Assemblea Bari_evidenzaLa lotta contro il DL Istruzione, recentemente approvato in Parlamento, è appena cominciata e l’attacco arriva su più fronti. In occasione dell’incontro a Roma tra i rettori delle Università del Sud e il ministro Maria Chiara Carrozza, ieri a Bari e in numerose altre Università è cominciata la vera protesta di ricercatori, professori, dottorandi, personale tecnico-amministrativo e studenti. Dalle ore 11 alle ore 15 è stata indetta una sospensione didattica per permettere a tutti di partecipare attivamente a questa iniziativa. Grande è stata la partecipazione e la solidarietà verso chi, molto probabilmente, da fine dicembre si ritroverà senza un lavoro a causa della scarsità dei Punti Organico concessi alle Università pugliesi (11.28).

«Questa manifestazione è stata organizzata da tutte le sigle sindacali e dall’Ordinamenti Precari dell’Università di Bari, circa 60 persone che, a seguito dei tagli e dei pochissimi Punti Organico concessi all’Università, rischiano di rimanere senza lavoro dal 31 dicembre 2013. Quello che chiediamo è la sollecitazione delle proroghe dei contratti e il mantenimento del servizio di questi lavoratori con almeno 10 anni di lavoro flessibile di esperienza. Questo decreto è solo l’atto ultimo di anni di politiche che fanno si che l’Università di Bari, come molte altre del Sud, scompaia definitivamente. Siamo condannati ad una morte lenta» così parla il segretario FLC CGIL.

Alla manifestazione, i partecipanti si sono presentati con magliette nere e la scritta “Basta! Non voglio morire precario”, cartelloni, striscioni e omini al cappio: questa la provocazione e la verità gridata da chi si sente penalizzato da tempo. Dopo un piccolo corteo all’interno dell’Ateneo stesso, tutti si sono riuniti in un’aula universitaria per discutere e provare a fermare un graduale deterioramento di risorse, soprattutto umane, delle nostre università. La soluzione non deve riguardare solo i Punti Organico, ma anche e soprattutto la condizione attuale dell’Università pubblica che negli ultimi anni è stata sempre più smantellata. «Non ci accontenteremo di 2 o 3 Punti Organico in più, per mettere la cosiddetta “pezza a colori”, perché queste non ci devono bastare più. Bisogna ripensare completamente al modello Università» questo è quanto uscito dal dibattito di ieri.

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All’assemblea sono intervenuti anche numerosi professori e ricercatori tra cui il direttore di dipartimento, il professore Masella: «I problemi che stiamo affrontando quest’oggi sono seri, perché adempiere ad una programmazione triennale ai fini di una sostenibilità dei corsi di laurea è sempre più difficile. Sostenibilità vuol dire l’individuazione del numero dei docenti necessari per poter avviare il corso di laurea, se questo manca il corso di laurea non può essere avviato». Dalla difficoltà che si possono incontrare nell’attivazione di un corso di laurea, il professor Masella passa a descrivere la situazione tragica delle pensioni e delle assunzioni del corpo docente. «Fino a qualche tempo fa, la quota di stipendio coperta da un docente che andava in pensione veniva messa a disposizione per un ricambio e un eventuale assunzione di un nuovo docente, o ricercatore, o associato. Tutti gli interventi fino ad ora attuati non permettono di rimettere a concorso quelle quote lasciate libere. È una situazione drammatica. Ci deve essere una rivendicazione, che deve partire dalle università, di cambiamento generale e nazionale dei criteri di selezione dell’investimento delle risorse. Non deve fermarsi a una sola contrapposizione interna tra Nord e Sud, ma si deve individuare e investire nei settori di ricerca che devono cominciare ad essere visti come base di riforma generale del Paese».

Le proteste continueranno: FLC CGIL, CISL Scuola UIL Scuola, SNALS Confsal e GILDA Unams, il 30 novembre 2013 in piazza Monte Citorio a partire dalle ore 10.00, manifesteranno per chiedere il cambiamento della legge di stabilità e l’eliminazione del blocco dei contratti. La manifestazione successivamente si sposterà al teatro Quirino dove interverranno anche i responsabili scuola delle forze politiche presenti in Parlamento.