Il candidato sindaco di Cerignola Gerardo Bevilacqua, dopo numerosi show virali che hanno avuto un enorme successo portando questi alla ribalta nazionale sui maggiori network, in una delle ultime uscite pubbliche si è detto pronto a “combattere fino alla morte”, per ottenere l’obiettivo, così come si apprende da un articolo datato 20 maggio apparso su Repubblica Bari (firmato dal giornalista Gianvito Rutigliano). In più – si legge nel testo del quotidiano – l’invito rivolto al giornalista Antonio Tufariello, corrispondente cittadino de La Gazzetta del Mezzogiorno, ad andare a casa, ribadito anche in un comizio non autorizzato; cosa poco gradita all’Ordine dei giornalisti e all’Associazione della stampa di Puglia, che hanno definito «gravi e inaccettabili gli attacchi rivolti al collega, – invitando – le autorità a fare piena luce sull’inquietante episodio».

La quanto mai giusta e opportuna attenzione mostrata nei confronti del collega Tufariello (al quale va tutta la solidarietà e il supporto dei colleghi de lanotiziaweb.it, ndr.) da parte delle istituzioni preposte, in più, segna un taglio netto col passato, evidentemente, in materia di tutela dei giornalisti cerignolani. Da tempo, infatti, un esponente politico dedito al “cambiamento” ama apostrofare, non proprio elegantemente, redattori di testate giornalistiche differenti (da “lanotiziaweb.it” a “l’Attacco”, passando – nel 2010 per chi ha più memoria – dallo stesso giornalista de La Gazzetta). Nonostante le segnalazioni inoltrate da questi giornalisti al referente dell’Ordine dei Giornalisti di Puglia per la Provincia di Foggia (questo tipo di procedura era stata paventata quale la più opportuna negli ultimi incontri d’aggiornamento presso l’Ordine, ndr.), con la relativa documentazione di riferimento messa a disposizione, nessun provvedimento è stato messo in atto.

E’ doveroso precisare che la questione, attenzionata con il vicepresidente dell’Ordine e referente di zona, Natale Labia, ha avuto meno risonanza perché si è preferito non dare troppo peso alle parole del politico di turno in quelle circostanze; ma a ben guardare, alla luce del giusto caso oggi sollevato, quanto accaduto in passato sembrerebbe ancor più grave, sia per le parole pronunciate (da soprannomi poco eleganti a giochi linguistici sul cognome, solo per citare alcuni esempi, ndr.), sia perché a pronunciarle è stato un possibile futuro amministratore che ha sempre difeso, a parole, la libertà di stampa, prodigandosi anni fa in un dibattito pubblico a difesa di un giornalista (lo stesso oggi etichettato pubblicamente con soprannomi poco eleganti, ndr.), e che oggi dimostra di non digerire fino in fondo la penna di alcuni pubblicisti locali.

Premesso che risulta chiaro a tutti l’inopportunità delle pagelle ai giornalisti, perché non può essere un politico nel pieno della campagna elettorale a stilarle, oggi la posizione assunta dall’Ordine ci rende molto felici, fugando ogni dubbio sulla capacità di tutela che questi ha, e potrà avere in futuro, nei confronti dei propri iscritti, dimostrando, in modo ora evidente, che ad essere punito è, e sarà sempre, il gesto in sé, qualunque sia la persona, professionista o no, che lo ha commesso.