Il bilancio dell’incontro tra l’Amministrazione Comunale e le mamme per parlare della questione mensa scolastica si conclude con un nulla di fatto. L’incontro parte con le “spiegazioni” di Loredana Lepore, capogruppo della Cambiamento in consiglio, e Antonio Lionetti, Assessore all’ambiente; assente, per questioni di salute, il Sindaco Metta. Le spiegazioni riguardano quanto si è diffuso sul web, attraverso un video in cui si riprendeva ciò che affermava il Metta oppositore («i nostri bambini mangiano merda», ndr).

Si comprende fin dalle prime battute che non sarà un incontro pacato, già da quando dopo pochi minuti, il già candidato Sindaco Gerardo Bevilacqua, nostrano “Ribellione”, irrompe con invettive e urla all’indirizzo di Lepore e Lionetti.

LE MAMME CONTESTANO… – Aperti gli interventi del pubblico le mamme contestano in primis la mancanza all’incontro del Sindaco e dell’assessore alla Cultura (e istruzione) Giuliana Colucci. Inoltre non condividono la scelta di prorogare a Ladisa in attesa del bando.

“PROTESTATE PRIMA” – E’ intervenuta anche la dirigente scolastica Giustina Specchio, che ha spiegato come funziona il “tempo pieno” e la quindi necessaria mensa. Inoltre ha esortato le mamme ad un impegno sul fronte mensa che duri l’intero anno e che non si limiti all’inizio della mesa o alle proteste in itinere.

PROROGA SCELTA OBBLIGATA – «La proroga a Ladisa è stata per l’amministrazione una scelta obbligata in attesa del bando, lo prevede la legge», afferma la Lepore. «Non si sarebbe potuto procedere ad un affidamento diretto – prosegue -, poiché per legge sono vietati gli affidamenti per somme oltre i 40mila euro». «L’ARPA  – fa eco Lionetti – ci ha rassicurato sulla salubrità dell’aria in Zona Industriale. Tuttavia ci sarà un monitoraggio costante».

NESSUNA NOVITA’, CON UN PIZZICO DI DELUSIONE – Le mamme sono arrabbiate, l’amministrazione sicura di aver fatto la scelta giusta. L’incontro non porta ad alcuna soluzione di compromesso, ma si riduce ad una informativa dell’amministrazione e ad una protesta dei genitori. Oltre qualche urlo di troppo resta l’amaro in bocca di chi dice «noi vi abbiamo votati e ora siamo delusi».