Secondo appuntamento per la rassegna “Una Pinta di Libri”, promossa dal Safarà, in collaborazione con l’associazione culturale Made in Blu e l’associazione Oltrebabele. Dopo l’ottimo esordio del 7 luglio, con Alessio Viola e il suo “Ti strappo e ti getto in pasto ai cani”, a dialogare con Mariablu Scringella, tra birra fresca e cibo genuino, è stato il giovane scrittore biscegliese Marco Di Pinto che, a sei anni dalla sua opera prima “Deliri e disagi”, ha presentato anche al pubblico cerignolano l’ultima creatura nata dalla sua penna: “Apologia del Porco”. Una favola contemporanea amara e disincantata dedicata a tutti i lavoratori sfruttati, in particolar modo a quelli meridionali, in cui umorismo e denuncia si mescolano tra di loro.

Protagonista, il Porco, “un povero ignorante disadattato, che si sentiva Dio per aver messo su quel mezzo circo. Per essersi arricchito con mezzi e metodi alquanto discutibili, per aver assunto un significativo potere. Per una ventina di persone che gli gravitava intorno e si nutriva delle sue briciole. Per le famiglie di costoro che sopravvivevano grazie alle paghe dei congiunti. Misere, miserevoli, poco misericordiose”. Il romanzo narra le disavventure, stemperate dallo sguardo disincantato e caustico della voce narrante, patite da un giovane lavoratore, Gianni Lovino, all’interno di un’azienda meridionale guidata dalla grottesca figura de “il Porco”: tipico imprenditore che assume personale per fare un “favore” alla gente e creare ricchezza (a suo esclusivo vantaggio), uno zotico arricchito, artificialmente arrogante fino ai confini della pantomima, parecchio cafone, idolatrato da una massa ottusa e ipocrita, convinta che egli sia un benefattore. Non la pensa così il protagonista, che tra un diritto calpestato e un’amara riflessione sulle dinamiche che impediscono al Sud di cambiare lo status quo, troverà il modo per prendersi una beffarda rivincita.

Una storia di sfruttamento e precariato, quella raccontata da Di Pinto, incalzato dalle domande della conterranea Mariablu Scaringella, nella quale si sono riconosciuti in un amaro sorriso anche i tanti ospiti, giovani e meno giovani del Safarà. Ancora un volta, lo storico locale di Nicola Lopane che quest’anno festeggia i dieci anni dalla nascita, riconferma la sua tendenza a coniugare buona cucina, intrattenimento ed impegno, proponendo ai suoi clienti un’offerta originale e di qualità, in un panorama, quello cerignolano, in cui la stragrande maggioranza dei locali si sta omologando a ricette precotte e scadenti.

«Noi del Safarà siamo da sempre dissacranti e mai standardizzati -dichiara a lanotiziaweb il proprietario, Nicola Lopane-. Abbiamo ormai costruito una nostra personalità non convenzionale, in cui alla buona tavola si uniscono scelte musicali e di intrattenimento di qualità e mai banali. Ad esempio, -ricorda- la scorsa estate abbiamo selezionato ed ospitato numerose band indipendenti, allestendo una vera e propria rassegna musicale. Proviamo a proporre qualcosa di originale e di divertente che vada controcorrente rispetto agli eventi più commerciali, ma -aggiunge Lopane- ci siamo scontrati, negli anni passati, con Amministratori poco sensibili alla cultura, inclini a proporre solo eventi dedicati al ‘popolino’, poco attenti alle esigenze dei locali di Piazza Matteotti. Noi, invece, crediamo che il pubblico vada educato ad eventi in cui l’asticella della qualità sia più alta. Se in un piccolo centro come Orsara sono riusciti, 20 anni fa, a creare un grande evento come l’Orsara Jazz Festival, grazie ad un Assessore illuminato -osserva Lopane- non capisco perché un grande centro, ricco di potenzialità, come Cerignola non possa fare altrettanto. La buona partecipazione di pubblico a queste presentazioni di libri in piena estate ci sta dimostrando che siamo sulla strada giusta». Il Safarà continua la sua operazione in termini di qualità dell’offerta, valorizzazione dei prodotti locali e  “normalizzazione” degli orari d’inizio degli eventi infrasettimanali. Scelte di qualità, sotto il profilo musicale, culturale ed eno-gastronomico, ad un prezzo decisamente competitivo. Una ricetta che, nella tipica atmosfera familiare del Safarà, sembra che i cerignolani continuano ad apprezzare.