Dopo quasi due anni di attività, sono finiti in carcere ben undici componenti di una banda criminale che aveva preso di mira in serie diversi caseifici e depositi di Parmigiano Reggiano, tra le province di Modena e quelle limitrofe. La Squadra Mobile della Questura di Modena ha eseguito oggi le ordinanze di custodia cautelare in carcere o ai domiciliari, insieme ai “colleghi” di Foggia e Cremona, province da cui provenivano questi “pendolari” del crimine.

La Polizia ha infatti ascritto a undici undici persone di origine foggiana una serie di furti e tentati furti avvenuti tra Modena – il colpo al caseificio Albalat di Albareto nel novembre 2013, da cui l’operazione ha preso le mosse – Reggio Emilia, Parma, Alessandria, L’Aquila e Mantova, ricollegati grazie ad una complessa indagine durata quasi un anno. Gli investigatori si sono infatti trovati di fronte a criminali espertissimi, particolarmente astuti e dotati di ottimi mezzi tecnologici. Quattro di loro sono residenti nel foggiano, cinque nel cremonese e due nel modenese: tra loro si contano anche due basisti che effettuavano quotidianamente sopralluoghi meticolosi.

Due foggiani destinatari di ordinanza cautelare non erano in casa, proprio perché di ritorno da un furto compiuto nella notte insieme ad una terza persona su cui sono in corso accertamenti. Tra gli arrestati ci sono Sciarappa Mario classe 1963, Loberto Savino classe 1966, Palamuso Stefano classe 1975, Di Meo Antonio classe 1966, Sciarappa Gaetano classe 1983, Pasquale Rinaldi classe 1989, Aliko Armando classe 1975, Benito Petracca classe 1990 e Vincenti Antonio classe 1982.

LA STRATEGIA – I ladri avevano programmato ed eseguito in maniera capillare una serie continua di attività di esplorazione e sopralluogo di alcuni territori del centro-nord del Paese, per individuare obiettivi appetibili. Tutto programmato in modo preciso, con una ripartizione rigida dei ruoli al momento di ogni singolo furto. Durante i colpi hanno sempre avuto a disposizione mezzi di trasporto pesanti e auto, attrezzi atti allo scasso, ricetrasmittenti, apparati elettronici per disattivare sistemi di allarme, schede telefoniche dedicate ad intestazione fittizia, nonché svariate armi da fuoco.

DRONI E PROSTITUTE – A sottolineare l’estro criminale della banda, la Polizia ha rilevato che per preparare i colpi sono stati utilizzati droni volanti, con cui mappare il territorio dall’alto per esaminare gli stabilimenti da depredare e le possibili vie di fuga. Altro particolare insolito è l’impiego di alcune prostitute: ragazze dell’est Europa che venivano pagate e “dispiegate” nella strade intorno agli obbiettivi per fungere da palo durante i colpi, che avvenivano sempre nel cuore della notte.

IL BOTTINO – I furti in questione, avvenuti tra il novembre del 2013 ed il gennaio di quest’anno, hanno consentito all’organizzazione di appropriarsi di diverti tipi di generi alimentari per un valore complessivo pari a € 785.000,00. In particolare sono state trafugate 2039 forme di Parmigiano Reggiano, nonché oltre 15.000 chilogrammi di crostacei e pesce surgelato, oltre a 135.000 euro di Champagne.

INDAGINI – La Squadra Mobile ha dovuto faticare a lungo per risalire all’identità dei ladri e per farlo ha scandagliato a fondo il traffico telefonico. Ha così scoperto che nei luoghi dei furti i malviventi comunicavano attraverso cellulari dotati di schede sim “usa&getta”, intestate a persone straniere inesistenti e acquistate appena un paio di giorni prima. Una svoltasi è avuta con il colpo fallito a Toano (RE) dove i Carabinieri del luogo erano riusciti a recuperare 300 forme e il camion e dai colpi successivi, che hanno pian piano permesso agli agenti di Modena di risalire ai nomi dei componenti della banda.

Tratto da modenatoday – 24 settembre 2015