Gianni si avvicina alla panchina e chiede “solo un letto in cui poter allungare le gambe e farle riposare”. Mohamed gira per la provincia di Foggia con il suo immancabile contenitore di legno in cui sono custoditi gli oggetti da vendere. Andrea, in sella ad una bici, ha girato l’Italia ed ora tutti lo conoscono come l’eroe dei migranti rumeni. Sono piccole storie nate dalla polvere e dalla strada, in cambio di un bicchiere di latte caldo e una manciata di biscotti, quelle che racconta “Binario Zero. Storie da Foglio di Via”. Anche sabato, nel chiostro di ExOpera, a Cerignola, sono sgusciate fuori dalle pagine del libro per rivivere, per farsi ascoltare, per riproporre con forza i temi della povertà e dell’ingiustizia sociale. Merito dell’Associazione culturale Oltre Babele e dell’Associazione Avvocati di Strada che hanno fortemente voluto che ‘Binario Zero’ facesse tappa anche a Cerignola.

Storie di senzatetto, vagabondi, sans-papiers, italiani e migranti, che dal 2005 il giornale di strada ‘Foglio di via’, edito dall’associazione ‘Fratelli della Stazione’, racconta dal piazzale della Stazione di Foggia, in un immaginario ‘binario zero’. A dieci anni di distanza, le più emblematiche sono state raccolte in un libro, il cui ricavato servirà a sostenere le attività di accoglienza del dormitorio per senza fissa dimora allestito nella parrocchia di Sant’Alfonso de’ Liguori di Foggia. Una serata di condivisione e di riflessione, alla presenza dei due coautori, Emiliano Moccia, direttore di FrontieraTV, e Claudio De Martino, Avvocato di Strada, arricchita dalla testimonianza di Suor Paola Palmieri che ha raccontato l’impegno profuso quotidianamente dalle Figlie della Carità nel ghetto di Tre Titoli. Accanto a loro, anche Belle, giovane camerunense arrivato in Italia con il sogno di una vita migliore e che adesso svolge attività di volontariato in favore dei migranti come lui, e Paap Njaay Jamiil che a Cerignola, insieme ad altri cittadini africani, ha dato vita alla prima associazioni di migranti ‘Ghetto Out – Nelson Mandela’.

Un’occasione, quella di sabato, per riflettere sul tema della povertà, calandosi per qualche istante nei panni, di certo non invidiabili, di quanti compongono quell’esercito di invisibili che vive ai margini della nostra società, affollando stazioni, vagoni abbandonati, sale d’attesa e panchine, respirando l’odore nauseabondo che ne viene fuori. Ma ‘Binario Zero’ è stato anche uno strumento per smontare alcuni stereotipi, come quello secondo cui chi si occupa di immigrazione finisce con il favorirla, agevolando un’invasione di spazi e di diritti, quello secondo cui un fattore d’attrazione per la criminalità è rappresentato dalla sovrabbondanza di immigrati. Storie di povertà, solitudine, emarginazione, ma anche di dignità, di coraggio e di speranza che mostrano la difficoltà di accedere ai servizi per chi è privo di residenza anagrafica, e soprattutto denunciano l’incapacità politica delle Amministrazioni Comunali di programmare interventi strutturati e ragionati in materia di contrasto alla povertà. Strutture come dormitori pubblici, centri diurni, mense sociali, che anziché essere sostenute e promosse dai Comuni sono delegate a parrocchie e volontari, da sole non bastano se non vengono garantiti anche i diritti.

A partire dal diritto alla residenza anagrafica, che riconoscerebbe di fatto una serie di diritti ai senza fissa dimora. Come il diritto al voto, all’assistenza sanitaria, ad una eventuale pensione. La Costituzione Italiana, all’Articolo 16, ha riconosciuto a chiunque, e dunque anche ai senza dimora, il diritto alla residenza. Eppure questo, è solo uno dei tanti diritti negati. E allora, ‘Binario Zero’, prosegue il suo viaggio, creando occasioni di confronto, di dibattito, di interrogativi perché, come ripeteva S.Vincenzo de’ Paoli, “i poveri devono essere il nostro tormento”.