Il pallottoliere della giustizia a volte impazzisce. A chi merita può segnare zero, a chi non merita può inanellare punti e disgrazie. Imperfetto, volubile. Casuale, come l’imperfezione umana vuole. A volte, però, quel pallottoliere può essere anche più che ingiusto. Crudele. Come un sopruso di Stato, come il calpestio noncurante dei più forti, come il ghigno dei “normali”. Ed ecco, allora, che può succedere, e succede, che il primo scherzo te lo possa fare la natura, il secondo il diritto. Internati negli ospedali psichiatrici giudiziari: sordomuti, minorati psichici, socialmente pericolosi. Eccetera, eccetera. Dimenticati (sin dalla nascita) da Dio, hanno contravvenuto la legge, devono pagare secondo la nostra concezione retributiva della pena. Ma lo fanno in un posto ammantato di oblio, difficile da penetrare, incapace di garantire un seppur minimo percorso di rieducazione, come pure la nostra Costituzione prevede. Il percorso per chiudere gli Opg, però, è ormai intrapreso e sembra inesorabile. Il viaggio nel girone infernale sembra davvero essere arrivato al suo capolinea. Un girone dantesco dove l’espiazione, in questi anni, ha  lasciato spazio alla vessazione. Per quello che si è, prima ancora che per quello che si fa.

Stop Opg (anche dalla Puglia) «La proroga della chiusura degli OPG è stata, non solo da noi, giudicata come un fatto negativo. Pur restando per noi fermo l’obiettivo di abolire gli OPG con la modifica del codice penale, intanto è utile che le nuove norme siano approvate anche alla Camera. Così il faticoso processo del superamento degli OPG può rientrare nei binari della legge 180, che chiudendo i manicomi restituì dignità, diritti e speranze a tante persone».  E’ con queste parole che Stefano Cecconi e Giovanna Del Giudice, del Comitato nazionale StopOpg, hanno accolto il passaggio delle norme sulla chiusura degli Opg dal Senato alla Camera. Un iter ancora oggi segnato dai tempi incerti e che, pur in presenza di opportune innovazioni apportate a Palazzo Madama, comunque non cancella l’amarezza per la proroga della chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari. Non mancherà, così come non è mai venuto meno sin dall’inizio di questa lunga battaglia, l’opera di monitoraggio, sollecitazione e anche di denuncia da parte del Comitato StopOpg che, anche dalla Puglia, ha fatto sempre sentire forte e chiara la sua voce. Costituitosi il 29 settembre 2012 (e rappresentato da Antonella Morga) il Comitato regionale è ad oggi composto dalle seguenti organizzazioni: Cgil Puglia, FP Cgil Puglia, Ufficio H CGIL Bari, Forum della Salute Mentale Puglia, Cittadinanza Attiva Puglia, ARCI Puglia, Psichiatria Democratica Puglia, Antigone Puglia. Fondamentale il supporto, del comitato pugliese come di tutti quelli regionali, nell’individuazione di strutture alternative e inclusive, capaci di accogliere gli internati. Capaci di non trasformarsi subito in nuovi Opg, magari soltanto più piccoli.

 Mappatura di una follia. Sono 6 i “non luoghi” della disperazione umana. Montelupo Fiorentino contiene più di 200 persone, mentre la sua capienza massima è di 188. Aversa, in provincia di Caserta, ne contiene più di 200 sulle 150 previste. Napoli più di 150 su 150. Reggio Emilia più di 200 su una capienza di 190. Barcellona Pozzo di Gotto più di 200 su 194 posti. Castiglione delle Stiviere, l’unico ad avere anche un reparto femminile, contiene circa 200 persone, delle quali meno di 100 sono donne. In totale, nel 2011, negli OPG c’erano 1419  internati. Gli internati di origine pugliese, ad aprile 2012, erano 65; a settembre 2012, nell’OPG di Barcellona Pozzo di Gotto (Sicilia), quello scelto per ospitare i residenti della nostra regione, gli internati sono 47. Di questi 13 sarebbero già in condizione di dimissione, mentre i restanti 34, per caratteristiche varie di tipologia di reato, dovrebbero essere trasferiti in strutture vigilate sanitarie. La legge 9/2012 dice che queste strutture devono essere organizzate per moduli non superiori a 20 posti. Il che significa, per la Puglia, almeno 2 strutture. La ricerca della Regione si è concentrata su strutture sanitarie, magari dismesse, che rispondano ai requisiti previsti dalla legge, nonché alla programmazione regionale. Alcuni dimessi, nel frattempo, sono stati ospitati presso strutture private (CRAP) che li hanno accolti e che sono ubicate su varie province pugliesi. Alcune di quelle che ne hanno accolto in maggiore numero sono: Incontro di Putignano, Sorgente di Presicce, Metropolis di Molfetta, Apollo di Castellana Grotte.

A che punto siamo. Dopo le modifiche migliorative apportate dal senato al decreto Legge 52/2014, lo stesso è al momento sotto esame da parte della Camera. Il nuovo testo prevede una verifica intermedia da parte di Ministero della Salute, Ministero della Giustizia e Comitato paritetico interistituzionale Opg sull’attuazione da parte delle Regioni delle nuove norme. I programmi regionali, in sostanza, dovranno dimostrare che entro il 31 marzo 2015 gli Opg saranno effettivamente chiusi. Altrimenti scatta subito il commissariamento per le Regioni inadempienti. Inoltrte l’internamento in ospedale psichiatrico dovrà residuare come extrema ratio, preferendo allo stesso misure alternative. Il decreto prevede che le condizioni economico sociali dell’individuo non possano, di per sè, più motivare la pericolosità sociale e quindi l’internamento, e non giustificano più le proroghe. Infine viene stabilito un limite massimo alla durata delle misure di sicurezza, che non può più essere superiore alla durata della pena corrispondente. Scrivendo, così, la parola fine al triste capitolo degli “ergastoli bianchi”.

 Chi e perché ci finisce dentro. Uno l’Inferno se lo deve meritare. E per meritarsi un Opg cosa bisogna combinare ? O meglio chi bisogna essere ?  Scorrere i codici in questo caso può servire, anche se l’altisonanza di parole e concetti restituiscono solo in parte il profilo complesso e complicato di chi subisce l’internamento. Dentro ci puoi finire, e questo potrebbe rappresentare il paradosso, anche quando vieni assolto.  Assolto, però, per vizio totale di mente (art. 88 c.p.)  o parziale (art.88). Ci puoi finire perché dichiarato “socialmente pericoloso” (art. 203 c.p.), quando ti viene applicata una misura di sicurezza, o quando, ad esempio, vieni prosciolto per sordomutismo (art. 222). Puniti dal diritto, forse ancora prima dalla natura, gli “internati” hanno trovato negli anni sollievo nelle sentenze di una Corte Costituzionale illuminata, autentica “lucerna iuris” capace d’illuminare le segrete di uno Stato fortezza. Prima nel 1982, quando con la sentenza n. 139, ha stabilito che  la pericolosità sociale non può essere definita una volta per tutte, come se fosse un attributo naturale di quella persona e di quella malattia. Anch’essa va relativizzata e sottoposta ciclicamente a riesame. Poi altre due sentenze (la n. 253/2003 e la n. 367/2004) hanno dichiarato incostituzionale la non applicazione di misure alternative all’internamento in OPG. Oggi, finalmente, si torna a parlare di “chiusura”. Anche se…

La vera riforma… quella del codice penale. La psichiatria riformata, i comitati e le associazioni che da tempo conducono la battaglia lo hanno fatto capire con chiarezza. E a più riprese. La vera, autentica svolta sarebbe l’abrogazione degli articoli 88 e 89 del Codice Penale,  portando così in giudizio tutti i cittadini accusati di aver commesso un reato, ancorché affetti da disturbi mentali. E’ questa la posizione ufficiale del Comitato StopOpg, secondo cui in tal modo le persone verrebbero sottoposte a normale processo ed eventualmente condannate e la successiva erogazione ed espiazione della pena verrebbe modulata in rapporto alle condizioni di salute mentale di ognuno. A questo punto potrebbero essere attuati particolari programmi terapeutici e riabilitativi sia all’interno del carcere che in corso di misure alternative alla detenzione quali la semilibertà, gli arresti domiciliari, l’ospitalità presso comunità terapeutiche o Centri di Salute Mentale. Col vantaggio che i cittadini, anche se «folli», riacquistano in pieno i loro diritti, compreso quello, apparentemente paradossale, di essere condannati, di poter espiare la pena, intaccando la pesantezza dello stigma che vuole «il folle» sempre incapace e irresponsabile.