entrò in un bar di Cerignola, chiese al proprietario di lavorare, e ottenne l’ennesimo rifiuto.

In quel bar, sedute a un tavolino, vi erano delle ragazze dell’est, prostitute, che consumavano la colazione. Notarono Marinela, la invitarono a sedersi al tavolino con loro, le offrirono la colazione, e Marinela chiese loro aiuto. Le ragazze le spiegarono che tipo di lavoro svolgevano, e le assicurarono che con la sua bellezza non avrebbe trovato difficoltà a guadagnare molti soldi.

Marinela, disperata, seguì le ragazze: fu il primo giorno di quel maledetto ’lavoro’.

Tornata a casa, rassicurò i suoi genitori, dicendo loro di aver trovato lavoro presso un’azienda agricola per la trasformazione dei carciofini, e che quindi non dovevano preoccuparsi.

Al mattino salutava i suoi genitori e andava a lavorare; con la corriera raggiungeva Cerignola dove, presso il  solito bar, incontrava le  colleghe di ‘lavoro’. Dopo aver consumato la colazione, s’incamminava verso l’incrocio dell’ex S.S. 98 ove, con facilità, fermava automobilisti che la  trasportavano sul posto di ‘lavoro’.

Marinela si era creata un mondo tutto suo, all’ingresso di un ‘tratturo’ ai bordi della strada ex S.S. 98, poco lontano dall’antica  masseria “Le Torri”, ove vivono molte specie animali.

Si sedeva su un muretto a secco, posto a margine della carreggiata, si cambiava, indossando scarpe da ginnastica, una minigonna, perizoma, e metteva in  mostra il suo bel corpo.

Cominciava a passeggiare lungo la strada, si muoveva con eleganza fissando gli automobilisti e accennando loro un saluto.

Molti di loro si fermavano, chiedevano il suo nome, e lei rispondeva: «mio nome Marinela». «quanto prendi?», chiedevano i clienti. «Venti euro».

Saliva a bordo dell’auto, indicava al suo cliente il posto dove fermarsi per consumare il veloce rapporto, e a conclusione di ciò, tornava al muretto.

Dopo pochi giorni, Marinela divenne famosa nella zona, ogni giorno una gran folla di uomini con voracità la possedevano.

Marinela non diceva mai di no, accontentava tutti, con il suo essere impudico intimidiva anche gli uomini più virili.

Incontrava, in un’ora di lavoro, un numero di uomini che altre sue colleghe che si prostituivano non lontane da lei  incontravano in più giorni.

Vincenzo, la Guardia  campestre della zona, si affannava inutilmente a farla allontanare, perché i proprietari terrieri si lamentavano del via vai di gente.

Guadagnava parecchio Marinela verso sera si rivestiva all’ultimo cliente chiedeva di farsi accompagnare a Cerignola per riprendere la corriera  e raggiungere casa.

Nelle prime ore di un pomeriggio assolato, mentre consumava un panino sul posto di lavoro, due balordi a bordo di una motocicletta si avventarono su di lei  picchiandola selvaggiamente e rapinandola  dei suoi guadagni.

Fu inutile la denuncia contro ignoti presentata presso le forze dell’ordine.

Era prudente Marinela, il pericolo era sempre in agguato, come avere una pistola puntata alla testa.

La sua delicata e perversa bellezza, aveva fatto sì che molti avventori s’innamorassero di lei tanto da suscitare invidia e gelosia tra le sue colleghe.

Marinela aveva avuto molte proposte di matrimonio, tutte respinte per vergogna, e con i molti soldi accumulati in pochi mesi aveva acquistato casa nel suo paese d’origine.

Una mattina un avventore, a bordo di una grossa auto scura, colpito dalla splendida nuvola di capelli neri che incorniciavano il suo il viso si fermò, abbassò il finestrino dell’auto e le chiese: «Posso farle  compagnia? Facciamo un giro in macchina?»

«Con piacere», rispose lei alzandosi.

Entrò in macchina con lo sguardo pieno di curiosità, capì subito che l’uomo di mezza età, elegante, distinto, era diverso dagli altri. L’uomo le fece omaggio di una rosa rossa, volle sentire la sua storia, rimase molto colpito, poi la riaccompagnò sul posto e fu molto comprensivo e generoso con lei.

Da quel momento l’uomo non pensò ad altro, a giorni alterni andava da Marinela, offrendole sempre una rosa rossa.

I giorni trascorrevano abbastanza tranquilli per Marinela, sebbene ogni tanto qualche avventore le desse fastidio.

Era un pomeriggio di fine agosto, in cielo chiare nuvole. Marinela era vestita di bianco, aveva una collana di perle, calzava zoccoli neri, aspettava ancora gli ultimi clienti per poi farsi riaccompagnare a Cerignola, per il ritorno a casa. Guardava affascinata i colori dei fiori di campagna che ornavano il tratturo, le rondini che svolazzavano da un albero all’altro, sentiva il vivace rumoreggiare degli animali della masseria, il vecchio cane Richi che ogni tanto le faceva compagnia, avvertiva qualcosa; stranamente non rientrava alla masseria, guaiva terrorizzato, appariva e spariva come un folletto nei ‘tratturi’ vicini, fino a sdraiarsi non lontano da Marinela.

All’improvviso l’atrocità! La natura fu invasa da vane urla disperate di aiuto! Marinela veniva  assassinata in pochi minuti, il corpo rinchiuso nel bagaglio di un’auto e portato via; rivoli di sangue scorrevano lungo il ‘tratturo’ e per terra giaceva il suo vestito stracciato.

La natura, unica testimone del cruento fatto, traumatizzata si fermò; gli animali della masseria “Le Torri” zittiti!

E su quell’orrore, anche quella sera, il tramonto accese di splendidi bagliori un cielo infinitamente lontano. Poi scese il buio. E fu silenzio. L’assassino sparito.

Il giorno dopo, di prima mattina, una collega di Marinela non vedendola arrivare, si recò presso il muretto, notando una chiazza di sangue e un vestito bianco strappato. Con la paura negli occhi, per l’immagine di ciò che poteva esser capitato, avvertì subito i Carabinieri.

Marinela, 22 anni, fu trovata il giorno stesso, seminuda, da un pescatore in un canale alla periferia  di una città di mare poco lontana da Cerignola; tutto il corpo straziato da sette ferite inferte con inaudita violenza da un’arma da taglio.

Marinella aveva cercato una disperata difesa; aveva ferite anche sulle mani.

I poveri genitori strinsero il corpo straziato della loro meravigliosa creatura.

La raccapricciante scoperta del cadavere di Marinela, fu scioccante per le sue colleghe; molte, infatti, scapparono via da Cerignola.

Il caso, particolarmente cruento e misterioso, appassionò la stampa.

Sul luogo del martirio i fiori di campo ricominciavano a germogliare dopo essere stati bruscamente pestati.

Ripresero le rondini a volteggiare e a rumoreggiare dopo le grida strazianti che le avevano ammutolite.

Il vento ricominciò a soffiare leggermente, e le nuvole a disegnare immagini fantastiche.

Le formiche e tutti gli animaletti, fuggiti da quel luogo, si riunirono nuovamente.

Le gazze erano agitate; guardavano quel lago di sangue, poi volavano su alberi di ulivi.

Le farfalle volavano via lontano.

Gli animali dell’antica masseria “Le Torri” si ricomposero, i cani zittiti ricominciarono ad abbaiare.

Le oche e le galline a beccare le piantine.

La cavalla Creola, e suo figlio Ruby, cacciavano via dalle orecchie quelle strane grida, le loro folte criniere che si erano scapigliate si ricomposero.

I gatti tornarono ad azzuffarsi.

Il tintinnio delle campanelle al collo delle caprette ricominciò a suonare.

I colombi, dopo aver succhiato l’acqua, fecero rientro nella colombaia.

Michele, il contadino della masseria “Le Torri”, ignaro, carezzava Creola e Ruby offrendo loro  golosi carrube.

La natura ricominciò il suo decorso.

Il povero vecchio Richi fu trovato poco lontano con il muso nascosto fra le zampe, era morto, forse di crepacuore.

Arrivederci caro Richi, vissuto tanto tempo all’ombra  della masseria “Le Torri”.

La guardia campestre Vincenzo e i contadini non passano più da quel tratturo per loro evoca immagini angosciose.

Accanto al muretto di Marinela, ignoti posano fiori e ceri sempre accesi, qualcuno grida Marinela arrivederci in cielo.

Il suo feroce sterminatore non ha ancora un nome.

                                                 Nunzio  Di Giulio

60 COMMENTI

  1. Gent.ma Redazione,
    permettemi di manifestare il mio disappunto per la pubblicazione di questa storia.
    Innanzitutto,proprio perché siamo nel periodo natalizio,avrei preferito la pubblicazione di una storia con una morale diversa ed in secondo luogo,diamo voce ad altri esempi e sosteniamo gente che vale la pena leggere.
    D’accordo sul fatto della brutalità e della tristezza che queste ragazze vivono ma dedicare la storia di Natale ad un simile episodio provoca in me,rabbia.
    Tante donne rischiano la propria vita a causa del lavoro che le porta ad andare in giro percorrendo migliaia di chilometri al giorno,sono donne esposte a mille pericoli e nessuno scrive nulla!
    Dico basta alla pubblicità di queste storie e lasciamo che sia solo la giustizia ad occuparsene.
    Non per questo dico d’abbondare chi magari si dedica al recupero di queste donne ma valorizziamo e divulghiamo altro tipo di messaggi e/esempi.
    Grazie.
    Buon Natale.

  2. cara pidiellina scrivi una storia e fattela pubblicare da lanotiziaweb, anke lavare le scale è pericoloso ma nn è ke lo vanno dicendo….

  3. Pidiellina perchè ti chiami così?.E’ noto che a Natale tutti i mass media ricordano le storie dei poveracci.Onore alla notizia web che proprio in questi giorni ha pubblicato un racconto di una povera ragazza dimenticata da tutti anche dalla giustizia che tu invochi.
    Perchè non proponi alla notizia web gente che vale la pena leggere.
    Per quanto riguarda tu scoppi di ipocrisia.

  4. Il commento di pidiellina è semplicemente razzista, vergognoso, inqualificabile.
    Specialmente perchè fatto da una donna.

  5. pidiellina
    questa è una storia non è una favoletta di Natale. Una storia che ha l’effetto di un pugno nello stomaco. Le donne lavoratrici come sicuramente sarai tu, hanno tutte le mia stima, considerando che, anche se lavoratrici, si assumono il peso del compito di casalinghe e di mamme. Rischieranno anche a seconda del lavoro che fanno, spostandosi eccetera. Quindi tanto di cappello alle donne lavoratrici.
    Ma queste ragazze, non sono lì per scelta, per portarle alla prostituzione vengono prima violentate, se non si sottomettono vengono torturate e magari uccise. Il loro lavoro consiste innanzitutto nell entrare in auto con uno sconosciuto, se poi tutto fila liscio devono solo accoppiarsi con lui. Le vedo, tutti i giorni, hanno l’età delle mie figlie e mi piange il cuore.
    Una storia come questa va presentata e deve far riflettere (come dici sempre tu) proprio nel periodo Natalizio, xkè è questo il periodo in cui tutti ci sentiamo buoni, ma dobbiamo essere buoni con tutti, soprattutto con quelli che vivono ai margini della nostra società.
    Se ti leggesse berlusconi trattare così male le prostitute, ti scomunicherebbe e ti obbligherebbe a mettere il nick “bersanina” 😉

  6. Pidiellina, e che dobbiamo fare a Natale, come negli altri giorni? coprirci dal manto dell’ipocrisia ed andare avanti come se queste cose non esistessero affatto?
    Il racconto è invero molto macabro, ma com’è la vita quotidiana?
    Tu, Io ed altre siamo “fortunate” anche se ci arrabbattiamo con poco.
    Ma proprio nei giorni in cui tutti festeggiano dobbiamo ricordarci di quelle persone che soffrono, che sono piegate dalle necessità.
    Questa ragazza è morta, chissà quanto tempo fa, e mi fa rabbia intuire che sia stato per mano di un uomo che magari cercava di “possederla”. Allora io l’aggiungo a quel numero elevato come una montagna di donne vittime di femminicidio in quest’ultimo anno e comunque avrà il mio pensiero.
    E’ Natale, siamo tutti più buoni, e cerchiamo di non dimenticare la desolazione di chi è meno fortunato di noi.

  7. Cara pidiellina come mai tanto scalpore?
    dal tuo nome dovresti essere collocata a sinistra del parlamento,la tua rimostranza e’ molto piu’ figlia di un’altra parte dello schieramento………dici la verita’ non ci stai a capire un ca…. neanche tu ………bene sei in buona compagnia.

  8. scusami pidiellina ti avevo confuso per piddiina ecco il motivo del mio msg di sopra.
    ancora perdono……….ma baff……e buon Natale.

  9. Gentili lettori,
    Durante i 40 anni della mia carriera di poliziotto a Cerignola, ho combattuto con forza la prepotenza e la sopraffazione, stando sempre attento ai problemi degli ultimi.
    Per questi motivi,alcuni anni orsono studenti e insegnanti di ogni ordine e grado, chiesero al sindaco dell’epoca Prof. Rocco Mario Musto, preside dell’Istituto Industriale, di rappresentare al Consiglio Comunale di valutare la possibilità di concedermi la Cittadinanza Onoraria. Ebbene, il Consiglio Comunale con voto unanime, sottolineo unanime, mi conferì la cittadinanza onoraria. Onorificenza per la prima volta concessa a Cerignola.
    Successivamente ho ricevuto numerose alte onorificenze, forse immeritate, non è colpa mia.
    Oggi sono in pensione, e, pur non avendo avuto la possibilità di studiare come la “PIDIELLINA” ogni tanto mi viene da raccontare storie vere che ho vissuto. Credetemi,ne ho molte da raccontare, ma se creo fastidi a qualcuno mi fermo. Tutto qui.
    Per la curiosità della gentile Liv. la storia di Marinela è recente.
    Buone Feste
    Nunzio di Giulio

    • In un precedente commento ho scritto quello che seguirà tra qualche riga.
      C’è qualcuno che mostra di avere il senso di appartenenza nel proprio alias o meglio nel proprio schieramento politico di riferimento. Mai sentito parlare di olgettine, cene eleganti, bunga bunga? Perché il Natale non sarebbe il momento adatto a parlare di queste storie? Per non compromettere la digestione? Ha provato a fare le rimostranze al suo nanoleader?
      Sig.ra pidiellina, il poliziotto che ci ha offerto il suo racconto è una brava persona come tanti. Se proprio la infastidiscono queste storie può sempre chiudere il suo browser facendo click sulla crocetta con Alt+F4 o canticchiare la canzoncina meno male che silvio c’è.
      Carabinieri, Polizia e Finanza fanno sempre il loro dovere, straordinario e non. Nonostante l’attività di penalisti e parlamentari condannati e/o indagati.
      Mentre sull’ordinario dei vigili nostrani ecco la mia testimonianza:
      Venerdi sera ore 20 via Trinitapoli nei pressi del supermercato Alter,
      fila di macchine parcheggiate a destra, fila di macchine parcheggiate a sinistra
      e coda di auto in transito nei due sensi di marcia.
      Tre, quattro minuti, dieci minuti di attesa. Pensavo: “se ci fossero i vigili qualcosa farebbero!”.
      Erano lì nel traffico pure loro nella stilo di servizio.
      L’agente passeggero visibilmente sovrappensiero mentre quello alla guida senza cintura e visibilmente impegnato
      in una conversazione al suo cellulare. Che hanno fatto? hanno atteso, come tutti, poi sono andati via.
      La legge non è uguale per tutti, la coda in auto si.
      Buon Natale, signor sindaco.
      Buon Natale opposizione.
      Non preoccupatevi di prendere impegni per Cerignola, non preoccupatevi di farvi derubare le nostre tasse,
      non preoccupatevi dell’ordine pubblico, non preoccupatevi delle voragini nelle strade,
      non preoccupatevi della raccolta differenziata, non preoccupatevi della legalità.
      Tanto prima o poi la profezia maya s’avvererà.
      Perché lavorare di più?

      • Gentilisimo Dott. Di Giulio, grazie per la precisazione. Ma mi creda, che sia successo ieri o 10 anni fa non cambia niente. Ciò che queste donne subiscono SEMPRE, che sia Natale Capodanno o Pasqua, è aberrante. In più corrono il rischio molto concreto di essere uccise ogni giorni, perchè di gente fuori di testa al mondo ce n’è tanta. Mi piacerebbe fare di più, vorrei fare di più e qualcuno sa se non ci ho tentato. Ma non è facile. Perchè il problema non sono le donne, che pure i più si soffermano a puntualizzare solo l’oscinità della loro presenza sulle strade, ma tutto il retroterra che queste poverine devono subire e al contempo alimentare. Ribadisco il mio paluso per avere portato alla luce anche in questi giorni un problema così scottante.

  10. Signor Nunzio di Giulio
    la ringrazio per aver menzionato il Prof. Rocco Mario Musto, che ho avuto l’onore di avere tra i miei professori. Una persona dotata di un intelligenza e di un senso dell’umorismo eccezionali.

  11. Sono un ciclista, quasi ogni giorno pedalando sulla 98 costeggio quel tratturo. Anch’io avevo notato quella bellissima ragazza, un giorno salutandomi mi sorrise, pensai che forse aveva bisogno di qualcosa, cosi mi fermai, mi presentai lei mi diede la mano dicendomi che aveva fame, in tasca avevo solo degli integratori energetici che lei accetto ringraziandomi. Gli chiesi se la costringevano lei mi rispose di si, ma a breve avrebbe smesso anche se era difficile, la salutai augurandogli buona fortuna e gli raccomandai di stare attenta, lei si avvicino dandomi un
    bacio sulla mia guancia dicendoomi “è da tanto che non do un bacio affettuoso ad un mascolo” mi fece tanta tenerezza e gli dissi che se voleva chiamavo l’associazione con sede in Foggia che avrebbe provveduto a toglierla dalla strada, lei mi disse di no. Con il senno di poi me ne pento amaramente, forse l’avrei salvata da quell’atroce destino. Ogni volta che passo da quel posto, tutto fiorito, gli faccio una preghiera adesso riposa in pace. Spero che la nostra amministrazione provveda a fare qualcosa, percorrendo la 98 ce ne sono tante altre di Marilene.

  12. Ritengo che questa storia,avrebbe dovuto avere una collocazione diversa.
    Come se a Natale,trasmettessero al posto dei film della Disney,quelli di Dario Argento.
    Tutto il rispetto per lo scrivente,per la giovane vittima ed per i suoi familiari.
    E credo ci sia scarso controllo e protezione a partire dalle forze dell’ordine.
    Spesso rimangono indifferenti all’esposizione di queste donne.
    Comunque il tema è serio e delicato e certamente richiede anche una riforma delle leggi sullo sfruttamento della prostituzione e della gestione della stessa.
    Basta donne per strada.
    Buona serata a tutti.

  13. Con le leggi vigenti in materia di prostituzione le forze dell’ordine possono fare poco o niente.

  14. “God save Pidiellina”! La sig.ra vorrebbe una morale diversa? Per esempio quelle delle donne del suo partito, delle feste in maschera, delle minorenni adescate e portate a corte dal vecchio bavoso? Buon Natale a tutti.

  15. ok pidiellina ha sbagliato il commento, ed è troppo orgogliosa per ammetterlo.
    io stesso l’ho criticata, ma da lì a cogliere la palla al balzo ed iniziare ad infierire con battute volgari a me personalmente da fastidio e non poco.
    porta un nick e convinzioni politiche che a parecchi di noi qui danno il voltastomaco, ma ciò non ci permette di fare su di lei battute sul personale, paragonandola alle olgiettine ed al bunga bunga.
    è una lavoratrice, è moglie e madre.
    un conto è ribattere ciò che sostiene, ma lo si fa magari anche ironizzando come ho fatto io prima, un altro è offendere.

  16. Buonasera Ciro,
    è stato frainteso il commento e credo di averlo chiarito..
    Ti ringrazio per aver specificato la differenza tra il confronto,la divergenza d’opinione,la volgarità e la maleducazione.
    Io non riesco a scendere ai loro livelli per questo come noterai li ignoro del tutto.
    Spero imparino un giorno cosa significhi stare in”società”..
    Forse nessuno gliel’ha insegnato.
    C’est la vie..

  17. Pidiellina lei scrive:”sosteniamo gente che vale la pena leggere”
    è giustissimo, ma non le sembra maleducato è offensivo verso l’autore del racconto, e verso le molte persone che hanno letto e che leggono Nunzio Di Giulio.
    Le assicuro che la gente vuole leggere tali racconti perchè veri, semplici, diretti, e sempre gratis.
    Le consiglio prima di fare certe affermazioni di documentarsi.

    Buon Natale.

  18. Mi chiedo a volte se siamo persone normali, si dico questo perchè siamo tutti indistintamente degli ipocriti.
    Ma ci rendiamo conto cosa scriviamo, cosa diciamo??
    Quelle povere figlie, sono da anni che stanno lì sulla strada, e nessuno fa niente, padri di famiglia che si fermano da queste ragazze, pagano e via.
    L’assurdo poi viene dopo, che non appena si sente una notizia del genere, tutti commossi, tutti solidali……
    Ma fatemi il piacere.

  19. IO penso che Pidiellina abbia solo voluto esprimere un leggero disappunto sul periodo (natalizio)in cui questa raccapricciante storia è stata pubblicata.
    In effetti se pur scritta egregiamente ,poteva essere pubblicata in altro periodo dell’anno,infatti l’articolo suscita sgomento e ,quasi mi fa sentire in ”colpa”della serenità del natale che mi accingo a vivere in famiglia.
    Certo con questo non voglio dire che a Natale dobbiamo dimenticare i bisognosi,anzi è il periodo dell’anno in cui si fà più beneficenza,però a differenza di altre storie ,questa stride un pò con clima delle festività natalizie,ripeto è così angosciante che avrei preferito leggerla non in questo periodo.
    Purtroppo però, la disperazione e le disgrazie non conoscono festività.

    Ps complimenti VIVISSIMI a GIUANNI Ti piace sparare da dietro al cespuglio?REDAZIONE andrebbe cancellato il commento del TROGLO di cui sopra .

    AUGURONI A TUTTI

  20. Grande la redazione , stupendo il racconto.Un racconto della piccola fiammiferaia non l’avrebbe letto nessuno.Complimenti vivisimi.Un consiglio però,perchè non chiedete a Di Giulio di raccontarci la storia delle BELLE DI GIORNO della borghesia cerignolana scoperte qualche anno fa in un appartamento del centro di Cerignola.Sarà interessantissimo.
    AUGURI.

  21. Oggi vigilia di Natale tanti padri di buone famiglie stanno andando a prostitute sulla statale 98 luogo dei fatti raccontati,Non facciamo gli ipocriti.

  22. Voglio esprimere tutta la mia gratitudine alla redazione perchè proprio a Natale ha voluto mettere in evidenza le sofferenze di queste ragazze in questi giorni lontane dalle loro famiglie e molte dai loro figli minori,costrette al meschino lavoro per poterli sfamare-
    Altro che dolci fiabe di natale,complimenti,complimenti,complimenti.

  23. Buonasera a tutti,
    ho letto con trasporto sia il racconto Marinela, sia alcuni commenti che forse ancor più del racconto mi hanno colpito.
    In particolare Goldrake, nel cui scritto traspare una rassegnazione che è denuncia di un profondo malessere e insieme triste rassegnazione allo stesso malessere.
    Forse tra i tanti mali di un momento così negativo c’è l’abitudine e la generalizzazione a determinati drammi. Molti sono gli interventi che, anche violentemente, denunciano l’ipocrisia di chi ripudia in pubblico il malaffare, ma poi in privato ne risulta magari abituale consumatore.. (ed il riferimento non è solo legato a “Marinela”). Ma qualsiasi generalizzazione è sterile e dannosa…Dire “tutti fanno così” è il peggio.. E’ accettazione!
    Non mi ritengo un sognatore ad affermare che non tutti accettano il qualunquismo.., e che non poche sono le persone “per bene” in questa città..
    Io, persona scettica per abitudine, sono fiducioso. Sento che può e deve esserci un nuovo senso di appartenenza a questa società sebbene con tutte le sue contraddizioni. Probabilmente dovrà nascere una nuova consapevolezza e soprattutto una nuova partecipazione alla cosa (ed alle difficoltà) pubbliche. Bisognerebbe vedere il problema di fronte ai nostri occhi non come un “problema degli altri”, ma come un problema di noi tutti.
    Certo considerare la narrazione di questa storia qualcosa di inopportuno o distonico con le “feste di Natale” è un voler vedere solo una parte della realtà.. e la consapevolezza richiede invece di tenere “entrambi gli occhi bene aperti”.. Voler far finta di niente o generalizzare credo sia parte di una indifferenza naturale -nemica prima della partecipazione-. E lo dico senza riferimento ad alcuno.
    In questa aria natalizia la mia speranza ed il mio augurio vanno proprio in questa direzione: auguro a tutti (a partire da me stesso) di poter vivere con maggiore consapevolezza e partecipazione il futuro che andremo a costruire per i nostri figli.
    Buonasera

  24. In primo luogo ringrazio la redazione per aver cancellato il commento osceno che offendeva Pidiellina.
    La mia opinione ”contraria” alla pubblicazione in tale periodo di questa storia ,è per così dire una semplice constatazione personale, nulla potrebbe scalfire l’enorme stima(già manifestata in più occasioni) che ho per voi e, per il lavoro che fate.
    La mia constatazione parte dal presupposto che una storia ”natalizia”dovrebbe suscitare nel lettore,sentimenti positivi come compassione ,carità benevolenza altruismo ecc.
    La stoiria di Marinela (parlo per me),suscita tutte queste emozioni,ma suscita (ripeto ,in me)un prevalente sentimento di odio astio e vendetta nei confronti degli autori dell’efferato gesto.
    Solo per questo, non la ritengo una storia ,che possa identificare al meglio i buoni sentimento natalizi .

    Saluti tutti i ragazzi della redazione e tutti i lettori auguroni .

  25. Bene ha fatto la redazione ha pubblicare il racconto di Marinela, il problema della prostituzione non è un problema di ordine pubblico ma una questione sociale che coinvolge tutti ogni giorno, anche nei giorni natalizi.
    La società nel suo insieme è responsabile di questo fenomeno;sono responsabili i clienti che con la loro richiesta stimolano un mercato sempre più vario e diversificato anche nelle qualità dell’offerta;sono responsabili sopratutto le povertà,la miseria;c’è la responsabilità di un sistema consumistico che propone modelli e stili di vita che inducono a cercare percorsi che sembrano “facili” per raggiungere posizioni economiche e sociali di autentico o falso benessere:c’è infine un radicato pregiudizio nei confronti di persone considerate “diverse” per loro scelte sessuali non conformiste e che rende difficile il loro inserimento nel settore del lavoro tradizionale.
    Poichè come suddetto la prostituzione coinvolge tutti i cittadini,nel rispetto e nell’indirizzo della legge dello Stato che non lo vieta le Amministrazioni Comunali devono assumersi la responsabilità di affrontare le problematiche che si pongono attraverso gli assessorati preposti alle politiche sociali, ala salute, alla qualità della vita, alla gestione del territorio.
    Auguri

  26. Buon Natale a tutti con la speranza ………che la vita prenda un verso migliore per tutti.

  27. Felice Natale alla Notizia Web che mi tiene sempre compagnia,
    alle persone sole, e,a tutte le persone sensibili e di indole buona.

  28. ..”elle povere figlie, sono da ANNI che stanno lì sulla strada, e=
    ++ NESSUNO fa niente
    ++ padri di famiglia (..??…!!..) che si fermano da queste ragazze,
    paganooooo e viaaaaaa.

    GRAZIE GIULIO e BUONA SALUTE

  29. Una ragazza mora/un brizzolato uomo/Una strada gremita/Dell’infame trappola, con invito in auto/L’accesso proditore in casolare, la forza bruta e temibili invocazioni/ I chiari occhi, più non avran quel nitore/Il sangue spalma l’erba, di barbarie impotente teste/ Anche questo è consumismo?

    • Peter Pan, ma è bellissima. So che la domanda in ultimo è retorica, ma secondo me la risposta è si. la mercificazione del corpo della donna è ormai stata sdoganata dalle stradine buie e dai giornaletti tenuti nascosti per pudore, in prima serata. Così facendo si tende a giustificare ogni atto di violenza nei confronti delle donne (ultimo caso vedi il “prete”di Lerici). Buone Feste a te e ti auguro di non crescere mai 😉

  30. Ciao Di Giulio, quanti ricordi e quanta strada fatta insieme nelle varie occasioni di questa Città, hai fatto bene a scrivere questa storia, purtroppo quel giorno non ero presente, ma forse é stato un bene, ho visto colleghi tornare in ufficio, di quelli con la scorza, come si dice, che erano stravolti da quello che avevano visto, ma forse piddiellina non puo’ immaginarlo. Buon anno a tutti

  31. Forse sig.Giulio,non ha capito il senso del mio commento.
    Ribadisco, a chiunque abbia frainteso come lei,che ritenevo inopportuno solo la collocazione della storia nel periodo natalizio.

  32. io penso che le parole non sono mai sprecate e nemmeno certi gesti, come quello del parroco, che colpiscono e lasciano senza parole.
    poi ognuno la puo’ pensare come vuole.

  33. no no, io le parole nei confronti del parroco, e pure di altra gente, ce le ho. Solo che in primis non sono proprio carine, e poi davvero che pena ne varrebbe sprecarle anche per gente del genere?
    E’ d’uopo sottolineare comunque il fatto che il prete in questione ha solo, ma così facendo confermando di aderire in toto a quello che c’era scritto, affisso una stampa di un articolo pubblicato sul sito Pontifex, già peraltro contestato sia dalla Chiesa che da alcune associazioni. Voleva pubblicità o cosa? Ci sono tante teste del bipi in giro.
    I gesti che colpiscono e lasciano senza parole per me sono quelli che vengono dal cuore, che comunque fanno pensare al bene che ti vuole la persona che ti ha fatto quel gesto, seppur minuscolo.

  34. Trovo il comportamento del parroco di Lerici provocatorio. Quindi con molta probabilità se mi capita di incontrarlo lo pesterò a sangue.
    Poi affiggerò davanti casa mia un cartello che giustificherà la violenza a causa del suo comportamento.
    Sicuramente la Chiesa non avrà nulla da ridire.

  35. E’ chiaro che a quel parroco come a tanti preti non piacciono le donne!……

    • non è una questione di farsi piacere o meno le donne o qualsiasi altro genere. Il problema è che un parroco, che notoriamente è una figura di riferimento nelle piccole comunità come nei quartieri delle grandi città, non può permettersi di giustificare degli atti di violenza intollerabili. Nella sua qualità di comunicatore e di propagatore della Dottrina Cattolica, che “dovrebbe essere” pacifista la giustificazione di un qualsiasi atto di violenza, a parte essere incoerente, potrebbe essere fortemente travisato e spingere a commettere atti del genere menti già labili, perchè tanto poi una giustificazione la si trova. Siamo arrivati ad avere circa 120 femminicidi quest’anno, e non perchè le donne hanno provocato, ma perchè, nella maggioranza di casi l’uomo che ha commesso quel gesto non ha saputo gestire la sua smania di possesso della donna che voleva lasciarlo.

  36. Ciro ma sei impazzito?!!!
    I comportamenti violenti non sanano le situazioni anzi le alimentano!
    La Chiesa è già intervenuta e la faccenda sembra sia chiarita.
    Il sacerdote ha sbagliato pesantemente ma esiste il perdono e bisogna praticarlo!!

  37. a dire il vero non sono manco tanto incazzato col parroco, quanto lo sono con le donne che frequenteranno ancora quella parrocchia.

  38. credo che dopo il sit in di protesta avvenuto a Lerici non ce ne saranno troppe di donne che frequenteranno quella parrocchia, a parte qualche perpetua.
    Una volta tanto sono d’accordo con Pidiellina, la violenza non ripaga mai, anche se so che pure il commento del sig. Caggiani era fortemente provocatorio.

  39. ovviamente era SOLO provocatorio
    anche xkè ho sentito dire che porta sfiga menare i preti 😉

  40. Lo volete capire che la maggior parte dei preti sono dei poveri infelici e dei frustati.
    Da tempo quando i genitori notano il proprio figlio effeminato o impotente (sessualmente) consigliano il seminario.Alt non gridate
    allo scandalo. Notate che la maggior parte sottolineo la maggior parte e non tutti dei preti anche negli alti ranghi della chiesa, hanno atteggiamenti femminili nel comportamento e nel tono della voce.Con questo non voglio criminalizzare nessuno, dico solo che molti preti odiano le donne e preferiscono i maschi.Mi sono spiegato! O vivete nel mondo della luna!
    Perchè quel prete non ha parlato dei moltissimi stupri patiti i dai ragazzi sopratutto nelle parrocchie.Il Vaticano in America sta pagando milioni di euro di danni alle famiglie di giovani stuprati. Il fenomeno è mondiale.Domando a quella specie di prete anche quei ragazzi lo stupro l’hanno provocato?
    Scusatemi non sono tanto pratico nello scrivere su internet ma spero che sia stato chiaro.

    • secondo la mia esperienza potrei dire l’esatto contrario di ciò che affermi. Per quel che mi riguarda ho conosciuto preti che in età adolescenziale erano pure fidanzati, poi hanno avuto la cosiddetta “chiamata”. Quindi per me la maggior parte dei preti non è come la desrivi tu.
      Un discorso a parte a quello che tu citi dell’America, ma ci sono stati casi anche in Germania e in Italia….di quelli denunciati, poi non sappiamo il sommerso. Ma su una “popolazione”di migliaia di preti credo che questi casi siano comunque una minoranza. Come il “prete” di Lerici. Nessun altro parroco in Italia si è permesso di affiggere un manifesto così incivile. Fra l’alra non si è nemmeno pentito del gesto e mi sa che tutti sappiamo qual è il significato del pentimento, specie per gli uomini di Chiesa. evidentemente è proprio convinto. ….mi stava venendo un brutto pensiero da scrivere ma lo ometto, non vorrei equipararmi a lui. ciao a tutti e buone feste.

  41. peter pan
    la prima parte del tuo discorso mi vede concorde, la seconda no.
    i gay non odiano le donne. i gay adorano le donne più di quanto non lo facciano gli eterosessuali. non le vedono come rivali, ma spesso come amiche e come esempio.
    quelli che odiano le donne sono dei frustrati, persone che hanno avuto un educazione sbagliata o che han vissuto infanzie particolarmente dure. sono dei deboli e trovano sfogo su altri più deboli di loro, quando non riescono nel loro intento diventano violenti. il prete in discussione, anche se non l’ha fatto personalmente, ha mostrato col suo messaggio, condanna verso le donne. è stato un suo modo di far violenza contro di loro. non si è pentito ed è stato solo redarguito dalla Chiesa, io l’avrei cacciato a pedate nel sedere.

  42. Ciro io non ho parlato di gay ma di preti.
    I gay non hanno mai fatto del male a nessuno.

  43. e quanti invece eseguono incessantemente il loro mandato con trasporto e non facendo avere notizia di sé? Penso ai tanti missionari in tutto il mondo, ma anche ad ogni piccolo parroco di quartiere che amministra la propria parrocchia fedele ai canoni della dottrina.Suvvia, non generalizziamo.

  44. Liv Lei mi sta deludendo le consiglio di leggere il famoso libro”Via col vento in vaticano” che ha avuto eco internazionale, scritto dal nostro valoroso cittadino sacerdote Don Luigi Marinelli, residente a Roma.Pensa che quando Don Lugi morì i suoi famigliari trasportarono la salma a Cerignola per il rito funebre , la bara non fu fatta entrare in una chiesa nota di Cerignola.
    Lv. Ho detto la maggior parte dei preti non tutti.
    DA VIA COL VENTO IN VATICANO:

    “E’ venuto il tempo che la Chiesa chieda perdono a Cristo per le tante infedeltà e tradimenti dei suoi ministri,specialmente di quelli costituiti in autorità al vertice della gerarchia ecclesiastica.”

    • Buon Anno Peter Pan e a tutti
      Il libro da lei citato ce l’ho e l’ho anche letto, anche se un bel po’ di tempo fa. Solo che trattasi appunto di un libro in cui si racconta solo il punto di vista dell’autore. Io ne posso prendere atto e peraltro non essere d’accordo con quello che c’è scritto, almeno non su tutto.
      Su suo suggerimento lo rileggerò il prima possibile, così mi rinfresco un po’ la memoria.
      Io non dico che non ci sia corruzione e altri atti abominevoli nell’ambito ecclesiastico, ma che secondo il mio punto di vista e l’educazione che ho ricevuto (salesiana, quindi donne e uomini dediti agli altri con le missioni e la voglia di crescere dei giovani sani e con buoni principi, ed anche all’allegri) io ritengo che le persone nell’ambito in riferimento dedite a tutt’altra vocazione che quella puramente cristiana non sono la maggioranza. Le rinnovo gli auguri di buon anno, con stima.

  45. Un profondo e sincero augurio di un felice e prospero anno nuovo
    a tutte le xxxxxxx nel vero senso della parola,di ogni ceto e grado.

    Peter Pan

Comments are closed.