L’ultimo brevetto registrato da Facebook è un po’ la variante moderna del proverbio “Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei”, applicato alla Rete e alla finanza.

Il brevetto riguarda infatti un sistema che permette a Facebook di raccogliere informazioni personali sugli utenti e i loro amici e di fornirle dietro pagamento a chi ne faccia richiesta.

Fin qui sembrerebbe che non ci sia nulla di nuovo rispetto alla normale attività del social network, salvo il fatto che la compravendita di informazioni personali è messa nero su bianco. In realtà, la situazione è ancora più seria.

Intanto, la raccolta di informazioni viene spacciata per pubblicità a pagamento anziché essere presentata per quello che è. Poi, questo specifico brevetto riguarda infatti in particolare le informazioni finanziarie degli utenti: Facebook ha elaborato un sistema per raccoglierle e fornirle alle banche e agli istituti di credito, in modo che possano capire se chi sta loro chiedendo un prestito sia affidabile basandosi sulla posizione creditizia degli amici.

In altre parole, se qualcuno chiede un prestito o un finanziamento la società che si occupa di decidere se concederlo o meno potrà rivolgersi a Facebook e ottenere dati sulla posizione finanziaria non soltanto dell’utente che sta eseguendo la richiesta, ma anche su quella dei suoi amici.

Verrà così a sapere se abbiamo già contratto dei debiti, se li abbiano saldati, se abbiano pagato puntualmente le rate e via di seguito. Da tutte queste informazioni trarranno un quadro in base al quale decidere se concedere o meno il prestito.

Spiega il sito SmartUpLegal, che per primo ha notato il brevetto: «Se un individuo chiede un prestito, il creditore esamina i passati custoditi nelle pagine dei membri che hanno aderito alla sua pagina sulla base di una clausola a cui si aderisce sottoscrivendo un contratto di promozione pubblicitaria. Se la media dei comportamenti creditizi raggiunge il minimo allora il creditore decide di esaminare più nel dettaglio la richiesta. Se la media è sotto la soglia la domanda è respinta».

Nonostante l’inquietudine che un brevetto del genere può generare, è ancora presto per gridare allo scandalo: Facebook per il momento non sta utilizzando i sistemi descritti nel brevetto, né è chiaro se e quando inizierà a farlo.

Tuttavia, l’intera vicenda dovrebbe portare ancora una volta a riflettere seriamente sul tipo e sulla quantità delle informazioni condivise in Rete.

Tratto da zeusnews.it – 11 agosto 2015

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