“Un buon capro espiatorio vale quasi quanto una soluzione”. Le parole dello scrittore ed umorista americano Arthur Bloch, racchiudono il senso, o meglio la provocazione, lanciata durante l’iniziativa :“Identità Italiana e società multiculturale: riflessioni e proposte su coesione e inclusione” dello scorso 25 maggio. Un momento di riflessione e di confronto sul tema dell’immigrazione e della multiculturalità, promosso da Antonella Marinelli, candidata al Consiglio Comunale nella lista “Sgarro Sindaco”, con i preziosi contributi di tre relatori: Emanuele Università, sociologo ed esperto in politiche sociali, Rosalba Cipollino, educatrice e presidente AFS Intercultura centro locale Cerignola e Najat Noubail, mediatore culturale e interprete traduttore. Il tutto corredato dalle testimonianze dirette di alcuni immigrati stabilitisi nella città di Cerignola come Belle, giovane camerunense arrivato in Italia con il sogno di una vita migliore, che adesso svolge attività di volontariato in favore dei migranti come lui.

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Quella di ieri è stata l’occasione per smantellare alcuni luoghi comuni sull’immigrazione, attraverso i dati resi noti dall’ultimo dossier statistico sull’immigrazione.

1) “Vengono tutti in Italia
Gli stranieri in Italia sono poco più di 5 milioni e mezzo, ossia l’8% della popolazione. Solo 300 mila sono gli irregolari. La Germania è il paese Ue con il maggior numero di stranieri residenti con 7,4 milioni di persone. Segue la Spagna e poi l’Italia. Siamo sesti, inoltre, per numero di richieste d’asilo (27.800). Da notare, che il paese col più alto numero di immigrati è anche l’unico che in questo momento sta crescendo economicamente.

2) “Li manteniamo con i nostri soldi
Gli stranieri con il loro lavoro contribuisco al Pil italiano per l’11% , mentre per loro lo Stato stanzia meno del 3% dell’intera spesa sociale. Gli immigrati ci pagano letteralmente le pensioni. L’età media dei lavoratori non italiani è 31 anni, mentre quella degli italiani 44 anni. Bisognerà aspettare il 2025 perché gli stranieri pensionati siano uno ogni 25, mentre gli italiani pensionati sono oggi 1 su 3. Ecco che i contributi versati dagli stranieri (circa 9 miliardi) oggi servono a pagare le pensioni degli italiani.

3) “Ci rubano il lavoro
“La crescita della presenza straniera non si è riflessa in minori opportunità occupazionali per gli italiani”, è la Banca d’Italia a dirlo. Il lavoro straniero in Italia ha colmato un vuoto provocato da fattori demografici. Prendiamo ad esempio il Veneto. Fra il 2004 e il 2008 ci sono stati 65.000 nuovi assunti all’anno, 43.000 giovani italiani e 22.000 giovani stranieri. Nel periodo in cui i nuovi assunti sono presumibilmente nati, negli anni dal 1979 al 1983, la natalità è stata di 43.000 unità all’anno. Se non ci fossero stati gli immigrati, 22.000 posti di lavoro sarebbero rimasti vacanti.

A fronte di un tasso di natalità degli Italiani pari al -2,5%, quello degli stranieri si attesta al 14,9%.

4) “Non rispettano le leggi
Negli ultimi 20 anni la presenza di stranieri in Italia è aumentata vertiginosamente, fra il 1998 e 2008 del 246% dice l’Istat. Eppure la delinquenza non è aumentata, ha avuto solo trascurabili variazioni: nel 2007 il numero dei reati è stato simile al 1991. L’87% dei reati commessi dagli immigrati è quello di clandestinità, previsto dalla legge Bossi-Fini.

5) “Aiutiamoli a casa loro

Nel 2011 il governo italiano ha operato un taglio del 45% ai fondi destinati alla cooperazione allo sviluppo, stanziando effettivamente 179 milioni di euro, la cifra più bassa degli ultimi 20 anni. Destiniamo a questo ambito lo 0,2 del Pil collocandoci agli ultimi posti per stanziamenti fra i paesi occidentali.

6) “Sono avvantaggiati nelle graduatorie per la casa
Nel bando del 2009 indetto dal comune di Torino il 45% dei richiedenti era straniero, solo il 10% di essi si è visto assegnare una casa. Nel comune di Genova, su 185 abitazioni messe a disposizione, solo 9 sono andate ad immigrati. A Monza su 100 assegnazioni solo 22 agli stranieri. A Bologna su 12.458 alloggi popolari assegnati, 1.122 agli stranieri.

7) “I musulmani ci stanno invadendo
Al primo posto fra gli stranieri presenti in Italia ci sono i rumeni (cittadini comunitari) che sono oltre un milione, per la maggior parte ortodossi. A seguire ci sono gli albanesi, quasi 600 mila, per il 70% non praticanti e, fra i rimanenti, al 60% musulmani e al 20% ortodossi. Seguono i marocchini, quasi 500 mila, quasi totalmente musulmani, e ancora i cinesi, circa 200 mila, quasi tutti atei. Dunque, in larga parte, gli stranieri in Italia sono cristiani o atei, solo in piccola parte professanti l’Islam.

«Questo é il nostro modo di fare politica -dichiara l’organizzatrice dell’incontro, Antonella Marinelli a margine della serata -. Non abbiamo altro scopo se non quello di portare il nostro contributo in base a quelle che sono le nostre esperienze di vita. Sono anni che opero facendo volontariato con i bambini, oltre il mio impegno in Inter cultura, e ho sperimentato che ti restituiscono sempre il centuplo di quello che tu dai loro. Quando gli parli guardandoli negli occhi non nutrono dubbi sulla veridicità o opportunità di quanto gli dici. Lo stesso vale per quanti si trovano in condizioni tali da dover dipendere dagli altri per qualsivoglia motivazione. Il minimo che ognuno di noi dovrebbe fare é attivarsi per lasciare a ciascuno la propria dignità, contribuendo a formare le coscienze e sensibilizzare gli animi sui temi dell’accettazione, adattamento e integrazione interculturale».

Perché l’immigrazione non sia più la ‘gallina dalle uova d’oro’ ma tema di seria discussione per la programmazione di interventi di assistenza e di integrazione. La politica deve dare soluzioni, anche se gli immigrati non votano.

  • Francè

    I nostri politici stanno sbagliando strategia, se si vogliono aiutare, definitivamente questi nostri fratelli l’ho si deve fare sul proprio territorio ad imparare loro come gestire tutte quelle attività a loro congeniali.
    La loro realtà,comportamentale, cultura religione e quant’altro, è diversa dalla nostra per cui si troveranno sempre a disagio.