“Questa nuova stagione di sviluppo della nostra agricoltura non è un caso, ma la logica conseguenza di un’evoluzione che ha cambiato e cambierà ancora l’agricoltura”. E’ con queste parole che Valerio Caira, Presidente del Gal “Piana del Tavoliere”, ha aperto il workshop che il organizzato dal Gal, in collaborazione con l’Ordine dei Dottori Agronomi e Forestali della provincia di Foggia nella scorso fine settimana, svoltosi nella sala convegni del Palazzo ex Gesuitico di Orta Nova, nel quale esperti, professionisti e studenti si sono confrontati su un tema centrale per la crescita delle aziende agricole. “Agricoltura multifunzionale-Il futuro dell’ambiente rurale e le opportunità per le imprese”. “La multifunzionalità – ha aggiunto Caira – offre nuove potenzialità di reddito all’agricoltura: l’accoglienza, la formazione, la cultura e il turismo, integrati con l’agricoltura, sono fattori non solo di sviluppo economico, ma anche di benessere sociale”. La realtà di Orta Nova, tra punti di forza e criticità, è stata messa a fuoco da Alessandro Paglialonga, assessore comunale all’Agricoltura: “L’agro ortese non è molto esteso. Il 96% dei suoi 10.300 ettari, tuttavia, sono impiegati proprio per il settore primario. Abbiamo due problemi su tutti: la parcellizzazione delle attività, con ben 1300 aziende agricole attive, e la tendenza a privilegiare la quantità rispetto alla qualità. Possiamo e dobbiamo cambiare rotta, anche grazie alla collaborazione con il Gal “Piana del Tavoliere”, puntando su cooperazione, ricerca e innovazione”. A questo proposito, Paglialonga ha rivolto un appello ai tanti agronomi presenti in sala e agli studenti dell’Istituto “Olivetti” di Orta Nova: “I professionisti, i ragazzi che si stanno formando e le aziende, assieme alle istituzioni e a organizzazioni di prossimità come il Gal, devono collaborare per costruire insieme le condizioni per una ulteriore crescita del nostro tessuto economico-produttivo”.

Accorato e denso di passione e riferimenti storici l’intervento di Grazia Galante, esperta di cultura popolare, che si è soffermata sul patrimonio di conoscenza rappresentato dalle tradizioni enogastronomiche. “A San Marco in Lamis, il paese da cui provengo, ho contato ben 22 tipi diversi di pancotto – ha raccontato Galante. Questo significa che abbiamo una varietà sconfinata di sapienza e di sapori in fatto di cucina. Possediamo anche una biodiversità senza eguali e materie prime di assoluta eccellenza e possiamo essere protagonisti della terza rivoluzione alimentare. La prima fu compiuta dall’uomo quando passò dalla sussistenza alla coltivazione. La seconda ci ha portato al fast food. Adesso dobbiamo compiere un salto di qualità, passando dall’era del cibo spazzatura a quella dell’alimentazione che produce salute, socialità, economia sociale”. Poi la dettagliata relazione di Antonio Stasi, docente di Economia e Politica agro-alimentare, presso il Dipartimento “Safe” dell’Università degli Studi di Foggia. “L’agricoltura – ha detto – ha futuro se riusciamo passare dal concetto, del “prezzo” a quello del “valore”, privilegiando il secondo. L’agricoltura oggi rappresenta un valore inestimabile perché significa anche paesaggio, tutela dell’ambiente, salvaguardia del territorio”. Quindi si è soffermato sull’aspetto che lega la multifunzionalità alla cura della salute: la pet therapy, l’orto terapia, la funzione di recupero delle fragilità sociali sono aspetti che l’UE ha individuato come priorità per migliorare la qualità della vita di milioni di persone”.

Sulla stessa lunghezza d’onda, l’intervento di Salvatore Taronno, vice presidente di Slow Food Puglia. “Produttori e consumatori devono essere al centro delle dinamiche che regolano la produzione, la scelta e infine il consumo di cibo. Oggi non è ancora così. Che cos’è la qualità quando parliamo di nutrizione? Per Slow Food – ha spiegato Taronno – un cibo è di qualità se è buono, pulito e giusto. Buono per sapore e qualità nutritive; pulito in quanto prodotto in modo salubre e sostenibile; giusto perché assicura ai produttori una remunerazione equa e fa pagare al consumatore un prezzo accessibile”. La conclusione della prima sessione dei lavori è stata affidata a Matteo Valentino, dirigente provinciale della Cia-Confederazione Italiana Agricoltori. “Lo scorso 4 ottobre – ha ricordato Valentino – Foggia è stata scelta come sede per la Giornata Nazionale dell’Agriturismo. Dobbiamo compiere ancora molti passi per sviluppare la multifunzionalità in agricoltura, ma stiamo lavorando tutti insieme per colmare il gap del nostro territorio rispetto ad altre aree del Paese. Questioni aperte e problemi del più grande motore di sviluppo per l’Italia vanno affrontati e risolti. La Cia, una volta di più, ha dimostrato di saper fare la sua parte: guarda al futuro, lo costruisce nel presente, con una visione strategica e un messaggio molto chiaro lanciato con realismo e fiducia dal presidente nazionale Dino Scanavino”.

Vittoria Russo, nella sua qualità di agronomo, ha illustrato obiettivi, priorità e possibilità di finanziamento del Piano di Sviluppo Rurale 2014-2020. “Il PSR della Puglia è incentrato proprio sul potenziamento della multifunzionalità in agricoltura. Non solo l’Europa, ma anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità spinge in questa direzione”. Le indicazioni e gli esempi illustrati da Vittoria Russo in tal senso sono molteplici, “con la puntuale proposizione di risorse e misure in favore della nascita di nuove attività legate alle masserie didattiche, alle aziende agricole che vogliano operare per l’inclusione sociale, lo sport, l’educazione ambientale, le attività ludico-didattiche”. Su un aspetto altamente innovativo e peculiare dell’agricoltura di precisione è intervenuto Feliciano Stoico, dottore di ricerca in Archeologia e pilota di droni: “Oggi le tecnologie ci permettono di gestire e di governare un aspetto fondamentale, vale a dire la variabilità in agricoltura, tutti i rischi e le opportunità legate alla conformazione del suolo e agli altri aspetti che possono determinare il successo o il fallimento di un raccolto”. L’agricoltura di precisione utilizza come strumenti le indagini aeree, il laser scanner, le mappe video-fotografiche e i rilevamenti effettuati grazie ai droni. “Le nuove strade aperte dall’agricoltura funzionale – ha spiegato Antonio De Maso, presidente dello Smile Puglia e massimo esperto regionale sulla formazione – sono tutte oggetto di appositi bandi regionali ed europei che mirano a creare nuova occupazione qualificata. Tutti i relatori hanno messo in evidenza la qualità e la quantità delle risorse e dei finanziamenti messi in campo per fare dell’agricoltura funzionale la nuova leva di rilancio delle campagne pugliesi, quelle della Capitanata in particolare.

Proprio su questo aspetto, si è soffermato Giuseppe Palladino, presidente della BCC di San Giovanni Rotondo: “La nostra è una banca di credito cooperativo formata da 2.200 soci. Le aziende, le imprese, anche quelle di piccola o media dimensione, da noi decidono come investire le risorse della banca. In questi anni, abbiamo avuto una crescita del 25%. E’ un risultato che siamo riusciti a centrare facendo una scelta in controtendenza rispetto alle altre banche: abbiamo investito fortemente sul territorio, dando fiducia alle imprese, alle famiglie. Vogliamo continuare in questa direzione”.

“Il prezioso lavoro svolto, con un impegno concreto, dal Gal Piana del Tavoliere – ha rimarcato il direttore del Gal, Antonio Stea –  con numeri che testimoniano un’azione determinante e positiva in favore delle imprese. Abbiamo finanziato 11 aziende agricole che si sono attrezzate per fare accoglienza e promozione del territorio, siamo riusciti a finanziare attraverso i nostri bandi tre masserie didattiche e altre aziende agricole che hanno puntato sulla sostenibilità energetica”. Soddisfatto il presidente Valerio Caira che a conclusione del workshop ha commentato: “Siamo un organismo di prossimità. Dal 1998 viviamo per ascoltare quotidianamente le realtà territoriali e aiutarle a superare le criticità puntando su informazione e innovazione. Ci attendono 7 anni fondamentali e ci proponiamo di continuare a far crescere il nostro territorio come siamo riusciti a fare fino ad oggi”.

Visit Study alle Cantine “Apulia” di Stornara

Nell’ambito del workshop incentrato sul tema “Agricoltura multifunzionale-Il futuro dell’ambiente rurale e le opportunità per le imprese”, si è svolta sabato 17 ottobre la “Study visit” a Stornara, con il tour didattico all’interno della Cantina “Apulia”, al quale hanno partecipato studenti e giovani imprenditori agricoli che hanno potuto così osservare da vicino alcune fase di lavorazione del vino. La Cantina “Apulia” nasce nel 1983 ad opera di 16 viticoltori, con la missione di valorizzare la produzione locale dell’uva e del vino. Risale al 1986 la prima vendemmia. I vitigni coltivati sono il Montepulciano, Sangiovese, Merlot, Chardonnay, Trebbiano e Moscato, ma la regina del territorio rimane l’Uva di Troia, vitigno autoctono che evoca nel nome storie e miti dell’antico mediterraneo.

Oggi, a distanza di oltre 30 anni, la Cantina “Apulia” è una realtà che unisce 220 soci-produttori e produce ogni anno 15mila quintali di uva, 150mila litri di mosto e vino. Quasi l’intera produzione è appannaggio di un solo grande cliente della Cantina Apulia, una grande industria di trasformazione di Faenza, che utilizza il mosto proveniente da Stornara anche come base per l’aceto balsamico, prodotti farmaceutici, cosmetici. Solo il 15 per cento della produzione è destinato all’imbottigliamento in loco. Bottiglie, Pet (contenitori in plastica) e “BaginBox” col vino della cooperativa di Stornara distribuito lungo tutta la dorsale adriatica, prevalentemente dalle Marche alla Puglia, ma anche in Calabria. Gli ospiti hanno potuto visitare gli stabilimenti e vedere all’opera i moderni macchinari attraverso i quali l’uva, grazie a un processo produttivo per larga parte computerizzato, si trasforma in prodotto finito.

Al Nero di Troia, la Cantina “Apulia” ha dedicato un prodotto di punta che prende il nome da personaggi della mitologia classica. Il “Paride”, ad esempio, è un rosato che si ispira proprio alle origini dell’Uva di Troia, ai miti dell’antica Grecia e ai navigatori greco-micenei che, attraversando il mare che separa la Grecia dalla Puglia, portavano con loro anche un’uva celebre per il nettare “divino” che se ne ricavava.