«Il nodo dei tagli non è un problema della Puglia, è un problema di tutte le regioni che dovranno registrare l’entità del taglio che è programmato con la manovra di bilancio del governo nazionale». Queste le parole pronunciate ieri alla terza Conferenza regionale per le politiche sociali “Il welfare pugliese sotto la lente” dall’uscente Presidente Nichi Vendola in una fredda mattina presso la Fiera del Levante (Padiglione 129).

Durante il suo intervento ha spiegato, infatti, come i tagli «sono quantitativamente così giganteschi che rischiano di essere veramente un colpo durissimo ai servizi sociali e alla rete della protezione nei confronti dei soggetti più poveri. È una nostra grande preoccupazione; sono convinto che contro la crisi economica bisogna rilanciare il welfare, bisogna fare e inventare le politiche attive per il lavoro. Non è possibile vedere il territorio devastato: mancano i cantieri della messa in sicurezza, che potrebbero essere cantieri che danno il lavoro e recuperano sistemi che oggi sono fragili, devastati e bucati».

In un incontro che ha visto la presenza di molti fedelissimi vendoliani e di una buona parte di cittadini pugliesi, il Governatore ha precisato come «occorre accompagnare le persone, da quando nascono fino alla più tarda età, con una rete di servizi sociali. Le persone non possono essere abbandonate. La crisi economica ha bisogno del pubblico, che irrobustisca il presidio nei confronti degli individui. I vecchi abbandonati, i bambini poveri, le famiglie alla deriva sono la geografia di un’Italia che sta precipitando dentro un buco nero. La politica non può accettare che questo sia considerato il costo naturale delle politiche dell’austerity che bisogna fare. Bisogna contrastare Junker, bisogna contrastare la Commissione europea, bisogna andare contro quei mercati finanziari che sono organizzazioni lobbistiche, violente, con le loro ipoteche sulla democrazia. Dobbiamo difendere i diritti delle persone: i diritti ad avere un reddito, un lavoro, il diritto all’istruzione, ad essere curati, il diritto a non essere abbandonati. L’evoluzione del sistema di Welfare, dal nostro punto di vista, – ha aggiunto Vendola – mira a rendere le persone non dipendenti dai servizi sociali a vita, ma indipendenti e, relativamente alle loro possibilità, autonome per avere progetti di vita autonomi. La povertà senza nessun ammortizzatore sociale è un fattore di rischio per la tenuta della democrazia; la povertà senza reti protettive è una minaccia nei confronti della convivenza; la povertà è la precondizione delle derive autoritarie».

In conclusione è tornato sul problema europeo e sui rapporti con l’Unione sempre meno declinati sul versante dei diritti dei cittadini e sempre più guidati da una questione economica cieca alle richieste della comunità. «Noi dobbiamo lavorare per irrobustire il nostro modello di welfare e le scelte che abbiamo fatto in questi anni. Dieci anni di infrastrutturazione sociale che non ha comparazioni nella storia d’Italia; dieci anni passati ad inventarci cose che non c’erano, a trasformare un deserto, quale era la Puglia, in un luogo decentemente e territorialmente coperto dal punto di vista delle infrastrutturazioni sociali. Ma non ci si salva rinchiudendosi in una piccola patria. La Puglia non si salva dalla crisi mondiale, noi oltre a fare quello che possiamo fare per mettere in campo una rete sempre più moderna di servizi sociali e di politiche attive per il lavoro sempre più coraggiose, dobbiamo sentirci parte di un movimento di contestazione. L’Italia, e i suoi cittadini, continuano ad essere vittime di sperequazioni, di ingiustizie e di iniquità. L’Europa sta morendo di austerity, noi vogliamo che l’Europa continui a vivere e che l’idea propria di Europa coincidesse con un modello di benessere della vita delle persone che restituisca dignità».