Nove campionamenti sui trenta eseguiti lungo le coste pugliesi, in corrispondenza delle foci di fiumi, canali e torrenti, presentano ancora livelli di inquinanti molto elevati e per otto di questi il giudizio è di “fortemente inquinato” per l’elevato inquinamento microbiologico riscontrato. Legambiente chiede ai sindaci di fare fronte comune per chiudere il ciclo della depurazione con la realizzazione dei recapiti finali e al neogovernatore Emiliano di istituire una cabina di regia fra assessorati competenti per puntare al massimo utilizzo in agricoltura dell’acqua depurata e affinata. È questo in sintesi l’esito del monitoraggio effettuato in Puglia da Goletta Verde, la storica campagna di Legambiente dedicata al monitoraggio ed all’informazione sullo stato di salute delle coste e delle acque italiane – realizzata anche grazie al contributo del COOU, Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati – presentato ieri mattina a Bari da Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia e da Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente, alla presenza di Giovanni Giannini, assessore Infrastrutture e Lavori Pubblici della Regione Puglia e Nicola Ungaro, della direzione scientifica Arpa Puglia.

I prelievi e le analisi di Goletta Verde sono stati eseguiti dal laboratorio mobile di Legambiente nei giorni 24, 25 e 26 giugno. I parametri indagati sono microbiologici (Enterococchi intestinali, Escherichia coli) e abbiamo considerato come “inquinati” i risultati che superano i valori limite previsti dalla normativa sulle acque di balneazione vigente in Italia (Dlgs 116/2008 e decreto attuativo del 30 marzo 2010) e “fortemente inquinati” quelli che superano di più del doppio tali valori.

L’obiettivo del monitoraggio di Goletta Verde è quello di individuare i punti critici di una regione e le pressioni inquinanti che ancora gravano sulla costa, analizzando il carico batterico che arriva in mare prevalentemente dalle foci di fiumi, canali o scarichi non depurati – spiega Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente – Il nostro, è bene ribadirlo, è un monitoraggio puntuale che non vuole sostituirsi ai controlli ufficiali, né assegniamo patenti di balneabilità, ma restituiamo comunque un’istantanea utile per individuare i problemi e ragionare sulle soluzioni. In Puglia, pur registrando un miglioramento della situazione rispetto agli anni passati, riscontriamo ancora criticità, nuove o già note, che vanno subito risolte. Al centro della nostra analisi ci sono gli scarichi non depurati che arrivano in mare, problema su cui occorre dare un segnale di forte responsabilità e concretezza negli interventi. Occorre ragionare in una scala più ampia dei semplici confini comunali o territoriali e valutare caso per caso la soluzione migliore da adottare senza pregiudizi”.

Una situazione peculiare quale quella pugliese richiede un’attenta valutazione di tutte le tecnologie disponibili e non consente di utilizzare dovunque lo stesso approccio. “Dai monitoraggi della Goletta Verde – afferma Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia – risulta migliore la qualità delle acque in Puglia anche se permangono le criticità su tutti i tratti di mare interessati dalle foci di fiumi e canali. Migliora la situazione anche sul fronte della depurazione: diminuiscono sia gli impianti che scaricano nel sottosuolo che quelli su cui Arpa ha riscontrato superamenti dei limiti tabellari. Sono state avviate le procedure per il potenziamento dei depuratori sebbene su molti si è ancora in attesa dell’avvio dei lavori. Continuano, però, purtroppo ad esserci scarichi anomali che inficiano il processo depurativo degli impianti. Rimangono le criticità per ciò che riguarda la realizzazione dei recapiti finali, in una regione come la nostra, caratterizzata da una scarsa presenza di corsi d’acqua dove spesso vengono a crearsi situazioni altamente conflittuali sia per l’altissimo valore paesaggistico delle aree costiere che per il grande indotto turistico balneare. A tal proposito invitiamo i sindaci ad abbandonare ogni campanilismo affinché si chiuda il ciclo della depurazione con la realizzazione dei recapiti finali. Chiediamo al neogovernatore Emiliano di istituire una cabina di regia fra assessorati competenti per puntare al massimo utilizzo in agricoltura dell’acqua depurata e affinata”.

Focus regionale sulla depurazione

Sono 187 i depuratori a servizio degli agglomerati pugliesi. Su questi continuano ad insistere problemi di funzionamentocriticità che, in alcuni casi, rendono inefficace la depurazione dei reflui. La scarsa disponibilità idrica superficiale naturale condiziona fortemente la tipologia dei recapiti finali nella nostra regione. Questo comporta che solo il 4% dei recapiti finali dei depuratori è costituito da corpi idrici superficiali significativi, il 76% è costituito da lame e corsi d’acqua minori o dal suolo (attraverso trincee drenanti), il 16% recapita a mare. Gli scarichi nel sottosuolo, vietati dalla norma nazionale, costituiscono il 4% del totale. Attualmente sono scesi a 8 gli impianti che continuano a scaricare nel sottosuolo, con grave rischio di inquinamento delle falde acquifere (Casamassima Vecchio, Cassano delle Murge Vecchio, Carovigno Vecchio, Lesina Marina, Uggiano la Chiesa, Manduria Vecchio, San Giorgio Jonico e Martina Franca).

Dal monitoraggio effettuato dall’Arpa Puglia nel 2014 (ben 2.399 controlli) sulla conformità dei reflui in uscita sono stati riscontrati superamenti rispetto ai limiti tabellari per almeno per un parametro monitorato in 33 depuratori tra cui Bari Ovest, Bitonto, Corato, Molfetta, Andria, Barletta, Trani, Trinitapoli, Margherita di Savoia, San Ferdinando di Puglia, Bovino, Ascoli Satriano, Bovino, Cerignola, Foggia 1, Monte Sant’Angelo, San Severo, Serracapriola, Castrignano del Capo, Uggiano La Chiesa, Crispiano, Martina Franca, Monteiasi e San Giorgio Jonico. A fronte di queste criticità sono state avviati gli interventi di potenziamento e adeguamento su 47 depuratori: 2 sono in attesa di chiusura di procedura VIA, 38 non ancora cantierati e solo 7 realizzati.

Sono, invece, 36 gli impianti sottoposti all’attività dell’autorità giudiziaria: Bari Ovest, Bitonto, Molfetta, Corato, Andria, Trani, Gioia del Colle, Santeramo in Colle (Recapito finale), Lizzano (Recapito finale), Pulsano vecchio (dismesso a maggio 2015), Barletta, Bisceglie, Putignano, Ruvo-Terlizzi, Sammichele di Bari, Galatina-Soleto, Montesano Salentino, San Cesario, S.Pancrazio Salentino, Ostuni, Torre S. Susanna, Monte S.Angelo, Stornarella, Otranto, Lucera, San Nicandro Garganico,  S. Paolo Civitate, Trinitapoli, Cerignola, Peschici, Stornarella, S. Marco in Lamis, Ortanova, S. Severo, Manfredonia, Foggia.

Tra i fattori che possono inficiare il processo depurativo degli impianti ci sono anche gli scarichi anomali (arrivi impropri di acque meteoriche, di vegetazione e di natura lattiero-casearia). L’Acquedotto pugliese rileva che le irregolarità nel refluo in ingresso riguardano il 47% dei campioni prelevati. In Puglia sono presenti 5 impianti di affinamento, di cui tre regolarmente in esercizio, ovvero Corsano (volume riutilizzato 2014 in agricoltura: 137.975 mc), Gallipoli (volume riutilizzato 2014 in agricoltura: 445.739 mc), Ostuni (volume riutilizzato 2014 in agricoltura: 38.978 mc), e i restanti due, S.Pancrazio Salentino e Trinitapoli, in attesa dei lavori necessari da parte dei rispettivi Consorzi di bonifica per garantire la distribuzione irrigua.

Lo scorso anno, l’Unione Europea ha avviato una nuova procedura di infrazione ai danni dell’Italia per il mancato rispetto della direttiva comunitaria sul trattamento delle acque reflue urbane (procedura n. 2014/2059 del 31 marzo 2014). Dopo già due condanne a carico del nostro Paese, che hanno coinvolto anche agglomerati pugliesi (Casamassima, San Vito dei Normanni, Casarano, Porto Cesareo, Supersano, Taviano, Monteiasi, Francavilla Fontana e Trinitapoli), l’attuale procedura di infrazione ne interessa 37. Di questi sono 20 gli impianti di depurazione per i quali è in corso l’attività di progettazione (S. Severo, Ascoli Satriano, Castro, S. Ferdinando di Puglia, Poggiardo, Faeto 1, Faeto2, Maglie, Taviano, Specchia, Volturino, Montemesola, Carlantino, Casarano, Supersano, Castrignano del Capo, Castellaneta Marina, Mattinata, Zapponeta e Ginosa Marina).

Quadro di dettaglio dei monitoraggi effettuati lungo gli 810 chilometri di costa pugliesi:

Cinque i punti analizzati in provincia di Bari, tutti con valori nella norma: nella città capoluogo il campione è stato prelevato in località Santo Spirito, all’altezza del civico 2 del Lungomare Colombo; a Monopoli alla spiaggia a sud del Castello di Santo Stefano; a Polignano a Mare sia alla scogliera in corrispondenza dell’Isolotto San Pietro che alla spiaggia Lama Monachile e infine a Molfetta all’altezza del civico 36 del lungomare Marcantonio Colonna.

Dei quattro prelievi effettuati in provincia di Foggia, due hanno dato un giudizio di “fortemente inquinato: quello a Manfredonia, alla foce del torrente Candelaro, e a Lesina-Torre Mileto, alla foce del canale Schiapparo, in località Lago di Lesina. Nella norma, invece, l’altro punto campionato a Manfredonia, al canale sulla spiaggia di Lungomare Nazario Sauro e alla foce del canale SS89, in località San Menaio di Vico del Gargano.

Sette i campionamenti eseguiti nella provincia di Barletta-Andria-Trani due dei quali risultati “fortemente inquinati”: quello alla foce del fiume Ofanto a Margherita di Savoia e alla foce del canale di ponente (Lungomare Mennea) di Barletta. Entro i limiti gli inquinanti rilevati nell’altro prelievo effettuato a Barletta (spiaggia libera sul litorale di Levante); sulla spiaggia in località Matinelle, a destra del molo, a Trani; sul lungomare Mauro dall’Olio in località Salsello di Bisceglie; alla spiaggia riserva Torre di Calderina, sempre a Bisceglie. Va inoltre sottolineato che i tecnici di Legambiente hanno eseguito anche un prelievo in corrispondenza dello scarico presso la villa comunale di Trani, da sempre punto critico, ma al momento del campionamento era chiuso e non sono state riscontrate anomalie.

Tre punti su quattro giudicati “fortemente inquinati nel brindisino: alla foce del canale Giancola e alla foce del torrente Reale (località Torre Guaceto) a Brindisi; e allo sbocco del depuratore su via dei Pioppi a Ostuni, in località Villanova-Mogale. Entro i limiti invece l’altro prelievo effettuato a Ostuni, sulla spiaggia del pilone, in località Torre San Leonardo.

In provincia di Taranto sono stati eseguiti cinque campionamenti ed è risultato “fortemente inquinato” soltanto il prelievo effettuato alla foce del fiume Ostone a Marina di Lizzano. Nella norma invece quelli eseguiti a Taranto, alla spiaggia in viale del Tramonto; alla spiaggia di Specchiarica a San Pietro in Bevagna; alla foce del fiume Lenne a Palagiano; alla spiaggia libera Borgo Pineto a Castellaneta Marina.

Infine, quattro i prelievi effettuati nel leccese con un giudizio di “inquinato” solo per il campionamento in corrispondenza del canale dei Samari a Gallipoli. Nei limiti di legge, invece, quelli alla scogliera Porto Gaio di Gallipoli; a Porto Cesareo, spiaggia Punta Prosciutto, e alla spiaggia di Felloniche a Castrignano del Capo.