Il 6 Novembre 1992 veniva ucciso a Foggia Giovanni Panunzio, imprenditore edile.

La storia di Giovanni Panunzio è nota: un costruttore che ha deciso di ribellarsi e rompere il silenzio che esisteva in quegli anni nel suo settore, uno dei più discussi e poco trasparenti della città. A Foggia la criminalità organizzata controllava pesantemente il settore dell’edilizia, in cui continua tutt’oggi a infiltrarsi.

Tanti conoscono la storia di Panunzio, ma sono ancora pochi quelli che seguono il suo esempio e denunciano.

Sicuramente sono stati fatti tanti passi avanti e c’è un’attenzione particolare al tema del racket delle estorsioni, soprattutto da parte delle istituzioni e del mondo dell’associazionismo.

Ma c’è ancora tanto da fare. Non si può abbassare la guardia contro una criminalità che continua a “fare affari” e che proprio di recente ha ripreso a sparare e a compiere attentati.

In questo quadro l’unica soluzione è organizzarsi, mettere insieme le forze di tutti coloro che vogliono reagire sempre più fortemente alle catene costruite dalla criminalità e che bloccano la crescita e lo sviluppo del territorio.

C’è bisogno di una rete vera, un’unione che produca fatti e opere concrete, partendo dal riutilizzo sociale dei beni confiscati, dalla richiesta di trasparenza e di lotta alla corruzione all’interno di tutte le amministrazioni pubbliche. Non c’è più spazio per indecisioni o errori. Bisogna scegliere nettamente da che parte stare e canalizzare le energie verso la costruzione dell’antimafia sociale, ognuno con le proprie modalità, evitando spaccature e polemiche su questi temi.

L’esempio di Giovanni Panunzio è il faro da seguire e la memoria della sua vita e della sua ribellione al sopruso del malaffare è profondamente radicata nelle nostre attività, l’unico modo che conosciamo per rendere vivo il ricordo di Giovanni e di tutte le vittime innocenti delle mafie.

  • rassegnato

    Se lo stato non metterà pene severe e certe penso che saranno pochi a prendere esempio da Giovanni Panunzio