Centinaia di migliaia di visualizzazioni e oltre 18 mila condivisioni sul social network Facebook per non parlare del picco di share registrato dall’ultima puntata del programma televisivo Le Iene, in onda domenica scorsa su Italia1. Ad attirare l’attenzione di dodici milioni di telespettatori, un servizio firmato Matteo Viviani dal titolo “E se ti spiassero dal tuo cellulare?”.

La “iena” toscana ha colpito ancora proponendo, nella seguita trasmissione televisiva, un video che dimostra quanto sia facile essere spiati attraverso il proprio smartphone.

Protagonisti del servizio il cerignolano Stefano Fratepietro, titolare della Tesla Consulting, azienda bolognese che si occupa di sicurezza informatica, ed il suo braccio destro Massimiliano Dal Cero (CLICCA QUI PER IL VIDEO DELLA PUNTATA).

Attraverso la creazione di un particolare software, i due esperti informatici, hanno dimostrato come sia possibile accedere a tutta una serie di dati sensibili e non di un qualsiasi cellulare di ultima generazione. Rubrica telefonica, conversazioni whatsapp, facebook, twitter, messaggi di testo, video e immagini: tutto controllato, captato e registrato, come nei migliori film di spionaggio d’oltreoceano.

A lasciare impietriti è la semplicità dell’operazione effettuata attraverso il software messo a punto da Massimiliano Dal Cero e abilmente spiegato dal nostro concittadino.

Esperti informatici per Le Iene da tre anni Abbiamo raggiunto Stefano Fratepietro, per capire come si è arrivati ad ideare e realizzare il servizio mandato in onda dal programma Mediaset.

«La collaborazione con il programma televisivo Le Iene è nata circa tre anni fa – spiega Stefano Fratepietro – quando, sempre Matteo Viviani, ha realizzato un servizio su come recuperare dati di vecchi proprietari da telefoni usati. Le esigenze dell’autore Riccardo Spagnoli hanno trovato risposta nel lavoro della Tesla Consulting; è piaciuto il nostro approccio umile e da allora contiamo cinque interventi in diversi lavori mandati in onda. La nostra idea è quella di raccontare al pubblico non prettamente esperto di sicurezza informatica concetti complessi.

Nello specifico, il servizio proposto nell’ultima puntata del programma televisivo – racconta Fratepietro – è nato in seguito al caso Hacking Team, società italiana che lavora con privati ma anche con strutture governative, violata a livello informatico qualche mese fa. Abbiamo informato l’autore Spagnoli del grave attacco e da lì è nata l’idea di dimostrare che il nostro smartphone non è solo un telefono ma potenzialmente uno strumento di spionaggio e che i nostri dati, nelle mani sbagliate, potrebbero crearci non pochi problemi».

Le collaborazioni di Tesla Consulting Il lavoro svolto dalla Tesla di Stefano Fratepietro, a prescindere dal servizio offerto al programma, mira a creare una quantità di servizi di sicurezza informatica che prima non esistevano nel nostro Paese. L’azienda bolognese vanta collaborazioni con una serie di aziende quali Unicredit, Enel, Datalogic ma anche con il Comando generale dei Carabinieri e con il Cnaipic, Cento nazionale informatico per la protezione delle infrastrutture critiche.

«La Tesla Consulting coopera con diversi privati e pubblici ed organizza una serie di corsi di formazione per agenti di fascia anticrimine sia a livello nazionale che internazionale – racconta l’informatico cerignolano – ma da qualche tempo abbiamo scelto di non accettare incarichi dalla Procura della Repubblica perché ancora oggi questi funzionano per vacazione ovvero prestazioni tecniche a cui vengono corrisposti importi ridicoli e sempre tagliati. Parliamo di otto euro l’ora per un massimo di quattro ore al giorno di lavoro consentite. Purtroppo non si riesce a comprendere il valore di professionisti di esperienza ed anche per questo ci troviamo di fronte ad un netto calo della qualità delle indagini informatiche. La mia azienda è nata scegliendo un approccio più logico e sensato e con l’idea di colmare un vuoto nel campo della sicurezza informatica in Italia. Noi guardiamo alla sicurezza non più come ad un prodotto ma come ad un processo, un insieme di elementi che devono funzionare insieme. Eroghiamo servizi di cyber security, digital forensics, open source intelligence».

Ossessione social La quantità di persone interessate all’argomento del servizio da migliaia di click, ha evidenziato una certa tendenza sociale orientata al controllo, anche solo virtuale, delle persone. Tendenza che sembra essere figlia di un uso massiccio e incontrollato dei social network e dei media.

Nei giorni successivi la messa in onda del servizio de Le Iene, la casella messaggi di Stefano è stata inondata da richieste più o meno esilaranti di persone interessate a controllare telefonate, chat e messaggistica dei partner o della comitiva di amici.

«In Italia si sta sviluppando un fenomeno che vede le persone quasi ossessionate dalla necessità di spiare e dalla paura di essere spiate – spiega Stefano Fratepietro – ; i messaggi che sono arrivati a me e al mio collaboratore sono la dimostrazione che il problema è prettamente culturale, basta guardare le statistiche nazionali sui trend sociali. La società si è evoluta in questa maniera ed il rischio è quello di non saper più uscire da questo tunnel. Non parlo solo delle nuove generazioni ma anche di quelle precedenti, trascinate a loro volta. Ci vorrebbe – consiglia Fratepietro – un intervento fin dalle scuole, da inserire negli argomenti di educazione civica. E’ capitato di aver incontrato scolaresche per delle azioni mirate alla conoscenza della sicurezza informatica, alla consapevolezza dell’uso dei mezzi tecnologici ma purtroppo sono interventi volti a risolvere delle problematiche fin troppo specifiche. Ben diverso invece il mio apporto alla Facoltà di Ingegneria della Unimore che eroga master di digital forensics e cyber security per la Stelmilit, la scuola di telecomunicazioni militare di Chiavari».

Regole di sicurezza informatica Il consiglio dell’esperto informatico di Cerignola è quello di allontanare l’ossessione del controllo di chi ci è accanto ma badare piuttosto a utilizzare dei dispositivi elettronici che ci permettano di conservare i nostri dati in tutta sicurezza.

«Scegliete prodotti sicuri – consiglia Stefano – e usateli con cognizione di causa; scaricate applicazioni da fonti ufficiali e scegliete un produttore che proponga aggiornamenti sicuri della propria casa. Proteggete i dispositivi con password ed effettuate cifratura dei dati. Sono strumenti messi a disposizione dal vostro telefono, basta utilizzarli per essere un po’ più al sicuro».

  • nonvelemandoadire

    maduu!! un’altro grande cerignolano nel “MONDO”,di quelli che vivono sul posto ve ne fregate proprio e vi ritenete pure giornalisti,ma andate a cagare nel mondo,cambiate mestiere.

    • Mancoio

      Ma quanto stai a rosicare? É lo sport più praticato dai rosiconi locali. Fatti uma vita e anche un fegato nuovo.

  • Mago di Oz

    Il commento di “nonvelemandoadire” è il classico commento da frustrato cerignolano. Magari informatico pure lui ma rimasto nerd e incapace.
    Il classico commento finalizzato a “sfregiare” le lodi fatte legittimamente a qualcuno dopo tenacia e continui tentativi. Insomma il classico comportamento alla cerignolana. Da classica mentalità cerignolana.
    Una vetrina è troppo bella? La sfregio con un bel vriccio.
    Questa vetrina-articolo è troppo bella? La sfregio sparando a zero sulla persona.
    E se fosse stata una donna partivano insinuazioni sessual-lavorative di ogni tipo…
    Fratepietro se fai pubblicare articoli in questo paese purtroppo aspettati queste risposte.
    La frustrazione è una brutta bestia.

    • nonvelemandoadire

      No signori la mia ironia non era verso il protagonista del servizio,ma verso questa amena pagina web di un piccolo e scadente notiziario della provincia di foggia il quale enfatizza troppo notizie frivole,che in altri luoghi sono del tutto normali e all’ordine del giorno,probabilmente voi lavorate per la notiziaweb,ed è la vostra frustrazione che traspare dai vostri servizi,ripeto scadenti ed affidati al commento di gente che nelle credenziali paventate dicono di aver frequentato le università,ma riescono solo a commentare notizie già passate in maniera molto elegante è raffinata ma che regolarmente cadono nel vuoto suscitando solo noia e disinteresse da parte di chi li legge.Vorrei ricordarvi che la scienza della communicazione da anni si affanna a dire che chiunque svolge un servizio di divulgazione o di contatto con il pubblico deve utilizzare un linguaggio semplice capace di raggiungere tutti i ceti,tutte le età e tutti i gradi di istruzione.Quelli che voi presentate come giornalisti fanno esattamente il contrario.

      • Mago di Oz

        A me quelli della notiziaweb non me frega un bel niente. Da come hai esordito sembrava stessi menando fuoco contro il protagonista del servizio, con cui pure non ho nulla da spartire, se non che mi sono semplicemente rotto le scatole di vedere disfattismo ogni volta che si parla positivamente di qualcuno.
        A Cerignola vige da sempre il principio del Nemo propheta in patria.