Due mazzette di giornali su una scrivania in un'agenzia di stampa, Roma, 4 dicembre 2011. ANSA / FABIO CAMPANA

E’ un “dato allarmante l’incremento degli atti di ostilità nei confronti dei giornalisti: 2.060 dal 2006 al 31 ottobre 2014, con un costante incremento che ha registrato il suo picco nei primi 10 mesi del 2014, con 421 atti di violenza o di intimidazione, quasi tre ogni due giorni”. Lo hanno sottolineato la presidente della commissione Antimafia Rosy Bindi ed il vicepresidente Claudio Fava presentando la relazione sui giornalisti minacciati dalle mafie rilevando la necessità di contrattualizzare i freelance.

La relazione dell’Antimafia ‘Sullo stato dell’informazione e sulla condizione dei giornalisti minacciati dalle mafie’ oltre a basarsi da quanto emerso in 34 audizioni di giornalisti, direttori di quotidiani, presidenti regionali dell’Ordine dei giornalisti, del presidente nazionale dell’Ordine e del segretario della Fnsi, si è avvalsa anche dei dati e delle analisi di ‘Ossigeno per l’informazione’, l’osservatorio che monitora le minacce nei confronti dei giornalisti. La relazione è stata approvata stamani all’unanimità, come è stato anche sottolineato anche da Uva, commissario antimafia dei cinque stelle. Il report evidenzia, tra l’altro, la quasi totale impunità degli atti di violenza e minaccia dal momento che sono “pochissimi gli episodi in cui gli autori sono stati identificati, giudicati e condannati”. Si segnala anche come strumento di ‘pressione’ per evitare inchieste ‘scomode’, l’uso “spregiudicato ed intimidatorio” di querele temerarie e di azioni civili per indurre i giornalisti “a comportamenti e scritture più rispettosi”.

In proposito si ricorda come, nella sua audizione, Milena Gabanelli ha spiegato di aver ricevuto citazioni in giudizio per oltre 250 milioni di euro, con un picco paradossale di 137 milioni richiesti da una multinazionale della telefonia, “a fronte di una sola causa persa per 30.000 euro” una “sproporzione” che secondo la relazione, “fa cogliere bene l’elemento pretestuoso di quelle azioni”. Poi il report denuncia la “violenza più subdola, ma non meno dolente, che si manifesta attraverso le condizioni di estrema precarietà contrattuale ed economica di quasi tutti i giornalisti minacciati”. “Molti cronisti auditi, a fronte di un devastante repertorio di intimidazioni, hanno ammesso di dover lavorare per pochi euro ad articolo, spesso senza contratti e con editori raramente disponibili ad andare oltre una solidarietà di penna e di facciata”, rimarca la relazione.

Per questo la commissione Antimafia ritiene “una lacuna grave, alla quale dovrà essere posto rimedio al più presto, non aver ancora normato contrattualmente la figura dei freelance, che è di fatto l’ossatura dell’intero sistema informativo italiano”. Attualmente sono 20 i giornalisti che vivono sotto scorta, 11 sono stati i giornalisti uccisi dalle mafie e dal terrorismo in questi anni. Le zone dove è più difficile fare informazione libera sono la Calabria e la Sicilia. Ci sono inoltre “sacche di informazione reticente” e di “editori attenti a pretendere il silenzio delle loro redazioni su fatti o nomi innominabili”, una realtà sulla quale “l’Ordine dei giornalisti ha ormai abdicato ad esercitare una funzione di fattivo controllo, avendola dovuto delegare per legge ai cosiddetti consigli di disciplina che fino ad oggi hanno funzionato poco o nulla”. Tra i giornalisti auditi, Roberto Saviano anche se invitato dall’Antimafia “non ha ritenuto di accettare l’invito”. In proposito la presidente Bindi ha spiegato che Saviano ha degli impegni molto spesso in America come insegnante”.