L’azienda l’accusa di assenteismo e impone il trasferimento all’altra sede in provincia di Torino, mentre per il sindacato corso in sua difesa è un caso di mobbing post maternità. E’ accaduto a Giorgia Calamita, dal 1992 assunta nel comparto metalmeccanico dell’area industriale di San Nicola alle dipendenze della FIAT SATA e poi ricollocata a seguito di terziarizzazione presso la Fenice s.p.a. Un ruolo di responsabilità come impiegata Tecnologa, il suo, affiancato per lungo tempo alla battaglia sindacale con la FIOM CGIL e che l’ha vista in prima fila durante la “primavera di Melfi”, ovvero i famosi 21 giorni di protesta che nel 2004 richiamarono al rispetto di diritti e salario dei lavoratori. E quanto accaduto a livello personale riguarda proprio un diritto negato: la maternità.

Dopo aver usufruito del congedo per gravidanza difficile e di maternità obbligatoria, la donna ottiene la trasformazione del proprio contratto a tempo pieno in parziale di tipo orizzontale e nel 2009 rientra a lavoro. Dall’entusiasmo per la nascita di due figli, all’incubo del rientro in fabbrica, dove le vengono affidate mansioni prive di autonomia organizzativa e che comportano – come da lei stessa sostenuto – uno svilimento della professionalità acquisita negli anni. Grazie al sindacato si chiede un incontro con l’azienda. La risposta, ribadita anche nel 2012, è perentoria: il dimensionamento è rapportato al nuovo contratto di lavoro e motivato con una eccessiva fruizione dei congedi facoltativi di maternità. In altre parole, assenteista. Malessere e rabbia spingono la lavoratrice a rivolgersi anche alla Consigliera di Parità della Provincia di Potenza. Gli ultimi passaggi sono dello scorso maggio, quando Fenice diserta un nuovo incontro e anzi comunica l’intenzione immediata di trasferirla presso la sede torinese di Chivasso, e di queste ore, quando si svolgerà un udienza urgente al Tribunale di Potenza per bloccare il tutto. Sperando in una risoluzione positiva, numerosi e diversi gli appoggi a suo favore. Dal mondo politico per iniziativa del senatore lucano di SEL Giovanni Barozzino, promotore di una interrogazione già firmata, tra gli altri, dal vice presidente del Senato Valeria Fedeli. (TRM Network)

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