Su un totale di 810 chilometri di costa – da Marina di Ginosa sul mar Jonio al Comune di Marina di Chieuti sul mar Adriatico – ben 454 km, cioè il 56% del totale della costa della Puglia, è stato modificato inesorabilmente da interventi edilizi negli ultimi due decenni, cancellando ben ottanta chilometri di costa. E il boom del cemento, sia legale che illegale, non accenna a diminuire, con il rischio di far scomparire per sempre le bellezze naturali della regione. Per questo motivo Legambiente chiede al neogovernatore della Puglia di dare continuità a quanto previsto dal Piano paesaggistico, facendo in modo che non sia consentita alcuna edificazione in tutte le aree costiere ancora libere dall’edificato, e di imprimere un deciso cambio di marcia sul fronte degli abusi edilizi.

Le storie e numeri dell’assalto alla costa pugliese saranno illustrati oggi a Peschici in occasione dell’arrivo della Goletta Verde, la storica campagna di Legambiente dedicata al monitoraggio ed all’informazione sullo stato di salute delle coste e delle acque italiane – realizzata anche grazie al contributo del COOU, Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati.

Il dossier “La costa pugliese, da Marina di Chieuti a Marina di Ginosa: l’aggressione del cemento e i cambiamenti del paesaggio” sarà presentato alle ore 18.30 in piazza del Municipio nel corso della tavola rotonda sul tema “Turismo, pesca, ricerca e lavoro: la costa che vogliamo. Trivelle, cemento ed erosione costiera minacciano le buone economie del mare pugliese”. Interverranno: Francesco Tavaglione, sindaco di Peschici; Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia; Stefano Pecorella, presidente del Parco Nazionale del Gargano; Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente; Luigi Pennetta, professore ordinario di geomorfologia dell’Università di Bari; Raffaele D’Adamo, dell’ISMAR-CNR di Lesina. Coordina: Gianfranco Pazienza, Comitato Scientifico di Legambiente Puglia.

Lo studio di Legambiente ha analizzato la costa pugliese in un arco di tempo che va dal 1988 al 2011. Grazie alla sovrapposizioni delle foto satellitari è stato possibile fare un raffronto con quella che era l’occupazione della costa all’epoca e come si è evoluta nei 23 anni presi in esame. Sono stati cancellati 80km di paesaggi costieri, ossia il 9,8 per cento dell’intera urbanizzazione esistente. Oggi 454 chilometri (il 56%) della costa sono urbanizzati e quindi trasformati da interventi antropici legali e abusivi, perché in Puglia il cemento illegale ha prodotto danni notevoli lungo la costa.

“La Puglia, una delle regioni con il più ampio territorio agricolo d’Italia, ha visto scomparire negli ultimi 23 anni 50km di aeree agricole lungo la costa, a favore di seconde case, strutture ricettive, turistiche e ville di lusso – dichiara Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente – Questa è, invece, una delle regioni italiane che più dovrebbe avere a cuore la tutela della propria costa e di un patrimonio storico e ambientale unico. I litorali pugliesi non possono permettersi, a differenza di quanto si è fatto fino ad oggi, i continui e progressivi processi di saldatura tra centri, cancellando irrimediabilmente l’identità specifica e la bellezza dei paesaggi attraversati dalla costa”.

“Rispetto ad altre regioni, le trasformazioni del territorio costiero pugliese negli ultimi due decenni sono state più consistenti – sottolinea Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia – Con l’approvazione del Piano paesaggistico regionale è stato segnato un cambiamento di enorme importanza e oggi abbiamo finalmente norme chiare di tutela. Sarà, però, importante vigilare affinché i Comuni recepiscano queste indicazioni, tenendo, nel frattempo, gli occhi bene aperti sulle trasformazioni diffuse, legali e abusive, che devono essere fermate in Puglia, proprio a partire dalla costa. Al neogovernatore Emiliano chiediamo di dare continuità a quanto previsto dal Piano, perché una chiara indicazione di tutela in tal senso è la precondizione per ragionare in maniera trasparente e condivisa di interventi di riqualificazione delle parti costruite, sia urbane che dei complessi balneari, per valorizzarne le potenzialità turistiche, attraverso interventi sulla messa in sicurezza, sull’efficienza energetica, sulla qualità ambientale. Inoltre occorre un radicale cambio di marcia sul fronte dell’abusivismo edilizio, puntando alla demolizione dei tanti edifici non a norma presenti sul territorio costiero così da dare un chiaro segnale di cambiamento rispetto al passato”.

Secondo l’elaborazione di Legambiente, i centri in cui si registra un maggior consumo sono Ischitella, la periferia di Rodi, la periferia di Peschici, Santa Cesarea Terme, San Gregorio e Lido Marini. Addirittura risultano raddoppiati i suoli occupati dai tessuti di Torre Mozza, Baia Verde e Sant’Isidoro, nel leccese, principalmente legati al boom del turismo. A ciò si aggiungono alcuni interventi infrastrutturali, per la trasformazione delle foci di alcuni fiumi e l’ampliamento di diversi porti. Ischitella, Rodi, Vieste, Bisceglie, Molfetta, Mola di Bari, Santa Maria di Leuca sono quelli che hanno conosciuto le trasformazioni più importanti.

Vale inoltre la pena ricordare che – secondo i dati elaborati da Legambiente nel dossier “Spiagge indifese” – il 65% delle spiagge pugliesi, ben 195 km, è in erosione, nonostante negli anni siano stati fatti interventi di difesa che in molti casi hanno cambiato radicalmente il paesaggio del litorale.

DOCUMENTO COMPLETO IN ALLEGATO (Clicca Qui)

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