Il rischio di una recrudescenza di malattie “dimenticate” perché debellate da un’efficace strategia promossa nel passato ormai si appalesa come concreto. 100.000 nuovi casi di morbillo denunciati recentemente in Europa sono il risultato della crescente disaffezione dell`opinione pubblica rispetto all’opportunità di sottoporre a vaccinazione soprattutto i soggetti in età pediatrica. I vaccini hanno salvato circa 2 milioni di persone non solo dal rischio di morte ma anche di complicazioni fortemente invalidanti con gli immaginabili costi socioeconomici.

Il costo sociale dei casi d’inabilità e invalidità permanente generati dalla contrazione di alcune malattie infettive è rilevante perché incide sulla qualità della vita dei pazienti e delle loro famiglie e appesantisce inevitabilmente i costi di un sistema di welfare che soffre per le scelte di bilancio e di contenimento della spesa pubblica. Le campagne di disinformazione molto spesso legate al pregiudizio non sostenuto da rilevanze scientifiche sul rapporto causale tra vaccinazioni e insorgenza di alcune patologie hanno determinato una netta diminuzione dei soggetti cui sono stati somministrati i vaccini. In Italia il calo dei soggetti vaccinati comincia ad essere ben al di sotto dei livelli di guardia.

Se la percentuale dei soggetti sottoposti a trattamento contro il tetano, la difterite e l`epatite B, è scesa sotto il 95%, ancora più rilevante e la diminuzione dei soggetti in età pediatrica immunizzati contro il morbillo, la parotite e la rosolia che non superano l’86% della popolazione di riferimento. Ho chiesto, dichiara l’on. GENTILE, membro della commissione parlamentare Sanità pubblica alla Commissione di promuove un’efficace campagna d’informazione sui vantaggi indiscutibili delle vaccinazioni in uno alla promozione di interventi nei confronti di tutti gli stati membri perché siano messe in campo nuove strategie che scoraggino efficacemente ogni resistenza culturale.

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