Che la SIA fosse in difficoltà lo sapevano tutti da tempo immemore. Sapevano anche – i cittadini – che il dimissionario Francesco Vasciaveo sarebbe stato sostituito (parola di Franco Metta, ndr.) all’indomani delle elezioni. Tempi mettiani non rispettati stavolta. Solo dopo più di tre mesi da Sindaco e numerosi annunci arriva nella giornata di ieri l’annuncio via facebook: «Accettate le dimissioni di Vasciaveo. Alla SIA si cambia. Consiglio di Amministrazione a tre». Ma i problemi odierni sono il frutto di «scelte scellerate fatte in passato», sostiene a più riprese lo stesso Metta. «In tre mesi, però, Sindaco e assessore al ramo non sono andati oltre gli annunci su facebook», commenta Tommaso Sgarro, leader dell’opposizione di centrosinistra; anzi, aggiunge, «hanno lasciato che le cose degenerassero ulteriormente».

Ieri il Consorzio si è riunito e, come riferito dallo stesso Metta pochi giorni fa in una intervista televisiva, all’ordine del giorno c’era proprio la sostituzione di Vasciaveo che, però, a ben guardare, risulta essere comunque inserito organicamente in pianta stabile quale funzionario di ottavo livello, il grado massimo in azienda; quindi, sarà possibile sollevarlo dall’incarico di amministratore unico, facendolo ritornare alla sua naturale collocazione, sempre dopo la dovuta buona uscita che graverà, giocoforza, sulle già falcidiate casse di SIA.

Per l’azienda di gestione dei rifiuti il gioco non vale la candela nella gran parte dei casi e il “problema” economico si fa sentire. Infatti i contratti di molti comuni non riescono a coprire nemmeno le spese del personale. A dirlo è l’analisi/indagine commissionata da Antonio Giannatempo alla KPMG, azienda che si occupa di revisione e consulenza manageriale. Ma si va anche oltre. Alcuni contratti non risultano formalizzati e recuperare i crediti potrebbe risultare davvero difficile. Il rischio fallimento quindi ha un fondamento abbastanza solido. Anche perché non esiste alcun fondo rischi, ovvero somme accantonate in grado di far fronte a eventuali imprevisti (ad esempio contenziosi in cui la società risultasse perdente, ndr.).

A scricchiolare però non è solo il comparto economico. C’è molto anche sul trattamento dei rifiuti e sulla gestione capestra del V lotto. Si parte dalla biostabilizazzione, per la quale SIA ridurrebbe la durata da 25 a 14 giorni, ridimensionando così anche la perdita di peso: invece che il 25% solo l’11%, con un considerevole aumento dei volumi. A questo si deve aggiungere il fatto che a scaricare sono stati anche moltissimi comuni non consorziati. Così tra un mese circa il V lotto risulterà esaurito e si dovrà individuare un’altra discarica dove portare i rifiuti, oltre a “trovare” 3 milioni e mezzo di euro che servono per completamento e chiusura del lotto e recupero biogas. L’aumento della TARI è dietro l’angolo.

La KPMG, inoltre, ha messo a nudo diverse criticità tecniche del carrozzone SIA. Altre, più spicciole ed evidenti, non avevano necessità di analisi approfondite. Un’aspetto certamente non trascurabile nell’analisi complessiva del problema è stato a più riprese precisato proprio da Vasciaveo, quando in molti gli imputavano l’errore di aver ridotto l’azienda a pattumiera di tutta la Capitanata, che ha ricordato come l’azienda SIA riusciva, e riesce tutt’oggi, a resistere sul piano economico grazie ai servizi di raccolta straordinari dei comuni garganici poiché gli accordi con i comuni come quello di Cerignola, con i ritardi nei pagamenti, uniti ad altre simili situazioni di grandi centri della provincia foggiana, rappresentavano una problematica economica di grande rilevanza. Quel che resta nell’ombra è la “reale” direttrice politica di intervento. Si punta ad un piano ragionato di risanamento?

Oppure l’immobilismo e gli spot sono funzionali al “fallimento”? Già, perché poi, in caso di fallimento, certi servizi andranno riassegnati, riappaltati, nuovamente conferiti. In soldoni, ricostruendo tutto da capo, si può ridiscutere ogni cosa. Costi, management, dirigenti e personale, magari in un nuovo soggetto che non assomigli neanche lontanamente a quel carrozone che è oggi SIA, ma che nel bene e nel male continua a muovere il complesso ciclo dei rifiuti.