È tutto da rifare. Inevitabile come la neve a gennaio, arriva ieri la lettera del vicesegretario nazionale del Pd Lorenzo Guerini per dichiarare “sospese le procedure congressuali avviate” in Puglia, Veneto e Liguria. Le indiscrezioni della vigilia già raccontavano lo stop imposto da largo del Nazareno per “evitare di eleggere un segretario regionale con regole che si dovessero rivelare superate dopo breve tempo” come scrive il portavoce di Matteo Renzi. Le stesse indiscrezioni non raccontavano anche il disappunto di Michele Emiliano, numero uno uscente dei dem e dalla fine di maggio, governatore della Puglia.

Il fatto è che i democratici vorrebbero limitare la partecipazione alle primarie per scegliere il capo della “ditta” di bersaniana memoria, solo agli iscritti. Le nuove istruzioni per l’uso dovrebbero valere a partire da gennaio. Ma Emiliano rumoreggia su Twitter: “Nessuno osi cambiare lo strumento essenziale della nostra storia”.

Per il Gladiatore il metodo delle primarie aperte a tutti è «rivoluzionario». Se, invece, fanno prendere forma a «eventuali modifiche», come fa sapere Guerini, il rischio è di mettere in scena «la brutta pratica della guerra: quella delle tessere finte». Un autorevole dirigente del partito del presidente del Consiglio, alza la voce contro l’inversione di rotta. Nel caso del pm prestato alla politica, non è la prima volta né sarà l’ultima.

Nonostante il clima eternamente accalorato lungo l’asse tra Bari e Roma, lo stesso Emiliano non sbatte la porta in faccia alla proposta di rinviare di almeno quattro mesi l’assise del tacco d’Italia che era stata programmata per domenica 29 novembre. Secondo le indicazioni piovute tutt’altro che sorprendentemente dalla Capitale, si alzerà il sipario sulla corsa per la segreteria «in un arco temporale compreso tra l’1 marzo e il 31 maggio 2016». Emiliano al riguardo, è conciliante: se servirà a scongiurare un’adunanza «troppo conflittuale», il Pd pugliese «è pronto» a suonare la (temporanea) ritirata «nell’assemblea di sabato».

Domani, a Parco dei Principi, il “parlamentino” della principale forza politica del centrosinistra voterà per l’aggiornamento della partita. Una partita che peraltro vede in campo i primi due contendenti. Sono il “giovane turco” Stefano Minerva, salentino, e l’europarlamentare foggiana Elena Gentile, che da queste parti era la testa d’ariete (elettorale) di un ex dem: il milanese Pippo Civati. «Noi ci siamo e ci saremo» assicura Pierpaolo Treglia, dei Giovani democratici, che assicura il «sostegno a Minerva»: ora e sempre; «non fermeremo questo straordinario movimento». Farà altrettanto la Gentile, tenace quanto appassionata cerignolana: «Riservare questa gara ai militanti, e basta? Sono molto d’accordo. Non si tratta mica di selezionare un sindaco o il capo dell’amministrazione regionale». Giacché però bisognerà ricominciare dall’inizio, è ancora lungo il filo d’Arianna a cui ci si dovrà necessariamente aggrappare per districarsi nel labirinto della contesa.

Tratto da repubblica.it – di Lello Parise – 16 ottobre 2015