«Esprimo, a nome mio e dell’intera Amministrazione Comunale, massimo supporto a Libera e alla sua iniziativa. La porta del Sindaco sarà, non aperta, ma inesistente per il Presidio cittadino e per le cooperative sociali ‘Pietra di Scarto’ e ‘Altereco’». Con queste parole, il neo Sindaco Franco Metta, insieme a tre assessori della sua Giunta (Colucci, Lionetti e Dercole, ndr.) ha accolto, ieri, a Palazzo di Città, i 14 ragazzi, provenienti da due Istituti Superiori di Ferrara, che, accompagnati da alcuni dei loro docenti, parteciperanno, da ieri al 20 luglio, al sesto campo di studio e lavoro “E!state liberi”, promosso da Libera e Spi Cgil, con la partecipazione attiva di Arci, Cgil e Flai e il patrocinio del Comune di Cerignola. Dopo la querelle delle scorse settimane, il vento di tensione tra il Primo Cittadino e don Pasquale Cotugno, referente di Libera Cerignola, viene spazzato via da una stretta di mano. «La collaborazione con Libera e le cooperative sociali che ne fanno parte sarà fattiva e proficua -assicura Metta-. La mia Amministrazione si propone di combattere l’illegalità in tutte le sue forme e fondamentale sarà lo studio del fenomeno mafioso, inestimabile il contributo dei familiari delle vittime e la collaborazione con tutti i soggetti impegnati nella lotta alla criminalità». Nell’intervento scritto che il Sindaco si accinge a leggere e che desidera «sia messo agli atti affinchè sia lasciata traccia di un documento di memoria», Metta promette di mettere al servizio dei campisti e dell’intera collettività i suoi quarant’anni di esperienza professionale, un’esperienza in virtù della quale ha scelto di tenere per sé la delega alla sicurezza.

«Contrariamente a quanto è stato detto in campagna elettorale, credo che avere un Sindaco che per quarant’anni è stato un avvocato penalista, sia una risorsa non trascurabile per questa città -dichiara il Primo Cittadino-. Conosco bene il fenomeno mafioso da prospettive ignare ai più. Essendo stato affidatario di confidenze fattemi da soggetti affidatisi alla mia toga, so quanto le organizzazioni criminali temino, più che gli anni di detenzione, la prospettiva di perdere i beni accumulati con i proventi dei loro illeciti. Fondamentale è, quindi, l’opera di confisca e di riqualificazione e riuso sociale dei beni sottratti alla criminalità -spiega-. Per oltre quarant’anni, sono stato, per professione e non di certo per adesione morale, dall’altra parte dell’Aula, al fianco degli imputati, ma sempre al servizio della giustizia e non della criminalità. Ricordo -aggiunge Metta- che il diritto di difesa, riconosciuto dall’art. 24 della Costituzione, è un diritto inviolabile, in qualsiasi stato e grado del procedimento. Io stesso ho vissuto il famoso processo Cartagine nel quale ho difeso 25 imputati: nel caso in cui vi servisse il contributo di chi, come me, ha memoria storica di quel processo che ha segnato una svolta epocale, sarò lieto di mettermi a vostra disposizione».

Un invito alla collaborazione ben accolto da don Pasquale Cotugno. «E’ per noi molto importante la presenza del Sindaco, segnale di una proficua sinergia ed interlocuzione con le Istituzioni -ha dichiarato il parroco nella conferenza stampa di ieri-. Per lavorare in una terra in cui quotidianamente vengono calpestati i diritti, per donare speranza di conversione e di cambiamento, per imparare a scegliere la via della legalità e della giustizia, occorre che le Istituzioni collaborino attivamente insieme a noi». Presente alla conferenza stampa di ieri, anche Salvatore Spinelli del coordinamento provinciale di Libera, nominato direttore responsabile dei campi di volontariato di Libera che si terranno a Cerignola in questi giorni. «Quello di Cerignola è l’unico presidio provinciale di Libera in tutta Italia, l’unica città ad essere riuscita a rendere funzionali i beni confiscati, restituendoli alla comunità. Cerignola -dice Spinelli- può dare l’esempio ed essere uno strumento per sensibilizzare altre città e Amministrazioni a seguire la strada spianata». «Siamo qui per dare un contributo e soprattutto per imparare -sostiene, invece, il segretario dello Spi Cgil di Ferrara, Sandro Arnofi-: come abbiamo fatto in Emilia Romagna ad avere così massicce infiltrazioni mafiose senza accorgercene? Abbiamo bisogno di conoscere, capire e scegliere restando insieme perché è l’indifferenza a creare isolamento intorno alle vittime. Abbiamo bisogno di conoscere gli strumenti per combattere le mafie. Questo, siamo sicuri, aiuterà il nostro Paese ad uscire anche dalla crisi poiché le organizzazioni criminali fanno concorrenza sleale a quanti producono e creano lavoro nel rispetto della legge».

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Fino al 20 luglio, 15 studenti delle scuole superiori di Ferrara lavoreranno sui terreni che, a Cerignola, sono stati sottratti al controllo della malavita organizzata. Sono due i beni interessati dal progetto: quelli di contrada Toro, gestiti dalla cooperativa Pietra di scarto, e l’appezzamento di contrada Scarafone gestito dalla cooperativa Altereco, luoghi-simbolo della vittoria dello Stato sulla mafia, dove oggi si coltiva la cultura della legalità organizzata. A più di 20 anni dalla storica operazione Cartagine: anni di omicidi, processi, condanne, vittime, testimoni di giustizia, il manipolo di volontari di Libera compirà, in questa settimana, un viaggio di conoscenza e formazione nell’efferato regno della mafia cerignolana di ieri, tra il processo Bacardi e il processo Cartagine, e quello di oggi. La Capitanata continua ad essere una frontiera difficile, un condensato di contraddizioni, in cui al colore dei campi s’oppone il sudore di migranti senza diritti, vittime silenziose del caporalato; alla rustica bellezza di borghi di mare, s’oppone il proliferare della criminalità organizzata in tutte le sue declinazioni.

Ma spostarsi per la provincia di Foggia vuol dire anche raccontare ottime pratiche di costruzione di democrazia, partecipazione, legalità. Come quelle di Pietra di Scarto e Altereco. «Ci è venuta l’idea di pubblicare su Facebook delle foto che ritraggono i beni confiscati assegnatici dal 2010 ad oggi -afferma Pietro Fragasso, Presidente di Pietra di Scarto-. I campi di volontariato di E!state liberi sono iniziati proprio 5 anni fa, quando i beni confiscati erano teatro di devastazioni e barbarie. Oggi sono monumenti di rigenerazione di un risorgimento collettivo, beni comuni di cui tutti devono avvertire il senso di appartenenza, che tutti devono contribuire a rendere più belli e fruibili. Se siamo qui -ricorda- lo dobbiamo a Pio La Torre. Grazie a lui e il suo sacrificio, la mafia è stata riconosciuta per la prima volta nel 1982 nel Codice Penale. E’ sua la profezia secondo cui il modo più efficace per aggredire la mafia è la confisca dei beni. Ciascuno di noi -è l’invito di Fragasso- deve essere partigiano della legalità, incarnare il sogno di Pio La Torre. Perché, la lotta alla mafia non è utopia ma un’opera quotidiana concreta».

Ad illustrare nel dettaglio il calendario formativo del campo di E!state Liberi è Dora Giannatempo, della Cooperativa Sociale Altereco e responsabile dell’area formazione di Libera Cerignola: «Sull’onda ispiratrice di Pio La Torre -spiega a lanotiziaweb-, abbiamo voluto improntare tutti i momenti di formazione sulla conoscenza e la memoria. Per fortuna, a Cerignola, oltre alla criminalità c’è anche l’altra faccia della medaglia, meno conosciuta e raccontata. Una faccia fatta di tante facce, di tante braccia, di tanti piedi. A crescere, oltre al malaffare, è anche la consapevolezza, la responsabilità, la speranza, l’impegno. Perché speranza vuol dire impegnarsi in prima persona, insieme agli altri, per costruire una società più giusta».

Ospiti nella struttura ex Gil di via Napoli, i campisti di E!state Liberi fanno sul serio. Sveglia alle 5.30 del mattino. Dopo la colazione, due pulmini li condurranno nei campi, dove lavoreranno fino alle 11. Saranno i nonni dello Spi Cgil a servire loro il pranzo e la cena nel Centro sociale giovanile del Rione San Samuele. Nel tardo pomeriggio, le attività dei giovani volontari si alterneranno tra formazione e conoscenza del territorio: affronteranno temi importanti, come il fenomeno mafioso in Capitanata, e visiteranno alcuni dei luoghi più significativi della cultura e della storia di Cerignola. Dopo l’itinerario di questa mattina sui beni confiscati, hanno ascoltato la testimonianza di Daniela Marcone, vicepresidente nazionale di Libera, figlia di Francesco Marcone, il direttore dell’Ufficio del Registro di Foggia, assassinato il 31 marzo 1995 nel portone di casa al rientro da lavoro.

“Legalità, la Memoria e Impegno” sarà invece il tema del successivo appuntamento con Annibale D’Elia, Dirigente delle Politiche Giovanili della Regione Puglia, sullo strumento della Legge Regionale. Mercoledì i volontari saranno in visita al Museo del Grano e alla città; giovedì pomeriggio, invece, con il contributo di Stefano Fumarulo, consulente del Presidente della Commisione Antimafia, vi sarà la conoscenza e la mappatura del fenomeno mafioso in Puglia, con un focus sulla Capitanata e su Cerignola. Per definire meglio la storia mafiosa in Capitanata, venerdì, con l’Avv. Sabino Digregorio, si analizzerà il percorso dal Processo Bacardi al Processo Cartagine. Sabato, infine, i campisti approfondiranno la storia delle lotte bracciantili, da Giuseppe Di Vittorio a Yvan Sagnè. Ospite d’eccezione, oltre a Daniela Marcone e Alessandro Cobianchi (Referente Legalità Arci), proprio Yvan Sagnet, protagonista del primo grande sciopero autorganizzato di braccianti stranieri, nella Masseria Boncuri a Nardò.